Parto con una premessa: alla base dell’azione politica deve esserci la consapevolezza che i cittadini siano i veri attori del cambiamento e parte attiva dei processi decisionali. La campagna elettorale non è una sfilata di volti e programmi. Serve consapevolezza del ruolo che si intende rivestire e delle azioni politiche di cui bisognerà rendere conto ai cittadini.
Quanti aspiranti amministratori conoscono la transizione amministrativa locale e i meccanismi della Pubblica Amministrazione moderna?
Oggi vengono richiesti modelli di partecipazione attiva, metodi e strumenti efficaci ed efficienti, per la gestione delle risorse umane, materiali ed economiche, per garantire il funzionamento della struttura organizzativa e servizi di qualità.
Il modello centralista è ormai superato: oggi si ragiona per obiettivi e bisogni, che vanno identificati e analizzati definendo priorità di intervento. Cosa? Dove? Come? Quando?
Conosco da più di venti anni le Amministrazioni pubbliche e il mondo produttivo, lavorando come esperto di programmazione e gestione di progetti europei in qualità di ricercatore e project manager del Dipartimento “Sostenibilità, Circolarità e Adattamento al Cambiamento Climatico dei Sistemi Produttivi e Territoriali” dell’ENEA.
Un aspirante amministratore non può dimenticare lo sviluppo sostenibile del territorio e dell’economia locale, in materia di formazione di qualità per i giovani, sostegno all’imprenditoria e al mercato del lavoro, occupazione, sostegno agli inoccupati.
In tema di formazione il massimo a cui puntiamo è il ritorno della facoltà di Enologia?
Al di là delle parole di circostanza, quali misure organizzative e tecniche si intendono attuare per rivitalizzare la produzione agricola, l’artigianato, l’industria?
Molti imprenditori locali lamentano la mancanza di una visione strategica in materia di politiche economiche.
Delicato è il tema infrastrutture e servizi. Quali le soluzioni organizzative e tecnologiche per la mobilità sostenibile, l’efficientamento delle risorse idriche, la gestione e valorizzazione di rifiuti e risorse naturali, la tutela dell’ecosistema dello Stagnone, le infrastrutture turistiche?
Il tema della rigenerazione urbana è fondamentale per un progetto di città: non semplice riqualificazione e cura del verde – dovremmo pure dotarci di un piano del verde - ma progettazione di spazi di inclusione e di aggregazione, tali da generare impatto sulla crescita sociale, sulla sicurezza e sul benessere delle persone.
Oggi si parla di servizi di prossimità, di nuovi modelli urbanistici (vedi, ad esempio, la città dei 15 minuti). Che direzione vogliamo prendere?
Notevoli, poi, le connessioni con la cultura, che non è solo spettacolo ma va declinata nei suoi aspetti sociali ed economici. Vogliamo cominciare a ragionare in termini di sostenibilità economica?
Proseguiamo con gli aspetti economici della politica: quali risorse economiche e finanziarie assicureranno il successo dell’azione amministrativa?
Spesso si butta nel mucchio il salvagente dei progetti europei. Ma senza una base di eccellenza e competitività come pensiamo di realizzare progetti ad alto valore aggiunto? I progetti non sono esercizi di stile o escamotage per spendere denaro, devono lasciare qualcosa di concreto e per i prossimi decenni.
Un’indagine di qualche giorno fa riportava come la Sicilia abbia speso solo il 12.5% dei fondi del PNRR, senza produrre impatto sul PIL; la provincia di Trapani è attestata al quarto posto con il 19.9 %, quinta per budget.
Una raccomandazione per le prossime settimane di campagna elettorale: non ci affanniamo a rivendicare visioni strategiche che, con profondo rispetto, scarseggiano.
Una politica orientata allo sviluppo del territorio deve avere come fondamenta solide basi di conoscenza e competenze allineate ai bisogni, alle criticità e alle sfide da affrontare, coinvolgendo i cittadini nelle decisioni e avendo il coraggio di dare ruoli di responsabilità a coloro che hanno gli strumenti per generare un reale cambiamento (change maker), partendo dalle risorse umane migliori a livello tecnico, gestionale, organizzativo e relazionale – spesso tenute ai margini - investendo in più efficienti ed efficaci metodologie di lavoro, creando connessioni con l’esterno piuttosto che chiudendosi a riccio intorno a vecchie prassi, superate anche quelle.
Troppe incongruenze e zone d’ombra hanno generato uno scollamento fra la politica e le persone. La corsa elettorale impazza e dà adrenalina, ma molti aspiranti amministratori dovrebbero interrogarsi sul valore aggiunto che la Città e i cittadini esigono. Mettersi in dubbio è segno di maturità, non di debolezza.
È in gioco il futuro della Città nei prossimi decenni; resto fiducioso che ci sia ancora margine di riflessione e discussione per un confronto costruttivo.
Giovanni Di Girolamo