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17/10/2026 06:00:00

La doppia tromba marina di Marsala e le "scie chimiche"

 Alberi sradicati, tetti scoperchiati e raffiche di vento che hanno raggiunto i 250 km/h.

Le due trombe marine di Marsala del 9 ottobre scorso le abbiamo viste tutti. Ne hanno parlato le redazioni locali, la stampa nazionale, i telegiornali e, naturalmente, i social. Ed è lì che, mentre i soccorritori erano ancora al lavoro tra le macerie, oltre alle immagini spaventose dei vortici in azione, cominciavano a girare le foto di alcune scie nel cielo di Marsala, “scie chimiche” considerate responsabili di quello che è accaduto il giorno dopo. In situazioni di questo tipo, il ricorso al complotto non è una novità. E’ successo in passato e purtroppo continuerà a succedere anche in futuro.


Ma smontare queste convinzioni è sempre più difficile

 

Le spiegazioni di climatologi ed esperti non bastano. Non basta dire che si sia trattato di un fenomeno meteorologico estremo, ma naturale, prodotto dalle correnti fredde del nord che si sono scontrate con l’aria di un mare ancora caldissimo a causa dell’estate. E parlare del  mare più caldo a causa del surriscaldamento globale, di maggiore energia in atmosfera e quindi di fenomeni localizzati molto più violenti, può diventare del tutto inutile per chi è convinto di avere le risposte illuminate.

Dall'altra parte del monitor, la narrazione complottista liquida tutto questo come una “versione ufficiale” per coprire esperimenti militari, confondendo le normali scie di condensazione degli aerei con armi di distruzione di massa o con il cloud seeding (l'inseminazione delle nuvole), una tecnica reale che stimola la pioggia ma che non ha minimamente la potenza fisica per generare mostri meteorologici del genere.

 

Cosa spinge una persona a credere che un tornado possa essere guidato da una regia occulta?

Il complotto rassicura. E i motivi sono più di uno

 

Risponde al bisogno cognitivo di ordine, allontanando l’incertezza e la casualità.

Di fronte a un disastro, la mente cerca una causa che sia proporzionata all'effetto. Alla spiegazione semplice ma casuale, come la “coincidenza di correnti d’aria”, si preferisce una causa complessa ma intenzionale: strutture di potere sovranazionali che, usando le “scie chimiche”, provocano eventi distruttivi.

Il complotto lenisce l’ansia collegata alla consapevolezza che la crisi climatica stia rendendo il pianeta instabile.

Se la colpa è del riscaldamento globale, la soluzione richiede uno sforzo collettivo immenso e incerto. Se invece la colpa è di un gruppo di “cattivi” che spruzzano sostanze chimiche, il problema diventa circoscritto. Paradossalmente, l’esistenza di un grande vecchio malvagio è più rassicurante del caos climatico: basta fermare il cattivo per sistemare le cose.

Credere alla cospirazione offre una potente gratificazione identitaria.

L’individuo non si sente più una vittima impotente degli eventi, ma un “risvegliato”, parte di un’élite che possiede una verità preclusa alla massa ignorante, colpevole di non informarsi su Google e di credere nella scienza ufficiale pagata dai cattivi.

 

Non esiste però un identikit del complottista

 

Spesso si tratta di persone molto intelligenti e capaci, che hanno raggiunto eccellenti risultati in diversi campi. Anche se determinati tratti di personalità e trascorsi emotivi possono contribuire alla loro “formazione”. Alla base può esserci un vissuto di emarginazione e impotenza. Chi sperimenta una cronica mancanza di controllo sulla propria vita (per traumi personali, fallimenti lavorativi o precarietà economica) sviluppa una profonda sfiducia verso le istituzioni. E allora l’orgoglio ipertrofico di appartenere ad una comunità virtuale di “combattenti per la verità” diventa l’ossatura di un narcisismo collettivo in grado di riempire i vuoti. Una volta entrati in questa modalità, scattano i cortocircuiti del pensiero. Il primo è il bias di conferma: notare solo i video che confermano la propria tesi e ignorare il resto; il secondo è l'allergia alla falsificazione: qualsiasi prova contraria diventa la dimostrazione che lo scienziato o il giornalista che la propone è “pagato dai poteri forti” per insabbiare tutto.

La smentita, quindi, non viene rifiutata perché la prova logica non sia chiara, ma perché accettarla avrebbe un costo emotivo e identitario troppo doloroso da pagare.

 

Come se ne esce?

 

La scuola potrebbe investire di più nell’educazione ai meccanismi della manipolazione digitale e alla comprensione del metodo scientifico, creando una barriera protettiva. Se sai già come scattano le trappole cognitive, è molto più difficile cascarci quando ti muovi online.

Attaccare frontalmente o ridicolizzare un complottista serve solo a farlo arroccare sulle sue posizioni. La cospirazione nasce infatti da una ferita emotiva (ansia, paura, senso di impotenza), per cui l’approccio migliore non può prescindere dal validare l’emozione di fondo per poi decostruire, con calma e senza condiscendenza, la logica della tesi alternativa.

Inoltre, se il complottismo fiorisce nel vuoto della sfiducia, la risposta a lungo termine non può essere solo scientifica, ma politica e sociale. Sarebbe bene che gli enti locali, la comunità scientifica e l’informazione tornassero ad essere trasparenti, accessibili e presenti sul territorio, offrendo risposte chiare e scadenze certe, specialmente durante la gestione delle emergenze.

 

Quando i complottisti digitano la loro rabbia dopo il disastro di Marsala, non stanno parlando di meteorologia. Al di là dei toni usati, stanno esprimendo il loro profondo disorientamento di fronte a una natura che sta cambiando sotto i nostri occhi e che fa sempre più paura. Forse, accogliendo quella paura, e incanalandola verso una reale consapevolezza, sarà possibile sbiadire lo schermo dei complotti e iniziare a proteggere davvero il nostro ambiente.

 

Egidio Morici



Meteo | 2026-10-17 06:00:00
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La doppia tromba marina di Marsala e le "scie chimiche"

 Alberi sradicati, tetti scoperchiati e raffiche di vento che hanno raggiunto i 250 km/h. Le due trombe marine di Marsala del 9 ottobre scorso le abbiamo viste tutti. Ne hanno parlato le redazioni locali, la stampa nazionale, i telegiornali e,...