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20/10/2026 16:11:00

Trapani, Quinci rilancia la cantieristica navale: «Bisogna decidere sul bacino galleggiante»

La cantieristica navale torna al centro del dibattito sul futuro dei porti del Trapanese. 

A rilanciare la questione è Salvatore Quinci, presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani, che chiede alle istituzioni di superare le incertezze e avviare un percorso condiviso per il rilancio del settore, a partire dal bacino di carenaggio galleggiante di Trapani.

 

Dopo gli Stati Generali sullo sviluppo costiero e il recente incontro dedicato alla cantieristica navale e al diporto nautico, per Quinci è arrivato il momento di passare dalle discussioni alle decisioni. «Se c'è una cosa che questo territorio non può permettersi è l'incertezza», afferma, indicando nel GAL Pesca uno degli strumenti attraverso cui costruire una strategia unitaria.

 

Il rilancio della cantieristica, secondo il presidente del Libero Consorzio, rappresenta un passaggio essenziale per rafforzare la portualità provinciale e il suo indotto economico. Un comparto che non può essere considerato separatamente dalle altre attività portuali e che potrebbe contribuire alla crescita dell'intero territorio.

 

Il bacino di carenaggio e gli anni di attesa

Il nodo principale resta il bacino di carenaggio galleggiante, una struttura di proprietà della Regione Siciliana che, nonostante gli interventi di ristrutturazione finanziati con milioni di euro, versa in condizioni che Quinci definisce emblematiche di un'occasione mancata.

«Si presenta come una terra di nessuno anche se ha un proprietario, la Regione», osserva il presidente, denunciando il progressivo deterioramento della struttura e il mancato avvio di un percorso concreto per affidarne la gestione.

 

Quella del bacino è una vicenda che si trascina da anni. Quinci richiama le interrogazioni parlamentari dell'onorevole Dario Safina e le risposte dell'assessore regionale alle Attività produttive, Edy Tamajo, tra ipotesi di riqualificazione, possibili collaborazioni con soggetti privati e progetti che in passato avrebbero coinvolto anche l'Agenzia spaziale europea e quella italiana.

Nel 2025- ricorda ancora Quinci -  Tamajo aveva effettuato una visita per verificare le condizioni del bacino e dell'area circostante. Tra le questioni da affrontare c'è anche il rapporto con l'area demaniale statale, che potrebbe incidere sull'operatività della struttura.

Il dato politico, nella ricostruzione del presidente del Libero Consorzio, è che dal 2019 a oggi, nonostante l'alternanza dei governi regionali, non si è arrivati a una soluzione.

 

Una rete tra i porti della provincia

Per Quinci, il recupero del bacino non avrebbe effetti limitati a Trapani. Potrebbe diventare un'opportunità anche per gli altri scali della provincia, a partire da Mazara del Vallo e Marsala, favorendo una rete di collaborazione tra le diverse realtà portuali.

 

Il presidente condivide, in questo senso, le considerazioni espresse da Gaspare Panfalone, presidente della Riccardo Sanges & C., sulla necessità di riaprire il confronto sulla cantieristica e di mettere in relazione le attività del porto con le prospettive economiche del territorio.

 

Da qui la richiesta di convocare un nuovo tavolo con la Regione, coinvolgendo istituzioni, GAL Pesca, imprenditori e Comuni interessati allo sviluppo della portualità.

Il Libero Consorzio, assicura Quinci, è pronto a fare la propria parte per contribuire a una soluzione. 

Ma c'è anche una questione di sicurezza da non sottovalutare: il bacino è una struttura galleggiante da 4.000 tonnellate e può essere trasferita altrove. Il presidente richiama l'episodio del 2019, quando forti raffiche di vento provocarono la rottura degli ormeggi e lo spostamento del bacino all'interno dell'area portuale, danneggiando un aliscafo nelle vicinanze.

Il messaggio finale di Quinci è un appello alla responsabilità politica e istituzionale: «La politica, le istituzioni, hanno il compito di decidere. Bene, bisogna decidere e farlo tutti insieme».