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20/10/2026 16:16:00

Trapani, l’opposizione chiama la piazza: il 31 ottobre appello per la sfiducia a Tranchida

Ventiquattro consiglieri comunali, una mozione di sfiducia e una piazza chiamata a mobilitarsi. 

È questa la sfida lanciata dai consiglieri di opposizione ai trapanesi per sabato 31 ottobre, alle 18, in piazza Municipio, dove i promotori dell’iniziativa intendono portare fuori da Palazzo Cavarretta lo scontro politico con il sindaco Giacomo Tranchida.

 

«Trapani non è di Tranchida. Trapani è dei trapanesi» è lo slogan scelto per chiamare a raccolta i cittadini. 

L’appello, dai toni decisamente duri, invita a superare le appartenenze politiche e a partecipare a un confronto pubblico sul futuro della città, con l’obiettivo  di sostenere una svolta alla guida dell’amministrazione comunale.

«Basta scuse. Basta arroganza. Basta assistere al declino della nostra città», scrive Maurizio Miceli, leader dell'opposizione, chiedendo ai cittadini di non rassegnarsi e di far sentire la propria voce. 

 

Al centro dell’iniziativa c’è la mozione di sfiducia al sindaco, indicata nel manifesto come il passaggio politico attorno al quale costruire una mobilitazione più ampia.

L’appuntamento non è soltanto una manifestazione di protesta, è anche un tentativo di trasformare il dissenso che attraversa il Consiglio comunale in una pressione pubblica sull’amministrazione, chiamando i trapanesi a prendere posizione in una fase di forte tensione politica.

 

Ma dietro la chiamata alla piazza c'è una crisi politica che va avanti da mesi e che non si esaurisce nello scontro tra maggioranza e opposizione. 

A rendere fragile la posizione del sindaco è soprattutto la perdita dei numeri in Consiglio, mentre sul fronte opposto restano differenze e contrapposizioni che rendono tutt'altro che scontato un accordo per mandare a casa l'amministrazione.

 

La sfiducia e le divisioni dell'opposizione

Perchè sia la nascita che la sopravvvivenza di un'amministrazione è anche questione di numeri.

Numeri sufficienti per essere eletti. Numeri per governare. E numeri per sfiduciarli. 

 

E per archiviare l'esperienza Tranchida occorrono dieci firme per presentare la mozione e 15 voti per approvarla in consiglio comunale. 

Sulle dieci firme, i numeri ci sono tutti e garantitti dai componenti setssi dell'opposizione, che sono 14 più l'indipendente Briale. Che, dopo aver aderito al gruppo di opposizione facente riferimento a Trapani Tua, oggi è davvero più vicino al Gruppo Misto e davvero realmente indipendente, come dimostrano le votazioni in aula. 

 

Sulle 15 firme, la situazione ad oggi è un pò più complessa di un paio di mesi fa, quando i numeri c'erano tutti. Sulla carta, col punto interrogativo appunto del consigliere indipendente, mancherebbe soltanto un voto. 

Ma nelle ultime settimane la spaccatura interna all'opposizione si è marcata sempre di più. E se di fatto Peppe Guaiana col sui "Amo Trapani" non è nella maggioranza di Tranchida e ci tiene a sottolinearne la distanza, sicuramente non si può affermare sia organico all'opposizione. 

Un percorso che richiede numeri certi e una convergenza politica che finora non è apparsa scontata.

 

La mozione è stata evocata più volte nel corso di quest'ultimo anno. 

Il presidente del Consiglio comunale Alberto Mazzeo, dopo la rottura politica con Tranchida, aveva annunciato di volerla promuovere, ma proprio attorno all'iniziativa sono emerse tensioni tra gli stessi esponenti dell'opposizione, protagonisti di un confronto acceso con Mazzeo sulla priorità da assegnare alle procedure di decadenza di alcuni consiglieri che ha ulteriormente complicato il quadro. 

Dopo il voto sulla posizione di Marzia Patti, che non ha raggiunto la maggioranza necessaria per dichiararne la decadenza, sono rimaste aperte le procedure riguardanti altri consiglieri. Una vicenda che ha alimentato sospetti, contestazioni e nuove contrapposizioni nell'aula.

 

Il PEF, la Tari e i conti del Comune

A incendiare il confronto è stata anche la questione dei rifiuti. Il 5 ottobre il Consiglio comunale ha respinto il Piano economico-finanziario del servizio e le tariffe Tari 2026 con 12 voti contrari e 9 favorevoli. L'opposizione ha rivendicato la scelta, mentre l'amministrazione ha dovuto fare i conti con le conseguenze finanziarie della mancata approvazione.

Il 13 ottobre sono arrivati anche i pareri non favorevoli del Collegio dei revisori dei conti sui nuovi atti relativi al PEF e alla Tari e il tema è tornato al centro della seduta del 16 ottobre, convocata proprio per affrontare la questione, ma il Consiglio si è nuovamente fermato senza una decisione. Nel frattempo, la Giunta ha approvato una variazione di bilancio per affrontare i maggiori costi del servizio, mentre resta aperta la vertenza che coinvolge Formula Ambiente e i lavoratori del settore.

La vicenda ha mostrato quanto lo scontro politico rischi di sovrapporsi alle questioni amministrative: da una parte le accuse reciproche, dall'altra la necessità di individuare risorse e garantire la continuità del servizio.

Ma centrale è la certezza che, ormai, la maggioranza di Tranchida non ha più i numeri necessari per garantire nè il numero legale in prima convocazione d'aula, nè tantomeno quelli per approvare alcuna delibera.

 

La piazza come banco di prova

Il 31 ottobre sarà quindi un appuntamento politico, ma anche un test sulla capacità dell'opposizione di costruire un fronte comune e capitalizzare il dissenso nei confronti di Giacomo Tranchida, giunto a livelli altissimi stando agli umori sui social. L'invito è rivolto a tutti i cittadini, oltre gli schieramenti, con la richiesta di partecipare e sostenere la svolta amministrativa.

 

Ma perchè invocare la piazza quando basterebbe presentare la mozione di sfiducia che, intanto, Alberto Mazzeo ha terminato e sulla quale si dice abbia raccolto più delle firme necessarie, anche di "insospettabili", dicono tra i corridoi di Palazzo Cavarretta. 

Fino a qualche settimana fa la mozione spaventava in primis chi doveva presentarla e votrla: mandare a casa Tranchida significa sciogliere anche il consiglio comunale e, per tanti consiglieri, significherebbe di fatto sparire dai radar dell'opinione pubblica, grazie a quel minimo di eco che le sedute del consiglio comunque danno. Perchè se è vero che oggi le campagne elettorali si fanno anche sui social, i like non si tramutano automaticamente in voti. 

Insomma, dalla fine di questa amministrazione troppo anticipatamente hanno tutti qualcosa da perdere. 

 

Ma le ultime settimane hanno impresso un'accelerazione ed ormai un election day a primavera 2027, tra nazionali e regionali sembra sempre più probabile. Il che implica che molti consiglieri, sindaci, deputati ed assessori hanno bisogno di avere le mani libere per potersi candidare nel rinnovare lo scranno o, addirittura, ambirne a qualcuno più in alto. D'altronde, le candidature annunciate ufficialmente di Mimmo Fazio e Valerio Valenti a sindaco di Trapani, fa chiaramente comprendere come la campagna elettorale per le amministrative a Trapani sia più vicina del previsto. 

 

A cosa serve davvero la mobilitazione?

Politicamente, la manifestazione del 31 ottobre può servire a diverse cose, anche se l'opposizione non dispone dei voti necessari per approvare la sfiducia a Giacomo Tranchida. Il punto è distinguere l'obiettivo istituzionale da quello politico e comunicativo.

 Intanto può servire a trasformare una crisi d'aula in una contestazione pubblica. Le vicende del PEF e della Tari hanno mostrato che Tranchida non dispone più di un sostegno consiliare stabile. Ma bloccare gli atti dell'amministrazione non equivale ad avere i numeri per mandare a casa il sindaco e l'opposizione può condizionare il Consiglio senza essere in grado di costruire una maggioranza alternativa. La piazza può quindi spostare la discussione dal funzionamento dell'aula alla domanda politica più ampia: chi sostiene ancora l'amministrazione e su quali basi?

 

Può servire a mettere pressione ai consiglieri indecisi o più fragili, come abbiamo visto fare in consiglio comunale recentemente.

La richiesta di una firma da parte di 24 consiglieri ha una funzione politica evidente: rendere pubblica la posizione di ciascuno. Chi chiede la sfiducia dovrà dimostrare di essere disposto a sostenerla concretamente; chi non la firma potrà essere chiamato a spiegare le proprie ragioni.

 

Ma c'è un limite: la mobilitazione non crea automaticamente i voti mancanti. E le divisioni emerse tra i gruppi di opposizione, insieme alle diverse posizioni di alcuni consiglieri, dimostrano che la convergenza contro il sindaco non coincide necessariamente con un accordo per far cadere l'amministrazione.

 

E poi costruire una leadership per il dopo Tranchida.

La manifestazione può servire anche a misurare chi riesce a guidare il fronte contrario al sindaco, a dettare l'agenda politica e a presentarsi come interlocutore della città. E, al momento, quello che avrebbe dovuto essere naturalmente il leader dell'opposizone - cioè Maurizio Miceli, ex candidato a sindaco nel 2023 e non eletto per una manciata di voti - non sembra essere il successore designato. Da indiscrezioni autorevoli, sembra che il centro destra abbia già avviato interlocuzioni con Mimmo Fazio.

 

Qui emerge una contraddizione: chiedere il cambiamento senza presentare un progetto amministrativo condiviso rischia di lasciare senza risposta la domanda più importante, cioè che cosa accadrebbe dopo la sfiducia. 

 

Il nodo: se mancano i numeri, perché chiedere la sfiducia?

Perché la sfiducia può diventare uno strumento di pressione politica anche prima di essere approvata. Ma occorre distinguere due scenari:

  • Se la manifestazione è accompagnata da un accordo politico concreto, con firme, numeri verificati e una proposta per il futuro della città, può contribuire a trasformare la protesta in un percorso istituzionale.
  • Se resta soltanto un appello contro il sindaco, senza un'intesa tra i consiglieri e senza una prospettiva alternativa, rischia di rimanere una manifestazione simbolica, utile a mantenere alta la contestazione ma incapace di modificare gli equilibri in aula.

C'è anche un elemento da non trascurare: la caduta anticipata dell'amministrazione non comporta semplicemente un cambio di sindaco. In Sicilia, una mozione di sfiducia approvata determina la cessazione degli organi comunali e l'avvio della gestione commissariale fino alle successive elezioni, secondo la disciplina regionale applicabile.

 

La domanda più interessante ora non è soltanto perché l'opposizione chiami i cittadini in piazza, ma se la manifestazione sarà il preludio a un'azione concreta o un modo per dimostrare una forza politica che, in Consiglio, non riesce ancora a tradursi nei numeri necessari.

C'è una differenza sostanziale tra avere i voti per mettere in difficoltà il sindaco e avere quelli per sfiduciarlo. 

È in questa distanza tra protesta, numeri e progetto politico che si misura il significato dell'appuntamento del 31 ottobre.

Perché la piazza può dare forza a una richiesta politica, ma la sfiducia si decide con le firme e con i voti.

 

E a Trapani, mentre il sindaco è sempre più esposto alle contestazioni, la vera incognita resta la stessa: se chi vuole chiudere anticipatamente questa esperienza amministrativa riuscirà a trovare un'intesa che finora è mancata.