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25/04/2026 00:00:00

"La Laguna di Tonnarella vista dal buco della serratura"

Gentile direttore di TP24, 

martedì 21 del mese corrente, le classi IV dell’Istituto Superiore Statale Ruggero d’Altavilla di Mazara del Vallo, accompagnate dalle professoresse Lucia Foderà e Carmen Giubilato, sono state impegnate presso il laboratorio di analisi dell’”Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche” (CNR – IRBIM) di Mazara del Vallo. In quella Sede, oltre all’identificazione tassonomica e biometrica del pescato, hanno avuto modo di apprendere della biodiversità che contraddistingue gli habitat e le specie ittiche del Mediterraneo. 

 

La Dirigenza scolastica, considerata la vicinanza della sede del CNR-IRBIM alla Laguna di Tonnarella (o Colmata B), dopo l’attività di laboratorio, ha voluto che gli studenti visitassero la nota zona umida. La laguna, oltre che importante per la presenza di flora e fauna, tipiche degli habitat marino-costieri della Sicilia sud-occidentale, è di grande interesse, dato che, in condizioni di non disturbo, si è rivelata “nursery” riproduttiva di alcune specie ittiche tra cui  cefali e spigole (maculata compresa). Considerata l’ora di arrivo (a piedi) nel sito si è ritenuto opportuno osservare l’ambiente lagunare dalla parte est che è più vicina alla sede del CNR. Dal piazzale, limitrofo al Lungomare Fata Morgana, che introduce nella zona umida si intravedevano i fenicotteri e i visitatori non hanno esitato ad affrontare il sentiero che costituisce la sponda d’oriente della laguna. Le Professoresse, dopo alcuni metri hanno, però, dovuto fermare gli studenti, dato che il sentiero si è reso pericoloso. 

 

I blocchi di materiale lapideo (proveniente dalle cave di marmo del trapanese) immessi alla rinfusa nel 2000, per chiudere la bocca d’oriente, avrebbero potuto causare danni seri nel caso di cadute. Si è deciso, pertanto, di tornare indietro e di cercare uno spiraglio lungo la strada da cui potere osservare il bacino idrico. Una delle Professoresse che aveva già visitato il sito ricordava che dal Lungomare Fata Morgana, pressi della discesa della Sopraelevata ANAS, era agevole visionare la zona umida. Ora, purtroppo, non lo è più, dato che per conferire i fanghi del dragaggio portuale, nelle vasche A e B dell’ambiente lagunare, la Commissione VIncA e la Regione hanno voluto l’attuazione della misura di compensazione dell’impatto, con la recinzione dell’area lagunare. Recinzione che avrebbe dovuto impedire l’accesso ai “bracconieri” e ai “cani randagi”. La montagna ha, però, finito col partorire il topolino, dato che, in assenza dei controlli, prescritti dal Dipartimento regionale Ambiente, è stata recintata la parte lagunare che confina con il Lungomare Fata Morgana, lasciando aperto l’accesso alla diga foranea e, come summenzionato, allo spiazzale che immette alla parte laguna d’oriente (fa registrare ancora la nidificazione del cavalieri d’Italia, del fratino e del fraticello). 

 

Recinzione che sembra essere stata fatta per evitare l’accesso a chi studia l’area, per evitare che passanti, turisti e curiosi, attratti dallo specchio acqueo e dai tanti uccelli, si fermassero ad osservare, così come è accaduto fino al 2023. Il 12/12/2025 in vista del censimento invernale degli uccelli migratori acquatici, coordinato in Italia dall’ISPRA, da coordinatore locale riconosciuto, ho chiesto la chiave di uno dei cancelli per potere procedere alla conta da posizione meno allarmante per gli uccelli. Chiave che non si è trovata neanche al Comune che dovrebbe custodirla. Chiave che avrei richiesto per fare conoscere agli studenti la biodiversità lagunare da vicino. Scolaresca che, invece, Intorno alle 13, non trovando più uno spiraglio per potere osservare dalla strada, è dovuta tornare indietro. E dire che il Sindaco di Mazara del Vallo non fa altro che ripetere che: “vuole che quel sito sia tutelato”. 

 

Lo ha ripetuto pure di recente, nel corso della seduta di Consiglio comunale dell’11/2/2026. Insomma, non ricordo più quante volte abbia parlato di tutela del sito, cosa che avrebbe potuto attuare veramente, criticando sul nascere (piuttosto che nel 2026 in Consiglio comunale) l’attuale progetto di “escavazione” del porto-canale, con conferimento fanghi in laguna. Cosa che avrebbe potuto fare, tentando di impedire al nuovo Direttore dei lavori (RUP intorno al 2012 dell’attuale progetto di escavazione fondali del porto e conferimento fanghi in laguna) di programmare per il “capping”, con la immissione in laguna, intanto, del telo impermeabile che si usa nelle discariche. Cosa che avrebbe potuto fare, come hanno fatto altri, chiedendo, nel corso dei tavoli tecnici, la dismissione di quel telo  che, nei due anni di permanenza, ha compromesso la presenza dei pesci e ha sottratto spazi al cavaliere d’Italia, al fratino e al fraticello che si riproducevano pure lungo la sponda d’occidente, a limite dell’acqua, occupata ad oggi dal telo per discariche.

                                                                                                     
 

Naturalista Enzo Sciabica