Giustizia civile, Marsala seconda in Italia. Trapani tra i tribunali più veloci
Nel primo semestre del 2026 l’indicatore dei tempi è di 153 giorni a Marsala e 206 a Trapani: sono i due valori più bassi della Sicilia. Entrambi migliorano di oltre il 40% rispetto al 2019. Ma per capire quanto dura davvero una causa bisogna leggere anche quello che la classifica non dice.
Centocinquantatré giorni a Marsala, 206 a Trapani. La fotografia statistica della giustizia civile mette i due tribunali della provincia ai vertici della Sicilia e, nel caso di Marsala, quasi in cima alla graduatoria nazionale: soltanto Locri presenta un valore più basso.
È un risultato che merita attenzione. Riguarda una delle domande più concrete che un cittadino possa rivolgere a un avvocato: quanto dovrò aspettare? Per un’eredità contesa, un contratto non rispettato, un risarcimento, una controversia di lavoro.
La risposta, però, richiede una precisazione immediata: 153 e 206 giorni sono i valori di un indicatore statistico, il “disposition time”. Non equivalgono alla durata effettiva di tutte le cause e non garantiscono che una controversia iniziata oggi finirà rispettivamente tra cinque o sette mesi.
Marsala seconda in Italia, Trapani sedicesima
Ordinando i tribunali dal valore più basso al più alto, Marsala si colloca al secondo posto nazionale, dietro Locri, che registra 136 giorni. Trapani è sedicesima. In Sicilia occupano, rispettivamente, la prima e la seconda posizione.
Marsala presenta un indicatore inferiore di 138 giorni rispetto al dato italiano; Trapani di 85 giorni. Tradotti in mesi, i valori corrispondono a circa cinque mesi per Marsala, poco meno di sette per Trapani e circa nove mesi e mezzo a livello nazionale.
Anche la precedente fotografia ufficiale mostrava risultati favorevoli. La relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, presentata a Palermo il 31 gennaio 2026, riportava per il civile un disposition time al 31 dicembre 2025 di 185 giorni a Marsala e 232 a Trapani. I valori del primo semestre 2026 indicano un ulteriore miglioramento.
Il confronto con il resto della Sicilia
Dopo Marsala e Trapani si trovano Caltanissetta, con 213 giorni, e Termini Imerese, con 222. Seguono, tra gli altri, Gela a 236, Agrigento a 241 e Palermo a 247. Più elevati i valori di Catania, a 452 giorni, Messina, a 489, e Caltagirone, a 684.
Il dato provinciale, dunque, è particolarmente favorevole. Va però letto per quello che misura: il rapporto tra il lavoro ancora da svolgere e la capacità di definire i procedimenti. La graduatoria non valuta, da sola, la qualità delle decisioni, la complessità delle controversie o l’esperienza di ogni cittadino che entra in un palazzo di
giustizia.
Che cosa significa davvero “153 giorni”
Il nome inglese può scoraggiare, ma il meccanismo del disposition time è comprensibile.
Si confrontano i procedimenti ancora pendenti alla fine di un periodo con quelli definiti nello stesso periodo. Il rapporto viene trasformato in giorni. Il risultato stima quanto tempo servirebbe a smaltire un carico pari a quello rimasto, mantenendo costante la capacità di lavoro dell’ufficio. È la definizione utilizzata dal ministero della Giustizia.
Un esempio, puramente illustrativo: se un tribunale conclude mille procedimenti in un anno e ne ha ancora cinquecento pendenti alla fine, il suo indicatore sarà di circa 183 giorni. Questo calcolo, però, non dice quanti giorni siano realmente trascorsi dall’apertura alla chiusura di ciascuna delle mille cause concluse.
Un tribunale può migliorare l’indice anche liberandosi di fascicoli aperti da molto tempo. È un progresso utile, ma chi ha aspettato anni per quella decisione non ha vissuto un processo di sei mesi.
Per conoscere la durata effettiva bisogna misurare il tempo trascorso nelle singole controversie e distinguere le materie. Una lite documentale relativamente semplice e una causa con molti soggetti, testimoni e consulenze tecniche pongono esigenze diverse.
La precisazione degli avvocati
La distinzione ha già alimentato un confronto pubblico. Il 14 settembre, intervenendo proprio sul titolo del Sole 24 Ore, il presidente dell’Unione nazionale delle Camere civili, Alberto Del Noce, ha osservato: «Il disposition time non misura la durata effettiva di una causa».
L’associazione riconosce il valore dei risultati e il lavoro degli uffici, ma chiede di affiancare all’indicatore i tempi effettivi, distinti per materia e tribunale, e una valutazione della qualità delle decisioni.
È una richiesta che riguarda direttamente i lettori. Sapere che il proprio tribunale sta migliorando è utile; sapere quanto attendono, concretamente, persone impegnate in controversie simili alla propria aiuterebbe ancora di più.
Quali cause entrano nella rilevazione
Un’altra parola da tenere presente è “civile”. Questi dati non descrivono i tempi delle indagini o dei processi penali.
E anche nell’ambito civile il perimetro è preciso. Il monitoraggio considera il contenzioso individuato per gli obiettivi del Pnrr, comprese le controversie di lavoro e previdenza. Restano fuori, tra l’altro, i giudici di pace, le separazioni e i divorzi consensuali e le procedure esecutive. La nota metodologica Istat chiarisce queste delimitazioni.
Per chi aspetta il pagamento di un credito, la distinzione è tutt’altro che accademica: ottenere una decisione favorevole e riuscire a incassare possono richiedere passaggi ulteriori. Il tempo di un’eventuale esecuzione non è raccontato dai 153 giorni di Marsala o dai 206 di Trapani.
Il primo grado non è tutto il percorso
I valori dei due tribunali riguardano il primo grado. Una controversia può proseguire in appello e, nei casi previsti, arrivare in Cassazione.
Il quadro nazionale pubblicato dall’Istat il 31 agosto mostra un miglioramento in tutti e tre i gradi: rispetto al 2019 il disposition time scende da 556 a 291 giorni nei tribunali, da 654 a 352 nelle corti d’appello e da 1.302 a 608 in Cassazione.
La somma dei tre indicatori passa così da 2.512 a 1.251 giorni, con una riduzione del 50,2%, superiore all’obiettivo Pnrr del 40%. Anche i procedimenti pendenti complessivi diminuiscono: da quasi 1,9 milioni nel 2019 a circa 1,26 milioni al 30 giugno 2026.
Sono risultati nazionali. I 352 giorni dell’appello, per esempio, non sono il dato specifico della Corte d’appello di Palermo. Sommarli automaticamente al valore di Marsala o Trapani non fornirebbe una previsione attendibile per una causa locale.
Che cosa ha aiutato i tribunali
Nella lettura dell’Istat, il cambiamento organizzativo ruota attorno a tre interventi: Ufficio per il processo, digitalizzazione e riforma Cartabia.
Il primo mette a disposizione dei magistrati personale che contribuisce allo studio dei fascicoli, alla ricerca giurisprudenziale e alla preparazione dei provvedimenti. Il processo telematico rende più agevole la gestione degli atti. Le modifiche ai riti puntano a semplificare le fasi del giudizio e favorire anche la soluzione delle controversie fuori dal tribunale.
Dal territorio arrivano valutazioni più articolate. Nella relazione giudiziaria presentata a gennaio, i presidenti dei tribunali di Marsala e Trapani segnalavano effetti positivi del ricorso al procedimento semplificato. Da Trapani, però, emergevano anche difficoltà nell’organizzazione dei controlli preliminari e nella gestione di alcuni adempimenti introdotti dalla riforma.
Il miglioramento dei risultati può quindi accompagnarsi a problemi quotidiani da risolvere. La tabella registra l’esito complessivo; non permette di attribuire una percentuale del merito a ogni intervento.
Perché questa classifica conta
Per un’impresa, un credito contestato può significare denaro che manca per lavorare. Per una famiglia, una controversia può tenere sospese decisioni sulla casa, sul patrimonio, sulla propria organizzazione quotidiana. Il tempo della giustizia entra nella vita delle persone anche quando nessuna udienza finisce sui giornali.
Per questo il risultato di Marsala e Trapani merita di essere riconosciuto. I due uffici occupano posizioni favorevoli nel confronto nazionale e hanno ridotto sensibilmente l’indicatore rispetto al 2019.
Il passo successivo, per capire quanto questo progresso raggiunga i cittadini, è affiancare alla classifica informazioni altrettanto leggibili: le durate effettive per tipo di causa, il numero delle controversie che aspettano da anni, i tempi delle fasi successive alla decisione.
Chi entra in tribunale porta una vicenda personale, non un valore medio. Il risultato da consolidare è fare in modo che il miglioramento delle statistiche si traduca, sempre più spesso, in una risposta comprensibile e tempestiva anche per lui.
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