Il problema ha una scadenza ravvicinata: il 31 ottobre, con la fine delle risorse.
E senza il contributo dei medici gettonisti negli ospedali della provincia di Trapani inizieranno tutta una serie di difficoltà. Da quel momento, senza una soluzione capace di sostituire le ore di assistenza oggi garantite, il rischio è di ritrovare i Pronto soccorso con ulteriori vuoti nei turni.
Una prospettiva che impone all’Asp di chiarire come intenda assicurare la continuità del servizio.
Il punto non è difendere il ricorso alle cooperative come modello permanente. È capire che cosa accadrà dopo la loro uscita, mentre il reclutamento ordinario fatica a dare risposte sufficienti.
Perché tra la pubblicazione di un concorso e l’effettivo ingresso di un medico in corsia c’è una distanza che gli ospedali non possono coprire soltanto con la disponibilità di chi già lavora.
Le selezioni e i posti che restano scoperti
La criticità segnalata nel Trapanese è proprio questa: concorsi e avvisi non riuscirebbero ad attirare un numero di professionisti adeguato al fabbisogno. Una difficoltà che rende insufficiente il semplice elenco delle procedure avviate.
Ai cittadini serve sapere quanti medici prenderanno effettivamente servizio, in quali strutture e con quali tempi.
La domanda riguarda soprattutto la tenuta dei Pronto soccorso. Se il personale reclutato non basta a compensare quello in uscita, occorre individuare subito una soluzione transitoria. Aspettare che la scadenza si trasformi in emergenza significherebbe restringere ulteriormente il margine delle scelte.
E significherebbe mettere a rischio il diritto di accesso alle cure dei cittadini.
Messina, una gara da quasi 8,5 milioni
Un termine di confronto arriva dalla stessa Sicilia. L’Asp di Messina ha predisposto una procedura aperta per l’affidamento del servizio di assistenza medica specialistica nei propri ospedali, con una base di gara complessiva di 8 milioni e 489 mila euro e una durata prevista di dodici mesi. È il secondo anno che si procede in deroga.
I cinque lotti comprendono il Pronto soccorso di Barcellona Pozzo di Gotto, quelli di Milazzo, Patti, Sant’Agata di Militello, Mistretta, Taormina e Lipari, oltre ai servizi di Anestesia e rianimazione, Ortopedia e traumatologia e Cardiologia.
Nel Veneto un intervento di tre mesi
Un secondo esempio è ancora più recente. Con l’avviso del 2 ottobre 2026, l’Ulss 4 Veneto Orientale ha avviato un’indagine di mercato per individuare gli operatori da invitare a una procedura negoziata per servizi medici a supporto dei Pronto soccorso di San Donà di Piave e Portogruaro.
Anche qui si è al terzo anno di rinnovo.
All’Asp servono scelte e tempi certi
Questi atti non dimostrano che ogni soluzione sia automaticamente trasferibile a Trapani. Dimostrano però che altre aziende sanitarie hanno avviato procedure per affrontare la carenza di medici ricorrendo anche a servizi esterni.
È su questo terreno che all’Asp di Trapani si chiede più coraggio: valutare gli strumenti utilizzabili, motivare le decisioni e assumersi la responsabilità di un piano verificabile.
Se esistono ostacoli, vanno spiegati. Se ci sono alternative, vanno rese operative prima della scadenza. Il 31 ottobre non può diventare il giorno in cui cominciare a cercare una risposta.
I cittadini devono sapere come sarà garantita l’assistenza; i medici devono poter contare su un’organizzazione che non chieda loro, ancora una volta, di fare gli eroi.
All’Asp di Trapani serve adesso il coraggio di assumersi la responsabilità delle scelte, valutando fino in fondo gli spazi per eventuali deroghe consentite dalla normativa.
Perché se il ricorso ai gettonisti è nato per fronteggiare un’emergenza, quella del Covid, bisogna chiedersi su quali basi si possa considerarla superata: i medici continuano a mancare nelle corsie dei Pronto soccorso e le difficoltà di reclutamento restano.
La scadenza dei contratti non coincide con la fine del bisogno di assistenza.
Prima di rinunciare a quel personale, occorre dunque spiegare chi ne prenderà il posto e come saranno coperti i turni.
La vera domanda è questa: chi garantirà i Livelli essenziali di assistenza? E chi ci metterà la faccia davanti a cittadini esasperati da attese sempre più lunghe?
Non si può lasciare che a rispondere siano soltanto i sanitari in servizio, chiamati a sostenere carichi crescenti e a fronteggiare anche la rabbia degli utenti.
La responsabilità di organizzare e garantire le cure deve restare in capo a chi ha il compito di decidere.