Mentana: "Il futuro del giornalismo passa dal locale"
Come si tiene in piedi un giornale, oggi? E quale informazione potrà resistere in un mondo nel quale le notizie arrivano ovunque, in pochi secondi, mentre algoritmi e piattaforme cambiano continuamente le regole? Sono alcune delle questioni al centro del colloquio tra Giacomo Di Girolamo, direttore di Tp24 e vicepresidente dell’Anso, a Enrico Mentana, direttore del Tg La7 e fondatore di Open, grazie all'iniziativa di Michele Pinto, presidente di Anso.
L’incontro si è svoltoa Roma, durante l’assemblea dell’Associazione nazionale della stampa online, ospitata da Meta, la società di Facebook e Instagram, negli spazi di Binario F, vicino alla stazione Termini. Un confronto tra chi guida una testata radicata nel territorio e chi affianca all’esperienza televisiva quella dell’editoria digitale.
Mentana ha descritto un settore in difficoltà, nel quale la trasformazione tecnologica si intreccia con una domanda molto concreta: come finanziare il lavoro delle redazioni senza comprometterne l’autonomia?
«È illusorio che tutti possano sopravvivere con gli introiti dai lettori», ha osservato. Gli abbonamenti possono essere una parte della risposta, ma non rappresentano una soluzione universale. Resta il peso della pubblicità, insieme ai condizionamenti che possono accompagnarla. Mentana ha richiamato anche quella «zona grigia di servizi compiacenti» che pone un problema di credibilità dell’informazione.
La sua diagnosi è severa: il giornalismo attraversa una «fase pre agonica». Agli editori spetta trovare forme di sostenibilità capaci di garantire continuità alle testate e risorse al lavoro giornalistico.
Nel dialogo con Di Girolamo, il direttore del Tg La7 ha indicato però una prospettiva precisa: il rapporto con i territori e con le comunità.
«Resisterà solo ciò che è local e può diventare Glocal», ha detto. E ancora: «La dimensione locale è fondamentale perché il giornalismo si nutre di storie locali. Questa è la linea di sopravvivenza». Una possibilità che richiede solidità: le esperienze locali interessanti, da sole, non bastano se restano fiammate senza un progetto editoriale ed economico duraturo.
Per una testata territoriale, questa riflessione riguarda il lavoro quotidiano: seguire un consiglio comunale, verificare una segnalazione, raccontare ciò che accade in una scuola o in un ospedale, conoscere le persone e chiedere conto delle decisioni pubbliche. È un terreno che riguarda direttamente anche Tp24 e il suo impegno in Sicilia occidentale.
Un altro passaggio ha riguardato la radicalizzazione del dibattito sui social. «Si è perso il valore delle testate in quanto tale», ha sostenuto Mentana, descrivendo un ambiente nel quale prevalgono divisioni e contrapposizioni: «È tutto bianco o nero».
Una dinamica che, nella sua analisi, investe anche i talk show, spesso trasformati in scontri o parate. A guadagnare spazio sono le personalità e la loro esposizione, mentre diventa più difficile riconoscere il valore del lavoro collettivo di una redazione. «In un mondo che cambia la sfida è tra solisti più che tra orchestre», ha osservato.
A rendere ancora più incerto lo scenario c’è l’intelligenza artificiale. Mentana ha evitato previsioni rassicuranti: «Noi stiamo navigando a vista». Il passaggio agli smartphone ha già modificato profondamente il rapporto tra cittadini e informazione; gli effetti dei nuovi strumenti sono ancora difficili da prevedere.
La questione riguarda anche chi comincia questa professione: «I giovani giornalisti. Come si formano quando puoi avere informazioni in pochi secondi?». Una domanda che lascia aperto il nodo della formazione: imparare a cercare, verificare e comprendere i fatti, mentre ottenere un testo diventa sempre più facile.
Dal confronto emerge così una sfida concreta per l’informazione locale: costruire giornali economicamente sostenibili e capaci di mantenere un rapporto di fiducia con i lettori. La presenza sul territorio offre una possibilità. Trasformarla in un futuro per le redazioni resta il lavoro da fare.
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