Ci sono sogni che hanno bisogno di tempo, di una testa dura e, qualche volta, di una telefonata che sembra impossibile.
E poi ci sono gli abbracci, quelli che arrivano alla fine di un’attesa e riescono a dire più di tante parole.
Per Flavio Barone, sui social e affettuosamente "Flavio Bomber 1", il sogno di incontrare Sergio Mattarella si è realizzato addirittura al Quirinale.
E il momento più bello non è stato soltanto stringere la mano al Presidente della Repubblica, ma riuscire ad abbracciarlo e dirgli, con la spontaneità e la magia che lo contraddistingue: «Ti voglio bene».
A raccontare la giornata è papà Nino, che ha accompagnato il figlio insieme alla moglie in un’esperienza destinata a restare nella memoria della famiglia.
Un racconto pieno di emozione, nel quale la solennità del palazzo presidenziale lascia progressivamente spazio a qualcosa di più intimo: la felicità di un ragazzo che, per qualche minuto, non riesce quasi a credere ai propri occhi.
L’appuntamento era fissato alle 17 e la famiglia è arrivata con l'anticipo dell'impazienza per qualcosa di molto atteso e sognato, davanti al portone centrale del Quirinale.
Flavio è stato riconosciuto dagli addetti all’accoglienza e invitato a entrare prima dell’orario previsto. Poi i controlli, il saluto delle guardie, gli ambienti istituzionali e l’attesa nella sala dell’incontro.
Nino Barone racconta gli occhi di Flavio pieni di meraviglia. Era nel luogo che desiderava visitare da tempo e stava per conoscere una persona alla quale aveva manifestato affetto e ammirazione.
Quando Sergio Mattarella è arrivato, l'emozione del ragazzo è diventata quasi incontenibile. Il Presidente gli rivolgeva domande, cercava di coinvolgerlo nella conversazione, ma lui continuava a guardarlo incredulo, ripetendo: «Non ci posso credere!».
Poi, é bastato lasciare che quell'emozione trovasse il proprio spazio e l'incredulità si trasformasse in realtà.
La conversazione è diventata più familiare, Flavio ha consegnato al Presidente i doni che aveva portato, compresi quelli delle amministrazioni comunali di Trapani ed Erice e il gagliardetto del Città di Trapani. Il Presidente li ha accolti e si è prestato alle fotografie. L'incontro è durato poco meno di mezz'ora, ma il ricordo più forte è arrivato alla fine.
Al momento dei saluti, Flavio si è avvicinato a Mattarella e lo ha abbracciato. «Ti voglio bene», gli ha detto. Il Presidente ha ricambiato quell'abbraccio: un gesto semplice, senza formalità, che per la famiglia ha rappresentato il punto più alto di una giornata già straordinaria.
E che racconta quanto la semplicità di un ragazzo contenga valori più alti di quanti, spesso, ne maturino gli adulti.
«Vedere il Presidente della Repubblica ricambiare il suo abbraccio è stata una soddisfazione immensa», racconta il padre, Nino. Perché, al di là del prestigio del luogo e dell'importanza dell'incontro, c'era soprattutto la felicità di un figlio che aveva potuto esprimere liberamente ciò che sentiva.
Ma la visita non era ancora finita. Il comandante della sicurezza e un suo collaboratore hanno accompagnato la famiglia nei giardini del Quirinale, fino a un punto panoramico da cui ammirare Roma. Poi un'altra sorpresa: la visita alla cosiddetta stanza dei Presidenti e altre fotografie ricordo.
Flavio, una storia che parla di inclusione
Dietro il nome "Flavio Bomber 1" c'è un ragazzo che ha trasformato le proprie passioni in un modo per raccontarsi e parlare agli altri.
La sua storia è già diventata un libro autobiografico, "Io sono Flavio Bomber 1", presentato nel febbraio 2025. Un volume nato per raccontare il suo quotidiano, le difficoltà incontrate nel percorso scolastico e il desiderio di una società capace di includere davvero le persone con disabilità, senza fermarsi alle parole.
Flavio, attivo anche sui social e appassionato di musica, ha fatto della positività e dell'attenzione verso gli altri una parte importante della propria identità. Nei suoi racconti torna un messaggio preciso: nessuno deve essere lasciato indietro.
L'incontro con Mattarella era un desiderio che Flavio coltivava da tempo. Nel marzo 2025, dopo aver ricevuto il suo libro, il Presidente lo aveva contattato telefonicamente, aprendo la strada a quella possibilità che il ragazzo aveva immaginato e inseguito.
Ora quel desiderio ha preso forma tra le sale del Quirinale, con un abbraccio che vale più di qualsiasi fotografia.
Alla fine, il padre Nino Barone ha sentito il bisogno di ringraziare il Presidente per il tempo dedicato alla famiglia e per l'umanità dimostrata, insieme al personale della sicurezza, agli addetti all'accoglienza e a tutte le guardie incontrate durante la visita. Un ringraziamento speciale va anche all'amico di famiglia Nino Pedone, senza il quale, sottolinea, tutto questo non sarebbe stato possibile.
Resta l'immagine di Flavio con gli occhi pieni di stupore e quella frase ripetuta quasi per convincersi che fosse tutto vero.
E resta soprattutto quell'abbraccio: un ragazzo che incontra il Presidente della Repubblica e non gli chiede nulla, se non di poter esprimere il proprio affetto.
Perché a volte la distanza tra un sogno e la realtà si misura in pochi passi ed una stretta familiare.
E il ricordo più grande non è quello di essere entrati al Quirinale, ma di esserne usciti con la certezza che un gesto sincero può rendere indimenticabile una giornata intera.