La Sicilia perde giovani e si prepara ad affrontare una delle sfide più delicate dei prossimi anni: il ricambio generazionale nel mondo del lavoro. Negli ultimi dieci anni l’Isola ha visto diminuire di quasi 175 mila unità la popolazione tra i 15 e i 34 anni.
Il dato emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, coordinato da Paolo Zabeo, che fotografa un fenomeno destinato ad avere conseguenze pesanti sull’occupazione, sulle imprese e sulla tenuta dei servizi pubblici.
Quasi 175 mila giovani in meno in dieci anni
Secondo lo studio, la popolazione siciliana compresa nella fascia d’età 15-34 anni è passata dai 1.207.996 residenti del 2015 ai 1.033.063 del 2025.
In dieci anni sono quindi spariti 174.933 giovani, con una riduzione complessiva del 14,5%.
Una diminuzione che riguarda tutte le province siciliane, anche se con percentuali differenti. Il calo più marcato si registra a Enna e Caltanissetta, entrambe con una perdita del 18,3%. Seguono Agrigento (-17%), Messina (-16,4%), Palermo (-15,1%), Siracusa (-14,5%), Catania (-13%), Trapani (-13%) e Ragusa (-6,7%).
Dal Sud al Nord e all’estero: la grande migrazione dei giovani
Il fenomeno siciliano si inserisce in un quadro più ampio che riguarda tutto il Mezzogiorno.
Negli ultimi dieci anni il Sud Italia ha perso circa 690 mila giovani. Una parte consistente si è spostata verso il Nord: secondo la Cgia, circa 270 mila giovani meridionali sono andati a vivere e lavorare nelle regioni settentrionali. Altri hanno scelto invece la strada dell’estero, alla ricerca di opportunità professionali e condizioni economiche migliori.
Un’emorragia demografica che non riguarda soltanto il presente, ma soprattutto il futuro dell’economia siciliana.
Il nodo del lavoro: entro il 2029 mancheranno quasi 174 mila sostituti
La principale preoccupazione riguarda il ricambio della forza lavoro. Tra il 2025 e il 2029 in Sicilia è prevista l’uscita dal mercato del lavoro di circa 173.900 persone che raggiungeranno la pensione.
Di queste, circa 74.600 appartengono al settore privato.
Il problema evidenziato dalla Cgia è che non ci sarà un numero sufficiente di giovani pronti a sostituire chi lascia il lavoro, creando possibili vuoti soprattutto nei settori dove oggi servono competenze e nuove professionalità.
Cgia: “A rischio sistema occupazionale, pensionistico e sanitario”
«Negli ultimi dieci anni i giovani italiani sono diminuiti di quasi 550 mila unità – afferma Paolo Zabeo della Cgia – e questo mette a rischio la tenuta del sistema occupazionale e di quello pensionistico e sanitario».
Secondo l’analisi, nei prossimi anni oltre 3 milioni di lavoratori italiani usciranno dal mercato del lavoro per raggiunti limiti di età o per anzianità contributiva.
Immigrazione e formazione: la sfida per colmare i vuoti
La Cgia sottolinea anche il ruolo che potrebbe avere l’ingresso di nuovi lavoratori stranieri, pur evidenziando la necessità di percorsi adeguati di formazione e inserimento.
«Chi sostiene che gli immigrati possano colmare completamente i vuoti occupazionali si sbaglia – spiega Zabeo –. Tuttavia, nel breve periodo, l’ingresso di nuovi lavoratori può rappresentare uno strumento per affrontare questa sfida, a condizione di preparare adeguatamente le persone nei Paesi di origine che intendono entrare in Italia».
Una questione che si lega anche al Piano Mattei, indicato come possibile strumento per organizzare percorsi di formazione e ingresso regolare nel mercato del lavoro.
La Sicilia davanti alla sfida della crescita
Il dato sui giovani persi negli ultimi dieci anni racconta una regione alle prese con una doppia emergenza: da una parte la fuga delle nuove generazioni, dall’altra la necessità delle imprese di trovare lavoratori qualificati.
Il futuro economico dell’Isola passa quindi dalla capacità di creare nuove opportunità, trattenere i giovani e rendere il territorio più attrattivo per chi oggi sceglie di andare via.