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03/09/2026 19:27:00

Marsala, disabile cade in giardino e aspetta due ore l'ambulanza

 Cade nel giardino davanti casa, ma non c’è una sola ambulanza non impegnata in quel momento che lo possa trasportare al Pronto soccorso dell’ospedale di Marsala. E’ quanto racconta un giovane disabile che abita in contrada Matarocco. 

 

“Ho diverse patologie – spiega M.C., da poco trasferitosi a Marsala – Ho problemi di obesità, artrosi alle ginocchia, quindi difficoltà a deambulare, insufficienza respiratoria, problemi cardiaci, diabete e apnea notturna. Insomma, tutta una serie di problemi che non mi consentono una vita facile e per cui ho anche un’assistenza domiciliare. Qualche giorno fa, verso le 9, mentre ero solo a casa, sono andato, con il mio girello, nel vicino giardino perché c’era un po' di fresco e dopo avere dato acqua ai fiori, non so come, mi ritrovo per terra a pancia in giù. Ho cercato di rialzarmi, ma ero senza forze. Avendo però sempre il telefono cellulare con me, ho chiamato il mio fisioterapista e gli racconto quello che mi era accaduto. Lui arriva subito, scavalca il cancello perché era chiuso, e mi aiuta a rialzarmi, portandomi dentro casa”. A questo punto, si decide di chiamare l’ambulanza. La prima telefonata la fa il fisioterapista. 

 

“Ma l’operatrice che risponde al telefono – continua M.C. – non capisce quello che dice il mio fisioterapista. Al che intervengo io, spiegando che ero caduto ed elencando le mie patologie. Dico che ho sbattuto anche la testa e lei mi chiede cosa mi sento. Rispondo che sento un malessere generale e lei mi dice che in quel momento non c’era un’ambulanza disponibile, erano tutte fuori, e appena una si fosse liberata me l’avrebbero mandata. Ma come, dico io. 

Non c’è un’ambulanza in tutta Marsala? Ripeto che sto male. Per fortuna non ero solo. Dopo circa tre quarti d’ora richiamo e mi risponde la stessa persona. E ancora una volta, con un tono abbastanza scocciato, mi ripete che non sono ambulanze libere. E continua a chiedermi che cosa avessi. Allora, io in un impeto d’ira, le dico: ‘dovrebbero licenziarvi tutti, non si può parlare così ad una persona che sta male’. Passano altri tre quarti d’ora e richiamo. Stavolta mi risponde un’altra persona che mi chiede di nuovo cosa mi è accaduto e quali patologie ho”. Lo stesso operatore richiama poco dopo per dire che ancora non ci sono ambulanze. “Ma com’è possibile? replico io.. E lui: ma lei ha detto alla mia collega che ci licenzierebbe tutti.. e glielo ribadisco, faccio io.. voi dovete rassicurare il malato.. e poi mi chiude il telefono dopo avermi detto che lo dovevo ringraziare perché mi aveva richiamato, aggiungendo che avrei dovuto chiamare il mio medico di base, il quale mi dice che io, con le mie patologie, dovrei avere la priorità, anche perché dai sintomi potevano esserci problemi neurologici”. Dopo una mezz’oretta finalmente arriva l’ambulanza. “Ma mi dicono che mi possono portare al Pronto soccorso in codice verde. Ma così, dico io, mi passano tutti avanti e mi visitano stasera, tanto vale che rimanga a casa sul divano…E’ stata un’esperienza traumatica”.