Dopo 30 anni, non ci saranno i fuochi d’artificio, come da tradizione nella terza domenica di agosto. E nemmeno nella quarta. Cancellati, insieme alla processione a mare della Madonna del Sacro Cuore. Non è solo una questione di fondali bassi o di logistica, ma l’espressione dell’urlo silenzioso di una marineria lasciata sola a combattere per il proprio porto. Che poi, è il porto di tutti.
Attribuire la causa esclusivamente all’accumulo di posidonia che soffoca il porto, sarebbe un errore di prospettiva. Dietro la decisione dell’Associazione Pammilo e della cooperativa di pescatori di restare a "braccia conserte" si cela infatti una ferita molto più profonda e recente: quella dell’abbandono civile.
Nessuna “mancanza di condizioni di sicurezza” o di “fondale inadeguato” per l’imbarco del simulacro, come si legge in un recentissimo comunicato stampa ufficiale dell'associazione Pammilo, visto che la cancellazione è un atto politico di protesta. In una comunità dove volere è potere, la scelta di annullare non solo la processione a mare, ma anche la sagra delle sarde, i giochi antichi e lo spettacolo pirotecnico, è una reazione deliberata a una solitudine istituzionale e, soprattutto, sociale.
Il cuore della protesta risiede negli eventi delle scorse settimane. Quando un esiguo gruppo di pescatori ha tentato di impedire che i lavori della Regione Siciliana si limitassero a rimuovere il cumulo di alghe già estratto senza procedere alla necessaria bonifica del porto, la cittadinanza è rimasta a guardare. Non c’è stata una mobilitazione di massa, né un sostegno visibile a chi, con il porto, vive e lavora quotidianamente.
Questa assenza si è ripetuta, ancora più dolorosa, quando le ruspe sono tornate per finire il lavoro parziale di rimozione della posidonia abbancata sulla banchina. Anche in quell’occasione, il porto è rimasto un affare di pochi, confermando quel senso di malcontento e amarezza espresso dalla marineria.
Ecco perché il messaggio della decisione del comitato organizzatore sembra essere un duro monito alla borgata e ai visitatori: se la sorte del porto e di chi lo abita non interessa a nessuno, allora non può essere preteso lo sforzo di mantenere vive quelle tradizioni a cui la cittadinanza è legata solo per folklore o diletto. Detto più prosaicamente: ve ne siate fregati quando avevamo bisogno del vostro sostegno, adesso tocca a noi.
La processione, che quest’anno pare sarà limitata alle sole vie della borgata, non potrà che essere un momento di riflessione forzata. La rinuncia ai festeggiamenti non è un’incapacità tecnica, ma una ritirata simbolica. Un modo per dire che senza la partecipazione e la solidarietà dei cittadini, anche il sacro cuore della tradizione è destinato a battere più lentamente.
Inutile dire che, ovviamente, i pescatori hanno tutte le ragioni.
Egidio Morici