La Festa dell’Unità deve ancora cominciare, ma nel Partito Democratico trapanese l’unità è già il principale terreno di scontro.
Alla vigilia dell’appuntamento provinciale emergono malumori che le riunioni interne non riescono più a contenere: il rapporto con Sud chiama Nord dopo l’accordo nazionale con il centrodestra, la permanenza negli assetti di governo locali, la costruzione della lista per le Regionali. E, sopra ogni cosa, una contestazione sul metodo con cui viene guidato il partito.
A rendere pubblica la frattura è Valentina Villabuona, presidente dell’assemblea provinciale. Annuncia che non parteciperà alla Festa, denuncia il mancato coinvolgimento degli organismi collegiali e rivela di interrogarsi sulla possibilità di lasciare l’incarico.
Una presa di posizione che porta il conflitto direttamente dentro l’appuntamento chiamato a rappresentare la comunità democratica.
Villabuona: «Il mio nome inserito nonostante il rifiuto»
A provocare l’intervento è stata, spiega Villabuona, la presenza del suo nome nel comunicato di presentazione della manifestazione, con il compito di illustrarne il programma. Un ruolo che sostiene di non avere accettato, avendo già comunicato la decisione di non partecipare per dissenso su metodo e contenuti.
«Non intendo, ancora una volta, prestare il mio volto alla rappresentazione di un’unità che non esiste nei fatti, ma che fa comodo raccontare all’esterno», afferma.
La critica investe direttamente il funzionamento del PD provinciale. Villabuona descrive un partito nel quale le scelte sarebbero assunte da una cerchia ristretta, mentre agli altri verrebbe chiesto soltanto di condividerle o rappresentarle pubblicamente.
La Festa, nella sua lettura, è l’espressione di un problema più ampio: organismi collegiali privati del proprio ruolo e partecipazione ridotta a una richiesta di adesione a decisioni già prese.
Giovani, donne e il nodo della gestione unitaria
Nel merito del programma, la presidente segnala l’assenza dei Giovani Democratici e di uno spazio dedicato alle Democratiche e all’agenda femminista. Rivolge invece un ringraziamento alle volontarie e ai volontari, riconoscendone l’impegno anche quando, denuncia, non vengono coinvolti nelle scelte.
Ma il passaggio più politico riguarda il congresso e la decisione di costruire una guida unitaria, affidando il partito a chi negli anni precedenti era stato minoranza. Una scelta che Villabuona rivendica come gesto di responsabilità, finalizzato alla pacificazione, e che oggi ritiene non adeguatamente riconosciuto.
Respinge soprattutto la narrazione di chi sostiene di avere restituito dignità al PD provinciale: «Il nostro partito non ha mai perso la propria dignità».
Un’affermazione che difende il lavoro delle precedenti gestioni e rende evidente quanto restino aperte le divisioni che l’accordo congressuale avrebbe dovuto ricomporre.
Sud chiama Nord, l’accordo romano pesa sui territori
Alla frattura interna si aggiunge il problema delle alleanze. Il rapporto con Salvatore Quinci e con Sud chiama Nord deve fare i conti con il nuovo quadro nazionale: il movimento di Cateno De Luca ha confermato l’intesa con il centrodestra per le Politiche, rivendicando però libertà di movimento in Sicilia.
Alla Camera è stata inoltre costituita la componente di Sud chiama Nord nel gruppo Misto, con Francesco Gallo, Manlio Messina e Luca Sbardella. De Luca continua a prospettare per la Regione un progetto autonomo, capace di raccogliere consensi e adesioni oltre i confini degli schieramenti.
Per il PD, tuttavia, la distinzione tra accordi nazionali e intese territoriali diventa sempre più difficile da sostenere senza una spiegazione politica.
Secondo le indicazioni che filtrano dal dibattito interno, dal livello nazionale arriverebbe un orientamento a prendere le distanze dal movimento. Un indirizzo che, se formalizzato, imporrebbe una verifica delle collaborazioni nel Trapanese, a partire dal Libero Consorzio e dall’amministrazione di Marsala.
Battaglia rinvia alla direzione, il caso Raccagna resta aperto
La segreteria provinciale riunita giovedì sera non avrebbe sciolto questi nodi. La segretaria Valeria Battaglia si sarebbe riservata di convocare la direzione, rinviando a quella sede le decisioni.
Nel confronto sarebbe emerso anche il tema della permanenza di Ernesto Raccagna alla vicepresidenza del Libero Consorzio. Secondo le ricostruzioni della riunione, il deputato regionale Dario Safina avrebbe espresso un orientamento favorevole alla sua uscita dall’incarico.
Sullo sfondo, la presa di distanza di Controcorrente e il tema delle conseguenti dimissioni di Laura Barone.
Si tratta di passaggi che attendono un chiarimento politico formale. La questione, però, è già posta: quale comportamento deve tenere il PD nelle amministrazioni in cui condivide responsabilità con forze dalle quali potrebbe scegliere di prendere le distanze?
Le Regionali e la partita della lista
Il confronto sugli incarichi si intreccia con quello sulle candidature regionali.
Il nome di Raccagna viene indicato, nel dibattito interno, come una possibile candidatura per l’area di Partanna e della Valle del Belìce. Secondo le indiscrezioni, questa ipotesi incontrerebbe le resistenze di Safina.
È uno dei punti più delicati dello scontro: la composizione della lista, la rappresentanza dei territori e gli equilibri tra i candidati.
Il rischio politico è che ogni scelta venga letta attraverso la competizione per le preferenze, rendendo ancora più difficile distinguere le valutazioni sulle alleanze dagli interessi elettorali dei singoli.
Marsala apre il confronto, Villabuona valuta l’uscita
A Marsala, intanto, la segretaria comunale Linda Licari ha convocato per lunedì la segreteria. Il percorso annunciato prevede poi una direzione e un’assemblea del partito, per consentire un confronto più ampio sul posizionamento politico e sulle sue conseguenze amministrative.
È anche al circolo marsalese che Villabuona guarda quando chiede una riflessione sulle difficoltà del PD, nonostante la vittoria elettorale richiamata nel suo intervento.
E proprio la distanza tra il ruolo formale degli organismi e il loro peso effettivo la porta a mettere in discussione la propria permanenza alla presidenza dell’assemblea provinciale.
Le dimissioni non sono annunciate come una decisione già assunta. Sono però una possibilità dichiarata pubblicamente, accompagnata da una contestazione netta: «La responsabilità di tenere unito un partito non può trasformarsi nell’obbligo di legittimare un metodo che ne mortifica la vita democratica».
Alla Festa dell’Unità il PD trapanese arriva dunque con una richiesta di chiarezza che riguarda insieme alleanze, candidature e democrazia interna.
Villabuona la riassume nella frase che chiude il suo intervento e che adesso pesa sull’intero gruppo dirigente: «L’unità non si proclama, non si esibisce e non si scrive sul manifesto di una Festa. L’unità si pratica».