Ci sono storie che la Sicilia dovrebbe raccontare più spesso. Quella di Francesca Serio, madre del sindacalista Salvatore Carnevale, è una di queste. Una donna povera, senza istruzione e senza protezioni, che negli anni Cinquanta fece qualcosa che allora sembrava quasi inconcepibile: indicò pubblicamente i mafiosi e chiese giustizia per suo figlio ucciso.
Adesso la sua storia diventa un cortometraggio. Si intitola “Francesca Serio - Mamma Carnevale”, è diretto da Luana Rondinelli ed è attualmente in lavorazione a Palazzo Adriano, trasformata ancora una volta in un grande set cinematografico a cielo aperto.
Donatella Finocchiaro nei panni di Francesca Serio
Il cortometraggio è prodotto da Accura Film, in collaborazione con Sicily Entertainment S.r.l., e può contare su un cast di primo piano.
Donatella Finocchiaro interpreta Francesca Serio adulta, Chiara Peritore la protagonista a vent'anni, mentre Lucia Sardo veste i panni della nonna. Domenico Ciaramitaro interpreta invece Salvatore Carnevale.
Le musiche originali sono firmate dal musicista marsalese Gregorio Caimi ed eseguite da I Musicanti. Aiuto regia è Riccardo Cannella, mentre la direzione della fotografia è affidata a Morgan Maugeri.
Il film viene girato interamente in abiti d'epoca e attraversa un lungo arco temporale: dagli anni Venti, con la nascita di Salvatore Carnevale, fino al dopoguerra e alla conclusione del processo per il suo assassinio.
Chi era Francesca Serio
Definirla semplicemente una “madre coraggio” rischia di essere riduttivo.
Francesca Serio fu la prima donna a denunciare apertamente la mafia per l'uccisione del proprio figlio. Contadina originaria dei Nebrodi, poverissima e sola, si trasferì a Sciara con Salvatore ancora bambino.
Per mantenerlo scelse di lavorare nei campi insieme agli uomini. Una scelta che, nella Sicilia di allora, rappresentava già una rottura delle convenzioni sociali che volevano le donne confinate esclusivamente tra le mura domestiche.
Salvatore, conosciuto come Turiddu Carnevale, nel dopoguerra si avvicinò al socialismo e alle lotte contadine. Organizzava i braccianti, chiedeva l'applicazione della riforma agraria e partecipava alle occupazioni delle terre incolte.
Studiava e la sera incontrava i contadini per spiegare loro diritti e possibilità di riscatto.
Per proprietari terrieri e ambienti mafiosi diventò presto un problema.
L'omicidio di Turiddu Carnevale
Il 16 maggio 1955 Salvatore Carnevale venne assassinato dalla mafia a Sciara.
Da quel momento Francesca trasformò il dolore in una battaglia pubblica. Denunciò gli uomini che avevano minacciato lei e il figlio e si costituì parte civile nel processo.
In primo grado gli imputati vennero condannati all'ergastolo. La sentenza fu però ribaltata in appello e successivamente la Cassazione mise definitivamente fine alle speranze di ottenere una condanna.
Accanto a Francesca Serio ci fu fin dall'inizio Sandro Pertini, che la sostenne nella sua lunga ricerca di verità e giustizia.
Dal libro al teatro, adesso il cinema
La vicenda di Francesca Serio è stata raccontata da Franco Blandi nel libro “Francesca Serio, la madre”, pubblicato da Navarra Editore. Lo stesso Blandi avrà un ruolo anche nel cortometraggio.
Quel testo ha poi ispirato “Sciara - Prima c'agghiorna”, lo spettacolo scritto, diretto e interpretato da Luana Rondinelli, con le musiche di Gregorio Caimi, successivamente diventato anche libro e audiolibro.
Ora arriva il passaggio al cinema.
«Le parole diventano storie vive – spiega Luana Rondinelli – il linguaggio teatrale lascia il posto alla trasposizione cinematografica, dove si intrecciano gli affetti personali, la quotidianità fatta di fatica e la missione civile, che diventa anche di famiglia».
Sul fondo c'è quella Sicilia del dopoguerra che, nelle parole della regista, «vestiva di nero, ma indossava speranze e lotte di comunità».
Palazzo Adriano torna set cinematografico
Per raccontare tutto questo è stata scelta Palazzo Adriano, luogo che conserva un rapporto particolare con il cinema e che fu già uno dei set più celebri scelti da Giuseppe Tornatore.
Vicoli, piazze e abitazioni diventano così la Sicilia degli anni Venti, Quaranta e Cinquanta nella quale vissero Francesca e Salvatore Carnevale.
«È un set incredibile – sottolinea Rondinelli – che già con la forza delle immagini crea le condizioni perché tutti possano sentirsi parte della scelta di Francesca: sposare la giustizia anche oltre il più grande dei dolori, l'assassinio di un figlio».
Ed è forse proprio questa la ragione per cui, a più di settant'anni dall'omicidio di Turiddu Carnevale, la vicenda di Francesca Serio continua a essere raccontata.
Non soltanto perché fu una madre che volle giustizia per il proprio figlio. Ma perché, in una Sicilia nella quale la mafia pretendeva soprattutto il silenzio, Francesca Serio decise di fare la cosa più pericolosa: parlare.