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20/10/2026 06:00:00

Sicilia, la manovra torna all’Ars tra liti in maggioranza e sciopero dei tir

Dentro il Palazzo bisogna trovare i voti. Fuori, bisogna far ripartire le merci. Martedì 20 ottobre le variazioni di bilancio tornano all’Assemblea regionale siciliana, convocata alle 10, mentre resta aperta la vertenza degli autotrasportatori contro il caro gasolio. Due trattative diverse, ma una stessa urgenza: trasformare gli annunci in risposte per chi lavora.

 

Il governo Schifani affronta il passaggio parlamentare dopo settimane di tensioni, con una tregua raggiunta sul fronte di Noi Moderati e la battaglia delle opposizioni sui fondi territoriali ancora aperta. Nella stessa giornata, a Milano, è previsto il confronto degli autotrasportatori con il ministro Matteo Salvini. La Sicilia guarda a entrambi i tavoli.

 

Una legge in tre mesi: l’Ars deve uscire dallo stallo

 

Il punto di partenza è il bilancio tracciato dalla Tgr Sicilia il 17 ottobre: da luglio l’Ars aveva approvato una sola legge, quella sui cimiteri monumentali, mentre sulle variazioni di bilancio non era stato ancora votato un articolo. Nel mezzo, sedute interlocutorie, rinvii e una crisi politica aggravata dalle inchieste che hanno coinvolto esponenti e figure di vertice delle istituzioni regionali. 

 

L’obiettivo indicato dal presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, è cominciare a votare martedì e arrivare, possibilmente, all’approvazione entro mercoledì 21 ottobre. Un auspicio, non ancora un risultato. Per facilitare il percorso, la presidenza ha già disposto lo stralcio di 52 articoli, rinviando l’esame delle disposizioni escluse alla legge di stabilità. 

 

Gli aiuti attesi: 15 milioni per l’autotrasporto

 

La rimodulazione annunciata dal governo regionale il 15 ottobre concentra 51 milioni di euro su cinque interventi: 15 milioni per il settore cerealicolo, 15 per l’autotrasporto, 9 per le marinerie, 6 per il carburante agricolo e altri 6 per i servizi Asacom, destinati all’assistenza all’autonomia e alla comunicazione degli studenti con disabilità.

È su queste misure che Schifani rivendica la scelta di dare priorità alle aziende in difficoltà e ai servizi essenziali. Sono però stanziamenti annunciati nell’ambito di una manovra ancora da approvare: non aiuti già disponibili per i beneficiari.

La differenza, per un’impresa che deve pagare il carburante o per una famiglia che aspetta assistenza, non è un dettaglio contabile.

 

Restano i fondi territoriali, il M5S prepara la battaglia

 

Lo stralcio non ha risolto il principale motivo di scontro: nel provvedimento sono rimasti i Fondi per gli investimenti territoriali, per circa 50 milioni di euro, che le opposizioni definiscono «mancette» e contestano perché ritenuti estranei alle urgenze della manovra. 

Il Movimento 5 Stelle ha annunciato per martedì alle 10.30, nella sala stampa dell’Ars, una conferenza dedicata alle norme da eliminare. Antonio De Luca e Nuccio Di Paola intendono presentare un elenco di disposizioni considerate non indispensabili, a partire proprio dai Fit. La richiesta riguarda sia le variazioni di bilancio sia la prossima finanziaria. 

Non è, almeno nelle dichiarazioni, un rifiuto di ogni misura. Di Paola ha offerto la disponibilità del Movimento sugli interventi per autotrasportatori, agricoltori e pescatori, chiedendo però di separare gli aiuti urgenti dai finanziamenti che il M5S considera funzionali al consenso elettorale dei deputati.

 

Il nodo resta il metodo: quali interventi finanziare, chi li sceglie e con quali criteri verificabili.

 

Caronia trova l’intesa, la Dc chiede lealtà

 

Nella maggioranza, intanto, una frattura sembra essersi ricomposta. Marianna Caronia, esponente di Noi Moderati, ha raggiunto un’intesa con il governo dopo lo scontro sull’aumento delle ore di lavoro degli ex Pip ed ex Keller, che aveva portato all’autosospensione dalla coalizione. 

Secondo quanto annunciato dalla deputata nella conferenza stampa del 19 ottobre, la norma per portare i contratti a 36 ore settimanali sarà inserita nel testo base della legge di stabilità che il governo prevede di depositare nella prima settimana di novembre. L’impegno dovrà essere formalizzato in Aula. Anche qui, dunque, c’è un accordo politico, ma non ancora una disposizione approvata. 

Dalla Dc, Ignazio Abbate ha invece richiamato gli alleati alla lealtà, indicando nella compattezza della maggioranza la condizione per approvare la manovra e superare un’impasse che si trascina da prima dell’estate. 

 

Tir fermi, ma una deroga per salvare l’ortofrutta

 

Fuori dall’Ars, la protesta dell’autotrasporto mantiene alta la pressione. Il fermo avviato il 16 ottobre contro il caro carburante ha coinvolto camion e semirimorchi nei piazzali e nei porti, incidendo sulla movimentazione delle merci

Nel fine settimana è arrivata un’apertura per evitare che la protesta travolga le produzioni agricole deperibili. Il Comitato trasportatori siciliani ha annunciato la disponibilità a consentire dal 19 ottobre la ripartenza dei carichi di ortofrutta, inizialmente attraverso collegamenti su strada e l’attraversamento dello Stretto di Messina. L’obiettivo è svuotare le celle frigorifere e salvare i prodotti già raccolti, con particolare attenzione all’uva Italia. 

È una deroga per il comparto agricolo, non la conclusione della vertenza. Il Cts ha mantenuto aperto il confronto sul trasporto intermodale, in attesa di impegni formalizzati dal ministero. 

 

Il tavolo con Salvini: gli autotrasportatori chiedono impegni scritti

 

L’altro appuntamento del 20 ottobre è in prefettura a Milano. Salvini ha confermato incontri con le associazioni nazionali nella mattinata e con i gruppi di protesta territoriali nel pomeriggio, compresi quelli siciliani. Il ministro ha indicato come obiettivi lo sblocco delle risorse già finanziate e la ricerca di ulteriori fondi contro l’aumento dei costi.

 

Il Comitato siciliano, però, chiede un protocollo sottoscritto. Tra le richieste presentate figurano lo sblocco di circa 104 milioni di euro di arretrati e la disponibilità immediata di 430 milioni di crediti d’imposta sul gasolio relativi alle domande già presentate. Sono le somme rivendicate dalla categoria, non nuove erogazioni già ottenute. In assenza di un accordo, il Cts ha prospettato il proseguimento del fermo fino al 27 ottobre. 

 

La prova è sui tempi e sulle priorità

 

L’approvazione delle variazioni regionali non chiuderebbe automaticamente la vertenza nazionale dell’autotrasporto: le richieste rivolte al ministero riguardano risorse e strumenti distinti dagli aiuti annunciati dalla Regione. Ma il voto dell’Ars resta necessario per far avanzare gli interventi siciliani ancora in discussione. 

 

Per Schifani la prova è quindi doppia: tenere insieme la maggioranza e dimostrare che l’accordo parlamentare serve anzitutto a rispondere alle emergenze.

Una legge approvata non basta, se gli aiuti restano sulla carta. Ma continuare a rinviarla, mentre le imprese aspettano, basta già a misurare la distanza tra il Palazzo e la Sicilia.