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19/08/2023 15:20:00

La faringotonsillite nel bambino

Dopo il periodo di restrizione dovuto alla pandemia di Covid e alla ripresa nelle normali attività di vita e di relazioni sociali, si è verificata una maggiore circolazione e contagio da patogeni respiratori in tutte le fasce di età, compresa quella pediatrica. La faringotonsillite è una patologia comune in età pediatrica, prevalentemente virale. La faringotonsillite da streptococco beta emolitico di gruppo A (SBEA) è responsabile di circa il 25% dei casi di faringotonsillite e interessa principalmente i bambini in età scolare e gli adolescenti, con una prevalenza dal 20% al 30% tra i 5 e i 19 anni. Lo SBEA che causa la faringotonsillite streptococcica è il medesimo che causa la scarlattina. L’esantema tipico della scarlattina si verifica in caso di SBEA in grado di produrre sostanze dette esotossine.

La faringotonsillite da SBEA presenta un decorso benigno con risoluzione del quadro entro 3-7 giorni. Tuttavia una minoranza di casi può associarsi a complicanze che possono essere distinte in suppurative e non suppurative. Le complicanze suppurative possono essere ascessi peritonsillari, parafaringei o retrofaringei, otite media, sinusite o mastoidite.
Le complicanze non suppurative sono rappresentate principalmente dalla malattia reumatica e dalla glomerulofrenite acuta post streptococcica. La distinzione su base clinica tra faringotonsillite batterica, virale o di altra natura non è possibile data la sovrapposizione delle manifestazioni.

L’identificazione della faringite streptococcica può essere ottenuta tramite tampone faringeo la cui attendibilità dipende dall’adeguatezza della raccolta del campione, che deve essere prelevato dalla parte posteriore dell’orofaringe e dalla superficie di entrambe le tonsille da parte di personale sanitario adeguatamente formato, evitando il contatto con altre zone del cavo orale e con la saliva per impedire la contaminazione con la flora saprofita del tatto respiratorio. Il campione raccolto può essere analizzato mediante test antigenico rapido, esame colturale o test molecolare. Un esito positivo o negativo al test antigenico rapido è sufficiente per porre diagnosi, nella maggior parte dei casi, senza la necessità di eseguire un esame colturale di conferma, a meno di forte discordanza con il quadro clinico. Dopo visita medica una corretta selezione dei pazienti da sottoporre a tampone per la ricerca di SBEA è fondamentale per evitare diagnosi errate e un utilizzo inappropriato della terapia antibiotica. Per questo l’esecuzione del tampone deve avvenire su indicazione del pediatra curante.

Circa il 10-25% dei bambini che risultano positivi per SBEA sono in realtà portatori. Lo stato di portatore può perdurare da settimane a mesi, ma è associato a un rischio minimo di complicanze, sia suppurative che non suppurative, e a basso rischio di trasmissione. Non è raccomandata, perciò, la ricerca ne il trattamento antibiotico dei soggetti portatori di SBEA. I test rapidi e gli altri esami microbiologici non sono in grado di discriminare un soggetto affetto da faringotonsillite da SBEA da un portatore di SBEA con faringite intercorrente causata da altro agente infettivo. Ciò significa che l’esecuzione dei test rapidi per l’identificazione della presenza di SBEA nel faringe in assenza di sintomi acuti o alla fine della terapia antibiotica non deve essere eseguita. Non sono raccomandati esami ematici per la diagnosi di faringotonsillite da SBEA o di scarlattina, la diagnosi di quest’ultima è clinica.
Nei pazienti in età pediatrica affetti da faringotonsillite da SBEA o scarlattina è raccomandata la terapia antibiotica per la rapida riduzione dei sintomi e per la riduzione del rischio di complicanze suppurative e non suppurative. Nei pazienti con faringotonsillite
non da SBEA non è raccomandata la terapia antibiotica. Nei pazienti in età pediatrica affetti da faringotonsillite da SBEA o da scarlattina è raccomandata l’amoxicillina come antibiotico di prima scelta.

La ripresa scolastica in caso di faringotonsillite streptococcica o scarlattina può avvenire a distanza di almeno 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica e non richiede ne il certificato medico ne la documentazione del tampone negativo. Importanti misure di prevenzione della trasmissione e diffusione delle infezioni da SBEA sono un’adeguata igiene delle mani, una congrua areazione degli ambienti interni e l’eliminazione di possibili comportamenti promiscui ad esempio condividere utensili, bicchieri o oggetti personali.

Dott. Angelo Tummarello
Pediatra di famiglia
Consigliere provinciale Federazione Italiana Medici Pediatri
Ricercatore e divulgatore scientifico
Marsala
Cell.3384553511
Email: dott.a_tummarello@libero.it



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