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09/09/2026 06:00:00

Crisi idrica a Trapani. Cosa sta facendo la commissione d'inchiesta (che impone il segreto)

L’acqua è un diritto fondamentale. E proprio per questo, quando una città attraversa una crisi idrica, i cittadini hanno diritto non soltanto ad avere l’acqua nei rubinetti, ma anche a sapere perché è mancata, cosa non ha funzionato e chi è chiamato a trovare le soluzioni.

 

A Trapani, per fare luce sulla gestione dell’emergenza, il Consiglio comunale ha istituito nell’agosto 2025 una Commissione consiliare d’indagine. 

È nata all’unanimità, nel pieno di una crisi fatta di turnazioni, rubinetti a secco, autobotti, problemi agli impianti e, diversi mesi dopo, contaminazioni nella zona nord della città. 

 

Oggi, però, quella stessa Commissione è diventata oggetto di una nuova domanda: quanto è dato sapere del suo lavoro?

La questione è tornata al centro dell’attenzione dopo l’audizione del Comitato “L’acqua è un diritto di tutti”. Il Comitato, che ha raccolto oltre 1.150 firme, è stato ascoltato dalla Commissione ma non può riferire sul contenuto della riunione perché la seduta è stata secretata, come tutte le altre. 

Ed è qui che la vicenda diventa interessante.

 

Cos'é la Commissione d'inchiesta sull'acqua

L’organismo è presieduto da Maurizio Miceli. 

Ne fanno parte Vincenzo Guaiana, Angela Grignano, Salvatore Daidone e Claudia La Barbera.

I poteri sono quelli propri di una commissione d’indagine: acquisire documenti, esaminare atti, effettuare sopralluoghi e ascoltare amministratori, dirigenti e funzionari. La finalità è ricostruire le criticità nella gestione del servizio idrico e arrivare a una relazione conclusiva.

I lavori della commissione non maturano gettoni di presenza.

 

La partenza, però, è stata tutt’altro che lineare. 

La Commissione, votata ad agosto e insediatasi il 21 novembre 2025, ha lavorato con tempi molto più lunghi di quelli inizialmente previsti. 

Dopo 270 giorni, risultavano cinque sedute, di cui tre per votarne le proroghe, compreso il sopralluogo agli impianti di San Giovannello e Martogna. Il presidente Miceli ha motivato le richieste di proroga con la necessità di acquisire ulteriori documenti e completare gli approfondimenti. 

 

Nel frattempo il problema per il quale era nata la Commissione non è rimasto fermo.

La crisi dell’approvvigionamento ha continuato a intrecciarsi con guasti, furti agli impianti, autobotti e, nell’ultimo periodo, con l’emergenza per la contaminazione dell’acqua nella zona nord.

 

L'audizione del Comitato acqua

Dopo che il Comitato "acqua è un diritto di tutti" ha chiesto pubblicamente contezza del lavoro svolto finora dalla Commissione, ieri é toccato anche a lui essere audito.

 

Il Comitato è arrivato davanti alla Commissione dopo mesi di mobilitazione, oltre 1.150 firme e una lunga raccolta di segnalazioni. Ha portato dentro quella stanza la voce di famiglie, anziani, attività commerciali e cittadini che hanno vissuto turnazioni, mancanza d’acqua, contaminazioni e difficoltà con le autobotti. 

Ma non è dato sapere cosa sia stato detto durante l’audizione. Sappiamo soltanto che il Comitato non può raccontarlo perché la Commissione ha imposto vincoli di riservatezza e tutti i verbali sono secretati.

E così, paradossalmente, la Commissione nata per fare chiarezza su una crisi che riguarda un diritto fondamentale, è diventata essa stessa oggetto di una richiesta di chiarezza esplosa sui social.

 

La segretezza: cosa dicono le norme

È questo il punto sul quale serve chiarezza.

Il TUEL, all’articolo 44, prevede le commissioni d’indagine e stabilisce che poteri, composizione e funzionamento siano disciplinati dallo Statuto e dal regolamento consiliare. Non stabilisce, però, che una commissione d’indagine sia automaticamente segreta.

L’articolo 38 del TUEL, al comma 7, stabilisce inoltre che le sedute del Consiglio e delle commissioni sono pubbliche, salvo i casi previsti dal regolamento.

 

Lo Statuto del Comune di Trapani, all’articolo 26, disciplina specificamente le commissioni d’indagine. Prevede i loro poteri, la redazione dei verbali da parte di un funzionario e la relazione conclusiva da sottoporre al Consiglio entro 30 giorni dalla presentazione. 

Ma, anche qui, non introduce una disposizione generale di segretezza: stabilisce invece che, alle sedute della commissione d’indagine, si applichino le norme che regolano il funzionamento degli organi comunali. 

 

E arriviamo al regolamento delle Commissioni consiliari. 

L’articolo 14 è esplicito: «Le sedute delle Commissioni sono pubbliche». La stessa norma prevede un'eccezione quando la discussione riguarda apprezzamenti sulle qualità, attitudini, merito o demerito delle persone: in quel caso la Commissione può deliberare, a maggioranza assoluta, di non ammettere il pubblico. 

 

Quindi, dalle norme esaminate, non emerge una disposizione che dica: commissione d’indagine uguale segretezza automatica di tutte le sedute e di tutti i verbali fino alla relazione finale. 

Anche se, al Comune di Trapani, pare sia prassi consolidata: dalla Commissione sulla Trapani Servizi a quella per il Luglio Musicale.

 

La spiegazione di Miceli

Il presidente Miceli sostiene che la scelta sarebbe stata assunta collegialmente dai componenti, seguendo una prassi consolidata già utilizzata in precedenti commissioni d’indagine del Comune.

La ragione sarebbe quella di consentire agli auditi di sentirsi liberi di riferire circostanze, situazioni e dichiarazioni anche delicate. 

Ad alcuni membri della commissione peró non risulta che questo tema sia mai stato discusso. Torna quindi vulnus della prassi consolidata.

 

In sostanza, la riservatezza servirebbe a creare le condizioni per ottenere dagli interlocutori informazioni che, in un contesto completamente pubblico, potrebbero non emergere.

È una motivazione che apre anche una questione: tutelare la riservatezza di chi parla è la stessa cosa che rendere segreta l’intera attività della Commissione?

 

L’ordinamento, peraltro, conosce già strumenti specifici per proteggere chi segnala violazioni: il D.Lgs. 24/2023 sul whistleblowing disciplina la tutela della riservatezza del segnalante e delle informazioni contenute nella segnalazione. 

Non significa che ogni audizione davanti a una commissione rientri nel whistleblowing, ma dimostra che il legislatore ha previsto strumenti mirati per proteggere chi riferisce fatti delicati, senza trasformare automaticamente in segreto tutto il procedimento.

Ed è proprio qui che resta la domanda dei cittadini.

 

Perché non significa che la Commissione agisca in forma non pubblica perché ci siano cose da nascondere. 

Significa però che esiste una questione oggettiva: la legge stabilisce la pubblicità come regola e prevede eccezioni; a Trapani la segretezza della Commissione d’indagine viene invece ricondotta a una prassi consolidata.

La differenza è tutta qui.

 

Adesso toccherà alla relazione finale, attesa per fine ottobre, spiegare cosa sia successo nella gestione dell’acqua trapanese. 

Ma forse, prima ancora, sarebbe utile chiarire ai cittadini quale sia la base normativa di questa riservatezza e quali parti del lavoro debbano necessariamente rimanere sottratte alla conoscenza pubblica e perché.

Perché l’acqua ha in sé la stessa natura della trasparenza: é un diritto e non può diventare emergenza.