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20/07/2026 06:00:00

19 Luglio: il silenzio, le parole, il ricordo della strage di Via d'Amelio

Alle 16.58, l’ora esatta in cui 34 anni fa esplose la strage di via Mariano D’Amelio a Palermo, centinaia di persone hanno osservato un minuto di silenzio nella strada dove Cosa Nostra assassinò il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della Polizia di Stato: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

 

 Il momento solenne, promosso dal movimento delle Agende rosse, è stato accompagnato subito dopo dall’esecuzione del Silenzio e dell’inno di Mameli, prima di un lungo applauso che ha concluso la commemorazione. In via D’Amelio erano presenti, tra gli altri, il fratello del magistrato, Salvatore Borsellino, Giovanni Impastato, fratello di Peppino e coordinatore delle attività di Casa Memoria, l’europarlamentare ed ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, il senatore M5S Roberto Scarpinato, il deputato Federico Cafiero De Raho e i magistrati Nino Di Matteo e Gaetano Paci.

 

 Numerosi giovani hanno sollevato le agende rosse, simbolo della richiesta di piena verità e giustizia sulla strage, mentre alcuni manifestanti hanno esposto cartelli con messaggi critici nei confronti della Commissione antimafia e delle ricostruzioni ancora al centro del dibattito. 

 

 

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Ieri nel giorno del 34° anniversario della strage di via D’Amelio, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta uccisi il 19 luglio 1992, ribadendo il valore della memoria e della risposta dello Stato alla violenza mafiosa. «Quel disegno eversivo, con il loro contributo, è stato sconfitto. La Repubblica ha dimostrato di essere più forte, catturando e condannando carnefici e mandanti», ha dichiarato il capo dello Stato, definendo l’attentato di Palermo il punto più drammatico di un progetto contro le istituzioni democratiche e la libertà degli italiani. Mattarella ha reso omaggio a Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, gli agenti caduti insieme al magistrato, sottolineando come il sacrificio loro e dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino abbia lasciato un’eredità fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata. «Borsellino e Falcone sono simboli della riscossa civile del Paese. Con la loro professionalità e il loro coraggio hanno istruito processi che prima non si riuscivano a celebrare», ha aggiunto il presidente, ricordando il valore del loro impegno nelle istituzioni e nella diffusione della cultura della legalità. «Con la loro passione hanno seminato la cultura di legalità, insegnando ai giovani che la logica mafiosa va contrastata fin dai comportamenti quotidiani e dalla scuola», ha concluso Mattarella.

 

 

 

Mattarella ha detto ancora: "Paolo Borsellino pagò con la vita il proprio impegno di magistrato, e con lui vennero uccisi cinque servitori dello Stato. A trentaquattro anni dall'eccidio restano intatti i nostri sentimenti di solidarietà e di vicinanza con i familiari di tutti coloro - uomini e donne delle forze di polizia, della magistratura, delle istituzioni - che hanno difeso la nostra comunità dal cancro mafioso". Poi Mattarella, ricordando anche il giudice Giovanni Falcone ucciso dalla mafia qualche settimana prima a Capaci, ha aggiunto: "Borsellino e Falcone sono simboli della riscossa civile del Paese. Con la loro professionalità e il loro coraggio hanno istruito processi che prima non si riuscivano a celebrare. Con il loro impegno nelle istituzioni hanno dato allo Stato nuovi e più avanzati strumenti nella lotta alle mafie. Con la loro passione hanno seminato la cultura di legalità, insegnando ai giovani che la logica mafiosa va contrastata fin dai comportamenti quotidiani e dalla scuola. Il loro impegno è parte della coscienza democratica della Repubblica". 

 

 

Schifani: «Il coraggio di Borsellino indica la strada della legalità e della verità»

Nel giorno del ricordo della strage di via D'Amelio, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ribadisce che «il coraggio di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta» resta «un esempio straordinario di dedizione allo Stato e alla giustizia». A trentaquattro anni dall'attentato, il governatore sottolinea che «il dovere della memoria si accompagna a quello della piena ricerca della verità», un impegno che le istituzioni devono sostenere «con determinazione», perché «solo una verità completa rende davvero giustizia alle vittime e rafforza la fiducia dei cittadini nello Stato». Un messaggio rivolto anche alle nuove generazioni, affinché «la memoria diventi responsabilità quotidiana» e continui ad alimentare l'impegno per «una Sicilia sempre più libera dalle mafie, fondata sulla legalità, sulla giustizia e sul rispetto delle regole».

 

 

Salvatore Borsellino ai figli di Paolo: «Chiedo scusa, cerchiamo insieme la verità»

Salvatore Borsellino torna a parlare del difficile rapporto con i figli del fratello Paolo, rivolgendo loro parole di scuse e di apertura: «Non ho solo perso un fratello nella strage di via D’Amelio, ma anche tre nipoti con cui i rapporti si sono interrotti: chiedo scusa se si sono sentiti feriti dalle mie parole». Il fratello del giudice ucciso il 19 luglio del 1992 aggiunge: «Devo chiedere scusa a Lucia: possiamo seguire strade diverse per arrivare alla verità, ma l’importante è che tutti tendiamo ad arrivare alla verità e a nient'altro che la verità». Borsellino, pur ribadendo la volontà di ricercare piena luce sulla stagione delle stragi mafiose, continua però a contestare la tesi secondo cui il dossier “Mafia-Appalti” possa essere la chiave per spiegare l’accelerazione dell’attentato di via D’Amelio. Da anni, infatti, le ricostruzioni sulle motivazioni che portarono alla morte del magistrato dividono Salvatore Borsellino e i figli di Paolo — Fiammetta, Manfredi e Lucia — che hanno guardato con attenzione al lavoro della Commissione parlamentare antimafia e agli approfondimenti sul documento redatto all’epoca dal Reparto operativo speciale dei carabinieri. Per il fratello del giudice, però, quel dossier «non può spiegare l’accelerazione della strage di via D’Amelio», mentre resta centrale l’obiettivo comune: arrivare alla verità completa su uno degli episodi più oscuri della storia italiana.

 

Salvatore Borsellino attacca Meloni: «Smetta di dire che si ispira a Paolo»

 Salvatore Borsellino, fratello del magistrato, torna a chiedere che il nome e l’eredità del fratello Paolo non vengano utilizzati dalla politica senza un reale impegno sui temi della lotta alla mafia. In un’intervista video, il fratello del magistrato ucciso il 19 luglio 1992 si rivolge direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: «A lei non posso che lanciare il messaggio di smetterla di dire di ispirarsi alla figura di Paolo, quando invece quello che sta facendo questo Governo è distruggere sistematicamente tutti quei mezzi che lui e Giovanni Falcone avevano lasciato alla magistratura per permettere di combattere la mafia».

Borsellino critica in particolare gli interventi sulle misure antimafia introdotte dopo le stragi del 1992: «Il 41 bis, l’ergastolo ostativo, le leggi sui collaboratori di giustizia, le intercettazioni facevano parte di quello che venne chiamato il decreto Falcone. Ecco tutto questo è stato spazzato via», afferma, sostenendo che oggi alcuni boss scarcerati continuerebbero a mantenere un ruolo nella gestione delle organizzazioni mafiose. Il fratello del giudice contesta inoltre anche l’uso degli spazi di via D’Amelio per le celebrazioni istituzionali, raccontando di aver fermato «il tentativo» di Fratelli d’Italia di utilizzare il palco del luogo della strage.

Nel corso dell’intervista, Salvatore Borsellino rilancia anche una sua ricostruzione sui possibili retroscena delle stragi del 1992, parlando della cosiddetta “pista nera”: «Paolo viene ucciso per evitare che testimoniasse che qualcuno dei suoi compagni di gioventù aveva partecipato insieme con Stefano Delle Chiaie alla preparazione della strage di Capaci». Una tesi che collega l’uccisione del magistrato a scenari più ampi di intrecci tra mafia ed eversione, e che si inserisce nel dibattito ancora aperto sulle responsabilità e sui depistaggi nelle stragi.

«Dai depistaggi di Stato si è arrivati a un vero e proprio azzeramento di una commissione parlamentare Antimafia che vuole cancellare la presenza dei servizi nelle stragi nel nostro Paese», aggiunge Borsellino, contestando alcune ricostruzioni sulle motivazioni dell’attentato di via D’Amelio. «A lungo ho pensato che l’assassinio di mio fratello fosse stato perpetrato per via della trattativa Stato-mafia, che c’è effettivamente stata – conclude – invece ritengo che sia stato ucciso per fare in modo che non rivelasse all’autorità giudiziaria quello che aveva scoperto in quei giorni».

 

  

 

Luciano Traina: "non sapremo mai tutta la verità"

«Sono qui come ogni anno per commemorare i caduti. Io non posso sapere se arriveremo mai alla verità. Non sono un politico. Bisogna chiedere a loro. Dopo 34 anni di depistaggi io però credo che la verità intera non la conosceremo mai. Un giorno forse ne conosceremo una parte, quella che vogliono loro». Così Luciano Traina, dal palco di via D’Amelio, dove si svolge la cerimonia in occasione del XXXIV anniversario della strage in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti di scorta e i 5 agenti agenti della scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

«Sono molto arrabbiato. Anche io sono un ex poliziotto ed - aggiunge - ero di turno anche io quel 19 luglio 1992. Sono arrivato qui e non sapevo nulla. Ho capito qualcosa quando un mio collega mi fermò. Poi ho visto quello che non dovevo vedere, ho riconosciuto la scarpa di mio fratello. Io non mi fermo, andiamo avanti, giriamo nelle scuole, a raccontare la mia storia, a spiegare ai ragazzi cosa è la mafia».

 

Barbagallo PD: “Basta ipocrisie, serve una nuova riscossa etica contro illegalità e clientelismo”

“La rettitudine di Paolo Borsellino deve essere ancora oggi la nostra bussola”, dice il segretario regionale del Pd Sicilia Anthony Barbagallo, arrivato in via D’Amelio per il XXXIV anniversario della strage. Nel ricordo del magistrato ucciso dalla mafia insieme ai cinque agenti della scorta, Barbagallo richiama il monito sulla lotta alla mafia come “movimento culturale e morale” e rilancia l’urgenza di una nuova questione etica in Sicilia. “Da questo luogo deve partire una riscossa morale”, afferma, denunciando un problema di illegalità diffusa e di corruzione che, a suo giudizio, alimenta clientelismo e gestione distorta del potere. Un richiamo che si trasforma anche in un atto d’accusa politico contro chi, dopo essersi richiamato alla memoria della strage di via D’Amelio, oggi resta in silenzio davanti agli scandali giudiziari.”

 

De Luca e Di Paola (M5S): «La memoria non può fermarsi alla retorica, servono fatti concreti»

Nel giorno dedicato alla memoria di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, il Movimento 5 Stelle richiama la politica alla necessità di trasformare il ricordo in azioni concrete. «Le celebrazioni sono importanti per tenere viva la memoria, ma si deve andare oltre alla retorica, alle vuote parole cui non seguono fatti concreti», affermano il coordinatore regionale del M5S Nuccio Di Paola e il capogruppo del Movimento all’Ars Antonio De Luca.

«Vogliamo onorare concretamente la memoria di Borsellino? La politica metta al centro la questione morale e dedichi a questa una seduta ad hoc a Sala d’Ercole», dichiarano gli esponenti pentastellati, chiedendo un confronto istituzionale sul tema della legalità. «Ci auguriamo che il presidente della Regione Schifani si muova già in questo senso martedì prossimo in occasione della relazione annuale», aggiungono.

Nel loro intervento, Di Paola e De Luca criticano anche la narrazione di una Sicilia priva di difficoltà: «Non ci venga a descrivere la Sicilia come un paradiso in terra dove l’economia galoppa e tutto va più che bene. Lo sa benissimo che non è così e lo sanno ancora meglio i siciliani che fanno le acrobazie per arrivare a fine mese e i salti mortali per riuscire a ottenere un esame o una visita medica in tempi brevi».

Infine, il M5S sollecita la calendarizzazione della mozione di censura nei confronti dell’assessora regionale al Turismo Elvira Amata: «Nonostante sia sotto processo continua a guidare l’assessorato al Turismo, uno dei più importanti della nostra isola», affermano i rappresentanti del Movimento. Le dichiarazioni sono arrivate a margine delle iniziative in ricordo del giudice Borsellino e degli agenti della scorta, alle quali hanno partecipato anche il presidente del M5S Giuseppe Conte, il deputato europeo Giuseppe Antoci e numerosi rappresentanti del Movimento nelle istituzioni nazionali, regionali e locali.