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03/10/2026 12:39:00

Mafia, il boss Graviano: "Mio nonno era socio di Berlusconi"

«Mio nonno fece una società con Silvio Berlusconi». Giuseppe Graviano torna a parlare dei presunti rapporti economici tra la sua famiglia e l'ex presidente del Consiglio. E questa volta lo fa in un'aula di giustizia, sia pure in videocollegamento, davanti al Tribunale di Firenze.

Il boss di Brancaccio, detenuto al 41 bis e condannato all'ergastolo per le stragi mafiose, è stato sentito come testimone nel processo a Salvatore Baiardo, l'uomo che negli anni Novanta favorì la latitanza dei fratelli Graviano.

Le dichiarazioni di Graviano sono, allo stato, il suo racconto: affermazioni che non equivalgono a fatti giudiziariamente accertati e sulle quali la famiglia Berlusconi ha reagito duramente.

 

«Venti miliardi investiti, quattro o cinque erano di mio nonno»

 

La parte più rilevante della deposizione riguarda la fine degli anni Sessanta.

Secondo Graviano, il nonno materno Filippo Quartararo, imprenditore e commerciante nel settore ortofrutticolo, avrebbe partecipato tra il 1969 e il 1970 a un investimento insieme a Silvio Berlusconi.

«Mio nonno Filippo Quartararo fece una società con Silvio Berlusconi nel 1969-70, per investire soldi suoi e di altre persone», ha dichiarato Graviano. Secondo il boss, Quartararo avrebbe investito quattro o cinque miliardi di lire, mentre l'operazione complessiva sarebbe stata di circa 20 miliardi di lire dell'epoca. 

Graviano sostiene di essere venuto a conoscenza della vicenda soltanto dopo l'uccisione del padre, Michele Graviano, nel 1982.

Sarebbe stato proprio il nonno, racconta, a coinvolgerlo negli affari di famiglia e a parlargli dell'esistenza di una «carta privata» che avrebbe regolato quegli investimenti. 

 

L'incontro con Berlusconi

 

Il passaggio successivo è ancora più delicato.

Graviano sostiene che tra il 1982 e il 1983 il nonno gli avrebbe fatto conoscere personalmente Berlusconi.

«Ci fu un incontro a Milano in un albergo con Berlusconi, io, mio nonno e mio cugino Salvo», ha detto ai magistrati.

Il boss ha riferito inoltre di altri incontri successivi con Berlusconi, fino agli anni Novanta. Sono circostanze raccontate da Graviano e che, in alcuni casi, erano già comparse nelle sue precedenti dichiarazioni giudiziarie.

Tra queste c'è anche il presunto incontro del dicembre 1993, quando Graviano era latitante, che il boss colloca a Milano. L'esistenza di quell'incontro è stata oggetto negli anni di accertamenti e controversie e non risulta definitivamente provata. 

 

 

Il processo a Baiardo

 

Ma perché Graviano viene interrogato oggi su Berlusconi?

Il processo in corso a Firenze riguarda Salvatore Baiardo, già condannato in passato per aver favorito la latitanza dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano.

Baiardo è oggi imputato nell'ambito di una vicenda giudiziaria che riguarda alcune sue dichiarazioni sui rapporti tra i Graviano, Cosa nostra, Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri.

È in questo contesto che la Procura ha voluto ascoltare direttamente Giuseppe Graviano. 

Durante la deposizione il boss avrebbe inoltre negato di avere conosciuto personalmente Marcello Dell'Utri.

 

La dura replica di Marina Berlusconi

 

Le dichiarazioni hanno provocato una reazione immediata della famiglia Berlusconi.

Marina Berlusconi ha definito il processo Baiardo «un monumento all'ipocrisia giudiziaria», sostenendo che suo padre e Marcello Dell'Utri finirebbero di fatto sottoposti a un processo nel quale non possono difendersi.

Secondo Marina Berlusconi, Graviano starebbe rilanciando accuse prive di contraddittorio e il vero obiettivo del procedimento sarebbe quello di riportare nuovamente al centro dell'attenzione i presunti rapporti tra il padre e ambienti mafiosi.

 

Un racconto che riapre una storia lunga decenni

 

La deposizione non costituisce una nuova verità giudiziaria sui rapporti tra Berlusconi e la famiglia Graviano. Aggiunge però dettagli a un capitolo che magistratura e investigatori hanno esplorato per molti anni: l'origine di alcuni capitali investiti a Milano, i rapporti tra imprenditoria siciliana e lombarda e, soprattutto, ciò che accadde negli anni delle stragi del 1992 e del 1993.

Adesso Graviano mette sul tavolo una data molto precedente: 1969-1970. E sostiene che tutto avrebbe avuto origine non con lui, ma con suo nonno.

Una storia di miliardi di lire, società e carte private che, oltre mezzo secolo dopo, torna ancora una volta dentro un'aula di tribunale.