×
 
 
19/10/2026 06:00:00

Blocco dei tir in Sicilia, primi scaffali vuoti anche nel Trapanese. Bus a rischio

I primi scaffali vuoti si vedono anche nei supermercati della provincia di Trapani.

 

 Il blocco dei tir contro il caro carburante rallenta le consegne e comincia a pesare sulla spesa quotidiana. In alcuni supermercati scarseggiano alcuni prodotti, mentre in Sicilia cresce la preoccupazione per i rifornimenti di gasolio e per i collegamenti in autobus.

Non c’è, al momento, un’emergenza alimentare generalizzata. Ma il protrarsi della protesta sta mettendo sotto pressione la distribuzione delle merci. Il fermo è previsto fino a domani martedì 20 ottobre, quando gli autotrasportatori incontreranno il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. Una data decisiva, che però non garantisce automaticamente la fine della mobilitazione.

 

Nel Trapanese le prime carenze nei supermercati

Le difficoltà negli approvvigionamenti sono segnalate soprattutto a Messina e Trapani. Anche in alcuni punti vendita della provincia trapanese cominciano a mancare prodotti: le consegne rallentano, le scorte si assottigliano e non tutto viene rimpiazzato con la consueta regolarità.

Le carenze restano per ora limitate e non riguardano indistintamente tutti i supermercati. Il quadro è quello di una distribuzione che procede a singhiozzo, con alcuni generi temporaneamente indisponibili.

A Palermo, intanto, è aumentata l’affluenza nei supermercati e ai distributori. Il timore di restare senza prodotti o carburante spinge una parte dei cittadini ad anticipare gli acquisti e a fare qualche scorta in più, aumentando la pressione sui rifornimenti. 

 

Uno spiraglio per frutta e verdura

Nelle ultime ore si è aperta una possibilità di alleggerire almeno una parte dei disagi. Il Comitato trasportatori siciliani ha annunciato la disponibilità a favorire, già da oggi lunedì 19 ottobre, la ripresa dei trasporti ortofrutticoli, attraverso lo Stretto di Messina.

L’obiettivo è far uscire dalle celle frigorifere la merce che rischia di deteriorarsi. Si tratta però di un’apertura circoscritta: non equivale alla revoca generale della protesta, e restano da risolvere i problemi degli altri collegamenti. 

 

 

Perché protestano gli autotrasportatori

Al centro della vertenza c’è il prezzo del gasolio, che secondo gli operatori rende sempre più difficile sostenere i costi dei viaggi. Le richieste riguardano interventi per ridurre il costo del carburante e alleggerire le spese dei collegamenti marittimi, particolarmente pesanti per le imprese siciliane.

Salvatore Bella, portavoce del Comitato trasportatori siciliani, chiede una riduzione del gasolio di 30-40 centesimi al litro, anche attraverso un credito d’imposta. Per chi protesta, conta il risultato: poter continuare a lavorare senza vedere i margini assorbiti dalle spese.

La mobilitazione coinvolge camion fermi nei piazzali, presidi e rallentamenti in diversi territori. Le conseguenze si allargano così a chi produce, vende e aspetta le consegne.

 

 

 

Carburanti e autobus, il rischio per studenti e lavoratori

Uno dei fronti più delicati riguarda il trasporto passeggeri. Anav Sicilia ha avvertito che le difficoltà nelle consegne di gasolio possono compromettere il normale servizio degli autobus urbani ed extraurbani.

Il presidente Antonio Graffagnini ha segnalato mancati rifornimenti ad alcune aziende e scorte ormai ridotte. Se le consegne non riprenderanno, le imprese potrebbero dover concentrare il carburante disponibile sui collegamenti essenziali, soprattutto quelli utilizzati al mattino da studenti e lavoratori.

È un rischio concreto segnalato dalla categoria, non l’annuncio di uno stop generalizzato già deciso. Anche i presidi stradali possono però allungare i tempi di percorrenza e rendere più difficile rispettare gli orari.

Ai distributori, nel frattempo, si registrano code in alcune zone dell’Isola. Le situazioni cambiano da impianto a impianto: le file non significano che tutta la Sicilia sia già senza carburante.

 

Nel Belice protestano anche gli agricoltori

La protesta dei camionisti si incrocia con quella degli agricoltori, alle prese con lo stesso aumento dei costi.

Nel fine settimana un corteo di trattori ha percorso la statale 624 Palermo-Sciacca, lungo la Valle del Belice, con mezzi arrivati anche dal Trapanese. Altre manifestazioni si sono svolte a Caltagirone e Gela.

Per le aziende agricole la difficoltà è doppia: spendere di più per produrre e rischiare di non riuscire a spedire ciò che è già pronto. Per i prodotti deperibili, ogni giorno di ritardo può tradursi in una perdita.

 

Il confronto con Salvini

L’appuntamento politico è fissato per martedì 20 ottobre a Milano. In mattinata Salvini riceverà in prefettura le associazioni nazionali e i sindacati; nel pomeriggio è previsto il confronto con i rappresentanti dei gruppi spontanei, compresi quelli siciliani.

Il ministro ha chiesto responsabilità ai manifestanti, sottolineando che alcuni blocchi stanno danneggiando anche altri autotrasportatori. Il governo valuta lo sblocco di risorse già disponibili e ulteriori interventi contro il caro gasolio.

Anche il presidente della Regione Renato Schifani è intervenuto nella trattativa, confrontandosi con Salvini e annunciando risorse regionali a sostegno del comparto.

Gino Sciotto, presidente nazionale della Fapi, ha accolto positivamente l’apertura del confronto, chiedendo tutele soprattutto per le imprese del Mezzogiorno impegnate nelle filiere dell’agricoltura e della pesca.

 

Il blocco potrebbe andare oltre il 20 ottobre

Martedì è il giorno del confronto, non una scadenza certa dei disagi. I rappresentanti della protesta chiedono impegni scritti e avvertono che, senza un accordo, il fermo potrebbe continuare fino al 27 ottobre.