×
 
 
17/10/2026 20:08:00

Insolito Marsala 2026, il bilancio: vino, turismo e una rete che prova a crescere

Cinque giorni tra Marsala e Favignana, bottiglie che hanno attraversato quasi due secoli di storia, studenti arrivati da diversi Paesi, produttori, giornalisti, università e professionisti dell’ospitalità. La terza edizione di Insolito Marsala si è chiusa con l’ambizione che accompagna il progetto fin dall’inizio: mettere insieme mondi che normalmente si parlano poco e provare a costruire attorno al vino qualcosa che vada oltre il vino.

È questo il bilancio tracciato dagli organizzatori dell’edizione 2026, svoltasi dal 30 settembre al 4 ottobre nella Sicilia occidentale.

«Insolito è un progetto che nasce dalla curiosità e dal desiderio di mettere insieme mondi che spesso non si incontrano. Marsala è stato un luogo di confronto tra professionisti, produttori, giovani e ospiti internazionali», spiega Giulia Triani, organizzatrice della manifestazione.

La formula rimane quella del boutique event: numeri non necessariamente giganteschi, ma appuntamenti costruiti attorno alla qualità degli ospiti, delle esperienze e soprattutto delle relazioni.

 

Il filo conduttore del tempo

 

Il tema scelto quest’anno era il tempo. E il tempo, quando si parla di vino, offre parecchio materiale.

A Palazzo Florio di Favignana la mostra “Il tempo sul muro. Storia del calendario”, organizzata in collaborazione con Mercanteinfiera, ha fatto da apertura ideale al racconto.

A Marsala il tempo è finito invece direttamente nei bicchieri.

Con “Fuori dal tempo” sono stati degustati Barolo d’annata dal 1937 al 1967. “I vini del Porto” ha proposto un viaggio attraverso 18 bottiglie di grandi vini fortificati, collegando idealmente Marsala, Porto, Jerez e Madeira.

Il punto più lontano del viaggio nel passato è stato un Marsala Florio del 1840. Una bottiglia che, da sola, ha visto passare Regno delle Due Sicilie, Unità d’Italia, due guerre mondiali e parecchie mode enologiche.

 

I vini che raccontano guerre e confini

 

Tra gli appuntamenti più particolari anche “Wine of Silence”, conferenza-degustazione con Roberto Cipresso.

Un progetto costruito attorno ai vini provenienti da Ucraina, Armenia e Iran, utilizzati come strumenti per raccontare territori, identità, conflitti e resilienza.

Una scelta che ha portato il festival fuori dalla semplice degustazione tecnica, mettendo il vino dentro questioni più grandi: cultura, geopolitica, memoria e libertà.

Tra gli esperimenti più curiosi dell’edizione anche il temporary wine shop ospitato da Ottica Polaris, uno dei tentativi di portare le bottiglie fuori dai tradizionali luoghi di vendita.

 

Marsala e Bordeaux parlano di enoturismo

 

Una parte importante di Insolito è stata dedicata alla formazione.

Le giornate di Wine & Hospitality 3.0 hanno messo insieme esperienze siciliane e internazionali.

Lluís Tolosa, autore della guida dei vini de La Vanguardia, ha raccontato nuovi modelli di commercio enologico. Élodie Gratuze della Cité du Vin di Bordeaux si è confrontata con Baglio Oneto sul rapporto tra vino e costruzione di una destinazione turistica.

Il punto è uno dei temi irrisolti del territorio marsalese: avere un vino conosciuto nel mondo non significa automaticamente essere una destinazione enoturistica capace di trasformare quel patrimonio in economia, servizi e soggiorni.

Ed è proprio su questo terreno che Insolito prova a lavorare.

 

Intelligenza artificiale, giornalismo e nuovi linguaggi

 

Nel programma hanno trovato spazio anche tecnologia, sostenibilità, progettazione delle esperienze turistiche e nuovi modelli di ospitalità.

Sono intervenuti, tra gli altri, Michael Cohen, Carlos Lugo, Susan Springsteen e Scott Eddy, insieme a Local Way.

La collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia ha invece portato a Marsala il confronto sull'intelligenza artificiale applicata al giornalismo e sui nuovi linguaggi utilizzati per raccontare territori, cibo e vino.

Un tema ormai inevitabile: capire come usare l'intelligenza artificiale senza lasciare che sia l'intelligenza artificiale a raccontare tutto al posto nostro.

 

Gli studenti internazionali e le “Città del vino”

 

Uno degli appuntamenti considerati più riusciti dagli organizzatori è stato “Le città del vino”, ospitato da Baglio Oneto e realizzato insieme al master internazionale WINTOUR.

Studenti provenienti da diversi Paesi e giovani professionisti si sono confrontati con rappresentanti dell’Università di Palermo e con alcune delle principali realtà del vino siciliano.

Hanno partecipato Assovini Sicilia, Movimento Turismo del Vino Sicilia, Generazione Next e le cantine Donnafugata, Fina e Pellegrino.

Al centro del confronto il futuro dell’enoturismo, il ruolo delle città del vino e soprattutto quello delle nuove generazioni.

Perché se il vino siciliano vuole parlare ai turisti di domani, non può continuare a utilizzare soltanto i linguaggi di ieri.

 

Dalle degustazioni a Palazzo Fici al “Sabato in fermento”

 

Accanto alla formazione c'è stata naturalmente la parte conviviale.

Degustazioni a Palazzo Fici, incontri tra vini siciliani e grandi prodotti italiani, la serata “Sabato in fermento” nella cantina di Fabio Ferracane e il momento di networking organizzato da Firriato a Paceco.

Cantine, ristoranti, produttori e strutture ricettive hanno messo a disposizione competenze e luoghi, creando quella rete territoriale che adesso gli organizzatori dicono di voler rafforzare.

Ed è probabilmente questa la partita più interessante dopo la chiusura del festival: capire quanto delle relazioni costruite durante quei cinque giorni riuscirà a rimanere in piedi durante gli altri 360.

 

La prossima sfida: più territorio, arte e cultura

 

«Vorremmo rafforzare il rapporto con le realtà del territorio, dando allo stesso tempo maggiore spazio all’arte e alla cultura. Modi diversi, ancora poco esplorati, per raccontare il cibo, il vino e i luoghi», spiega Marco Pozzali, giornalista e scrittore che ha contribuito all’edizione.

Marsala resta dunque il punto di partenza, ma il progetto guarda sempre di più all’intera Sicilia occidentale e a collegamenti internazionali.

L’obiettivo dichiarato è continuare a sperimentare incroci tra vino, gastronomia, turismo, ospitalità, università e cultura.

 

Dopo tre edizioni, la vera prova comincia adesso

 

Insolito Marsala 2026 si è svolto con il sostegno della Regione Siciliana – Assessorato dell’Agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea, con il patrocinio dei Comuni di Marsala e Favignana e del Libero Consorzio Comunale di Trapani.

Tra i partner anche IRVO – Istituto Regionale del Vino e dell’Olio – Parmigiano Reggiano, H2O Connected, Unione Professionisti, Firriato e Baglio Oneto.

Dopo tre edizioni, però, il dato più interessante non è soltanto quanti eventi siano stati organizzati o quante bottiglie importanti siano state aperte.

La domanda è un’altra: può Marsala diventare davvero una città internazionale del vino e dell’enoturismo, e non soltanto la città che dà il nome a uno dei vini più famosi del mondo?

Insolito prova, nel suo piccolo, a costruire una risposta. E forse il risultato più utile della terza edizione è proprio questo: aver rimesso sul tavolo una domanda che Marsala dovrebbe porsi molto più spesso.