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20/10/2026 06:00:00

Blocco tir in Sicilia, scaffali vuoti e rifornimenti a rischio: "danni fino a 50 milioni"

Scaffali sguarniti, ortaggi che rischiano di finire al macero, camion ai caselli e rallentamenti persino nella raccolta dei rifiuti. La crisi dei trasporti in Sicilia entra nella giornata decisiva: oggi, martedì 20 ottobre, è previsto a Milano il confronto con il ministro Matteo Salvini. Ma un eventuale accordo potrebbe non bastare a fermare tutte le proteste. Il fronte degli autotrasportatori si è spaccato.

Intanto tornano sulla scena alcuni protagonisti delle mobilitazioni dei Forconi. Giuseppe Richichi e Mariano Ferro, tra i volti di quelle proteste, rilanciano le rivendicazioni di camionisti e agricoltori. Il punto che li accomuna è il costo del carburante. Le conseguenze, però, ormai arrivano ben oltre i piazzali delle aziende.

 

Supermercati, carenze anche nel Trapanese

Anche in provincia di Trapani, come raccontato nei giorni scorsi, alcuni supermercati hanno registrato carenze di prodotti. Nel resto dell’Isola le difficoltà riguardano soprattutto ortofrutta, carne, pasta fresca, salumi e formaggi confezionati. In alcuni punti vendita palermitani è stata segnalata anche una ridotta disponibilità di acqua.

Il quadro, però, cambia da zona a zona e da negozio a negozio. Secondo le informazioni raccolte dall’Ansa, in gran parte della grande distribuzione siciliana non si registrano, per ora, particolari problemi di approvvigionamento, pur in presenza di ritardi e assortimenti ridotti in alcuni market.

Nei mercati popolari di Palermo, da Ballarò al Capo, e in quelli di Catania non vengono segnalate carenze, neppure di frutta e verdura. La catena Prezzemolo & Vitale non indica particolari criticità nei propri supermercati palermitani.

A pesare sugli scaffali sono anche gli acquisti anticipati: a Messina, Gela e nell’Agrigentino diversi clienti hanno fatto scorte di pasta, acqua e altri beni per paura di restare senza. Una preoccupazione che finisce per accelerare lo svuotamento dei reparti.

 

  

Confcommercio: danni fino a 50 milioni

La dimensione economica della crisi emerge dalle stime di Confcommercio Sicilia: nell’arco dei cinque giorni di protesta, il danno complessivo per grande distribuzione e filiera del fresco potrebbe raggiungere 40-50 milioni di euro.

Una valutazione dell’associazione, dunque, non un bilancio definitivo di perdite già accertate.

Le mancate vendite nei reparti ortofrutta, macelleria, latticini e prodotti refrigerati vengono stimate tra 20 e 25 milioni. Altri 12-15 milioni riguardano le difficoltà delle piattaforme logistiche e dei centri di distribuzione, tra consegne in ritardo e accumulo di merci e semirimorchi nelle aree portuali. Il valore degli alimenti a rischio deterioramento è stimato tra 8 e 10 milioni.

«In un contesto insulare come il nostro bastano poche ore di rallentamento nella catena dei rifornimenti per produrre effetti immediati», avverte il presidente Gianluca Manenti. Effetti che coinvolgono negozi, imprese e consumatori.

 

 

Il fronte dei camionisti si divide

La novità è la rottura tra Aias, l’Associazione imprese autotrasportatori siciliani guidata da Giuseppe Richichi, e il Comitato trasportatori siciliani, coordinato da Salvatore Bella.

Richichi ha annunciato lunedì l’avvio di iniziative autonome: «Ci dissociamo dal comitato degli autotrasportatori del Cts del quale non facciamo più parte». E ha chiarito che l’Aias non si riterrà vincolata dagli eventuali accordi raggiunti dal Comitato.

Il Cts, dal canto suo, distingue il proprio fermo dai presidi sulle strade. Bella sostiene che i mezzi delle aziende aderenti restano nei parcheggi e che il fermo dei servizi riguarda i porti siciliani. Il passaggio via terra dell’ortofrutta attraverso lo Stretto rimane libero, così come la scelta delle imprese di continuare a viaggiare.

«Il Cts non sta effettuando blocchi stradali né presidi sulle arterie di collegamento», precisa il coordinatore.

Una distinzione essenziale: sotto la definizione di “sciopero dei tir” convivono iniziative diverse, con rappresentanti, modalità e richieste che non coincidono completamente.

 

 

Da Messina a Palermo, i presidi sulle strade

A Tremestieri, a Messina Sud, la protesta è arrivata alla barriera autostradale. Sono stati lasciati liberi due caselli per consentire il passaggio delle automobili; secondo quanto riferito, è stato garantito anche il transito dei camion che trasportano carburante per ragioni di sicurezza.

I manifestanti presenti hanno rivendicato la propria autonomia da comitati e sindacati. Il Cts ha precisato che quei mezzi non appartengono alla propria mobilitazione.

Nel Catanese Richichi ha confermato presidi a Misterbianco, Tremestieri e ai caselli di San Gregorio, dove la presenza di una trentina di mezzi ha rallentato il traffico.

A Palermo, invece, decine di camion si sono fermati in via Oreto, all’incrocio con viale Regione Siciliana. Qui le conseguenze hanno raggiunto anche i servizi cittadini.

 

 

 

Ortofrutta, il via libera non basta a far ripartire le merci

L’apertura al trasporto dei prodotti agricoli attraverso lo Stretto non ha prodotto un’immediata ripresa delle attività.

A Vittoria, secondo quanto riferito lunedì dall’Associazione concessionari, dall’inizio della protesta nessun tir era partito dal mercato ortofrutticolo per trasportare merce. Box vuoti, commercianti assenti, raccolti rinviati. Un piccolo carico di cetrioli arrivato lunedì è rimasto in deposito, in attesa di poter essere venduto.

Alcuni produttori hanno continuato a raccogliere per non danneggiare le piante, ma ora rischiano di perdere il prodotto. Ferma anche la commercializzazione nel mercato di Mazzarrone, riferimento per l’uva da tavola Igp.

L’allarme arriva inoltre dal Consorzio del Pomodoro di Pachino Igp. Il presidente Sebastiano Fortunato esprime solidarietà agli autotrasportatori, ma avverte che la filiera non può permettersi lunghe attese: gli ortaggi sono deperibili e le aziende erano già sotto pressione prima del fermo.

 

 

Il “ritorno” dei Forconi

In questa protesta si riaffacciano nomi che la Sicilia conosce bene. Giuseppe Richichi e Mariano Ferro, già protagonisti delle mobilitazioni dei Forconi di oltre dieci anni fa, tornano a rappresentare la rabbia di una parte del mondo produttivo.

Questo non significa che tutte le iniziative in corso appartengano a un unico movimento dei Forconi. Il richiamo riguarda i protagonisti, le rivendicazioni e il tentativo di unire categorie diverse attorno allo stesso problema.

Ferro, oggi coordinatore del Comitato agricoltori Sicilia, chiede che gli agricoltori siano convocati dal ministero competente e possano rappresentare direttamente le proprie difficoltà, indipendentemente dalle tessere associative.

Il Comitato denuncia l’assenza di risposte strutturali e il rischio di chiusura per migliaia di piccole e medie aziende. Sul carburante si dice disponibile a discutere allo stesso tavolo con pesca e autotrasporto.

 

 

Agricoltori a Roma, pescatori sospendono la manifestazione

Da oggi al 22 ottobre anche Cia-Agricoltori Italiani torna davanti a Montecitorio, dopo le iniziative del 13 e 14 ottobre. Al centro ci sono energia, carburanti, costi di produzione e futuro della Politica agricola comune.

Il presidio è previsto oggi dalle 15 alle 18, mercoledì dalle 10 alle 13 e giovedì nuovamente dalle 15 alle 18.

Sul fronte della pesca, invece, la Federazione Armatori Siciliani ha sospeso la manifestazione del 22 ottobre nelle acque dello Stretto di Messina, dopo la comunicazione di un incontro istituzionale previsto oggi alle 16 tra i rappresentanti delle prefetture di Messina e Reggio Calabria.

La Federazione chiarisce che la sospensione non chiude la vertenza: restano le difficoltà economiche delle imprese e la richiesta di interventi urgenti.

 

 

Oggi il tavolo con Salvini: cosa può cambiare

Il confronto di Milano è il passaggio dal quale dipende la prosecuzione del fermo del Cts. Bella ha annunciato che, se il ministro accetterà integralmente le proposte della categoria, il fermo nei porti sarà revocato immediatamente.

Ma la spaccatura tra le sigle rende il risultato meno scontato. Un’intesa con il Comitato non comporterebbe automaticamente la fine delle iniziative dell’Aias o dei gruppi indipendenti.

La questione, quindi, è doppia: trovare misure contro il caro carburante e capire quali rappresentanti saranno in grado di impegnare chi oggi protesta.

 

 

Le reazioni politiche

Il segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo, chiede al governo di ascoltare gli autotrasportatori e attribuisce la crisi all’insufficienza delle misure adottate finora. Teme che le difficoltà delle categorie produttive possano trasformarsi in un’emergenza sociale e sollecita provvedimenti urgenti: «Se il governo ancora c’è, batta un colpo».

La senatrice Ketty Damante, vicepresidente del gruppo M5S al Senato, attacca Schifani: «La telefonata si fa tra amici, mentre in Sicilia servono fatti». Richiama le richieste di credito d’imposta, riconoscimento dell’insularità e presenza delle delegazioni locali ai tavoli ministeriali.

Dalla maggioranza, il deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gennuso riferisce invece di ripetuti contatti con il presidente della Regione e assicura che Schifani sta lavorando con Roma per arrivare a un’intesa. «La soluzione, l’intesa per uno sblocco della vicenda è questione di giorni», afferma.