L'influenza quest'anno arriva prima. Ed è diversa dalle altre, ecco perché
L’influenza quest’anno potrebbe bussare alla porta prima del solito. I primi segnali arrivano da diversi punti dell’emisfero settentrionale: negli Stati Uniti occidentali e nel Regno Unito la percentuale di tamponi positivi è insolitamente alta per questo periodo, mentre in Giappone alcuni focolai comparsi già tra agosto e settembre hanno portato perfino alla chiusura temporanea di alcune scuole.
Non significa che ci aspetti necessariamente un inverno peggiore degli altri. Ma qualcosa, spiegano gli esperti, merita di essere seguito con attenzione. E soprattutto potrebbe diventare meno conveniente aspettare troppo prima della vaccinazione antinfluenzale.
Il virus che sta circolando di più è l’H1N1
A richiamare l’attenzione sulla situazione è stata anche Nature, che il 6 ottobre ha raccolto i primi dati disponibili sulla stagione 2026-2027.
Negli Stati Uniti il virus individuato nella grandissima maggioranza dei primi campioni positivi è l’influenza A H1N1, mentre durante la stagione precedente aveva dominato soprattutto l’H3N2.
Scott Hensley, virologo dell’Università della Pennsylvania, ha spiegato che, se l’aumento osservato sulla costa occidentale americana dovesse proseguire con lo stesso ritmo, ci troveremmo davanti a una stagione partita con un anticipo davvero insolito.
La cautela però è d’obbligo: i campioni disponibili sono ancora pochi rispetto a quelli che vengono analizzati durante il picco invernale.
Come osserva James Hay, epidemiologo dell’Università di Oxford, un inizio anticipato non significa automaticamente un’epidemia più grave.
La mutazione G155E
A interessare maggiormente i ricercatori è però una mutazione comparsa in alcuni virus H1N1, indicata con la sigla G155E.
Il gruppo guidato dal virologo Jesse Bloom, del Fred Hutchinson Cancer Center di Seattle, ha studiato la capacità degli anticorpi presenti nel sangue di riconoscere numerosi virus influenzali circolanti nel 2026.
I risultati indicano che alcuni ceppi H1N1 appartenenti al sottoclade D.3.1.1 e caratterizzati dalla mutazione G155E vengono neutralizzati meno efficacemente dagli anticorpi già presenti nella popolazione. Il fenomeno sembra essere particolarmente evidente in alcuni adolescenti e giovani adulti.
Non significa che il nuovo virus sia improvvisamente diventato “invisibile” al sistema immunitario. Significa, più semplicemente, che una parte della popolazione potrebbe avere una protezione meno efficace nei suoi confronti.
Ed è esattamente quello che i virus influenzali fanno da sempre: cambiano.
Anche il Giappone vede crescere la variante
Un altro elemento arriva proprio dal Giappone.
I dati pubblicati dall’istituto nazionale giapponese per le malattie infettive mostrano che, tra i virus H1N1 analizzati nel 2026, il sottoclade D.3.1.1 è diventato predominante e che la presenza della mutazione G155E è cresciuta rapidamente: ad agosto era stata riscontrata in circa il 90 per cento dei virus esaminati.
È uno dei motivi per cui i virologi stanno osservando con particolare attenzione le prossime settimane.
E in Italia?
Qui bisogna evitare di trasferire automaticamente in Sicilia ciò che sta accadendo a Seattle o a Tokyo.
Al 16 ottobre, infatti, in Europa non siamo ancora davanti a un’ondata influenzale.
L’ultimo aggiornamento dell’ECDC, pubblicato proprio oggi, segnala che nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo la circolazione dell’influenza e del virus respiratorio sinciziale resta ancora su livelli bassi.
Dunque, al momento, nessuna “epidemia anticipata” in Italia.
Ma quello che accade negli altri Paesi è importante perché spesso permette di capire in anticipo quali virus potrebbero circolare maggiormente nei mesi successivi.
Quando fare il vaccino
Il Ministero della Salute ha già pubblicato le raccomandazioni per la stagione influenzale 2026-2027.
La vaccinazione è indicata a partire dai sei mesi di vita ed è raccomandata in particolare alle categorie considerate più vulnerabili: persone con almeno 60 anni, bambini tra sei mesi e sei anni, donne in gravidanza, operatori sanitari e persone affette da patologie che aumentano il rischio di complicazioni.
La campagna vaccinale può iniziare dall’inizio di ottobre e il Ministero raccomanda comunque di offrire il vaccino anche successivamente, nel corso della stagione.
Ed è proprio il possibile anticipo dell’influenza a riaprire la discussione sul momento migliore per vaccinarsi.
Il vaccino funzionerà contro questa variante?
È probabilmente la domanda principale.
I vaccini influenzali vengono preparati molti mesi prima dell’inverno, sulla base dei virus che gli esperti ritengono più probabile incontrare nella stagione successiva. Nel frattempo, però, il virus continua a cambiare.
Per questo può capitare che il vaccino non sia perfettamente sovrapponibile al ceppo che poi diventa dominante.
La variante H1N1 con mutazione G155E presenta alcune differenze rispetto al ceppo utilizzato per il vaccino 2026-2027 e i primi studi mostrano una riduzione della capacità di alcuni anticorpi di neutralizzarla. È però troppo presto per concludere che il vaccino sia inefficace.
Anche quando la corrispondenza tra vaccino e virus non è perfetta, infatti, la vaccinazione può continuare a ridurre soprattutto il rischio di malattia grave e complicazioni.
Insomma, niente allarme. Ma meglio non arrivare tardi
Il punto, per adesso, è questo.
Ci sono segnali internazionali di una stagione influenzale partita prima del consueto e c’è una variante H1N1 che gli scienziati stanno seguendo con attenzione.
In Italia e in Europa l’influenza, invece, circola ancora poco.
Sono due informazioni che non si contraddicono: semplicemente fotografano momenti diversi della stessa stagione.
E se davvero quest’anno il virus decidesse di anticipare l’appuntamento, potrebbe essere il caso di non fare come con i regali di Natale: aspettare sempre l’ultimo momento.
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