Una Chiesa Madre piena, ordinata, raccolta nel silenzio. Marsala ha dato oggi l’ultimo saluto ad Antonino Fortunato, vittima del tornado del 9 ottobre. Accanto alla moglie Mariella e ai figli Vincenzo e Katia si sono stretti cittadini, autorità, uomini e donne delle forze dell’ordine. Presenti i sindaci di Marsala e Petrosino e il presidente della Regione Renato Schifani.
A celebrare i funerali è stato il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Angelo Giurdanella. Ma durante la cerimonia sono state soprattutto le parole rivolte alla famiglia a raccontare cosa ha significato questa morte per una comunità ancora ferita dal tornado.
«Antonino era anche il padre di tutti noi»
Uno dei momenti più intensi è arrivato quando una poliziotta del Commissariato di Marsala ha letto una lettera scritta dai colleghi.
Il figlio di Antonino, Vincenzo, è infatti un commissario di Polizia. E proprio da questo legame è nato un messaggio che ha allargato l’abbraccio della famiglia a quello di un intero corpo dello Stato.
«Antonino, come tutti i nostri genitori, apparteneva a quella silenziosa schiera di persone che giurano fedeltà alla Repubblica aspettando il proprio figlio a pranzo o a cena, rinunciando alla sua presenza perché impegnato in servizio, avendo paura per lui».
Dietro ogni poliziotto, è stato ricordato, c’è sempre qualcuno che aspetta e che prega.
«La nostra divisa non la veste soltanto chi la indossa, ma anche i suoi familiari».
E poi il pensiero direttamente a Vincenzo: «Vogliamo che sappia che il suo dolore è anche il nostro».
La lettera si è chiusa con un ringraziamento ad Antonino «per aver accettato con pazienza e orgoglio la divisa di suo figlio, amandolo e sostenendolo nella scelta di servire lo Stato».
E con una frase che ha commosso la chiesa: «Grazie Antonino per essere stato, senza saperlo, anche il padre di tutti noi».
Patti: «Le case si riparano, la vita non torna indietro»
Ha preso poi la parola la sindaca di Marsala Andreana Patti.
«Sono qui insieme a una comunità che si stringe a voi. Vi porto un abbraccio sincero. Siamo qui con il cuore colmo di tristezza».
La sindaca ha raccontato anche il peso istituzionale e umano di questi giorni:
«Quando diventi sindaco ti dicono che devi essere pronto a tutto. Ma questo non lo avrei mai immaginato».
Il pensiero è tornato alla mattina del 9 ottobre. Doveva essere una giornata di festa, quella dedicata ai nonni. Antonino Fortunato era in auto con la moglie proprio per raggiungere la scuola.
Poi il tornado.
«La furia del tornado ha devastato la città in una giornata di festa per i nonni che si è trasformata in un incubo».
E la sindaca ha ricordato la differenza tra ciò che può essere ricostruito e ciò che non potrà esserlo:
«Le case si possono riparare, le strade ricostruire. La vita persa non torna indietro».
«Non cediamo alla paura»
Patti ha poi trasformato il ricordo di Antonino in un appello alla città.
«A nome di Nino Fortunato, non cediamo alla paura».
E ancora: «Il destino di ciascuno è legato al destino di tutti. Dobbiamo pensare e agire come comunità, non soltanto nelle tragedie, ma anche quando dobbiamo decidere il nostro futuro».
Infine il ricordo di quella mattina e dell’auto investita dal vortice.
La sindaca ha reso omaggio ad Antonino, ricordando come con il proprio corpo abbia fatto da scudo alla moglie durante l’impatto.
«La città non dimenticherà».