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13/06/2026 13:31:00

Marsala senz'acqua. La nota della Cna, la legalità "flessibile" dei Cinque Stelle

A Marsala l'acqua continua a mancare in alcune zone della città, nonostante il Comune abbia annunciato la progressiva normalizzazione del servizio dopo il grave guasto alla condotta principale. L'emergenza, però, non sta producendo soltanto disagi ai cittadini. Le conseguenze economiche iniziano a pesare sulle attività produttive e il dibattito pubblico si sposta adesso anche su un altro terreno, quello della legalità e della gestione delle utenze idriche.

 

La CNA: "Imprese e turismo stanno pagando il conto"

 

La CNA Trapani lancia l'allarme sulle ripercussioni che il disservizio sta avendo su alberghi, bed and breakfast, ristoranti e bar nel pieno della stagione turistica.

«Alcuni ristoranti e bar sono stati costretti a chiudere o a non accettare prenotazioni - afferma il segretario provinciale Francesco Cicala - mentre molte attività hanno dovuto sostenere costi aggiuntivi acquistando acqua da fornitori privati per rispettare le norme igienico-sanitarie».

La Confederazione riconosce che la responsabilità dell'emergenza non può essere attribuita alla nuova amministrazione comunale, insediatasi da pochi giorni, ma chiede interventi rapidi e soprattutto investimenti strutturali.

«È impossibile operare nel turismo senza la garanzia di servizi essenziali come l'acqua. Così si rischia di danneggiare non soltanto le imprese ma anche l'immagine stessa di Marsala», conclude Cicala.

 

Il post dei Cinque Stelle e le parole sui "quartieri degradati"

 

A suscitare discussioni è però anche un post pubblicato sui social da Franco Rapisarda, coordinatore del Movimento 5 Stelle a Marsala.

Rapisarda sostiene di aver ricevuto numerose segnalazioni da residenti di Sappusi, Amabilina e della zona di via Istria, definiti nel post "quartieri più degradati" della città. Un'espressione che appare quantomeno infelice e poco rispettosa di intere comunità che da anni convivono con problemi urbanistici e sociali ma che non possono essere liquidate con un'etichetta tanto semplicistica.

 

 

 

Il punto più delicato, tuttavia, non è questo.

 

"Nessun controllo sui morosi": il nodo politico

 

Nel suo messaggio Rapisarda scrive che molte famiglie non richiederebbero il servizio di autobotti per timore di controlli legati a morosità pregresse o addirittura a presunte manomissioni dei contatori.

Aggiunge poi di aver ricevuto rassicurazioni direttamente dalla sindaca Andreana Patti secondo cui, durante l'emergenza, «non sarà fatto alcun controllo in tal senso» e che i rifornimenti verranno garantiti a tutti.

La questione merita attenzione perché, al di là dell'emergenza contingente e della necessità di assicurare l'acqua a chiunque ne abbia bisogno, il messaggio che passa rischia di essere ambiguo: da un lato si afferma correttamente che l'accesso all'acqua è un diritto fondamentale; dall'altro si lascia intendere che eventuali verifiche su situazioni irregolari possano essere sospese o accantonate.

 

Il problema storico di Marsala

 

E qui emerge una contraddizione che Marsala conosce bene.

La rete idrica cittadina è vecchia, fragile e bisognosa di investimenti milionari. Ma il Comune, da anni, deve fare i conti anche con un'altra emergenza meno visibile: quella della riscossione.

Secondo i dati più volte emersi nel dibattito pubblico, il tasso di morosità strutturale del servizio idrico marsalese sfiora il 50%. In pratica, quasi un utente su due non paga regolarmente le bollette oppure accumula arretrati per anni. A questo si aggiunge il fenomeno degli allacci abusivi e delle irregolarità nei contatori, che periodicamente vengono scoperti dagli uffici comunali.

Sono risorse che mancano alle casse dell'ente e che inevitabilmente finiscono per incidere sulla capacità di effettuare manutenzioni, sostituzioni delle condotte e investimenti sulla rete.

 

Diritto all'acqua e rispetto delle regole

 

Garantire l'acqua durante un'emergenza è un dovere per qualsiasi amministrazione. Nessuno può essere lasciato senza un bene essenziale.

Ma proprio per questo occorre evitare che il principio della solidarietà emergenziale venga interpretato come una sospensione generalizzata delle regole. Perché se la città oggi paga il prezzo di una rete colabrodo, il conto non dipende soltanto dai guasti o dalla siccità. Dipende anche da decenni di evasione, morosità e mancati controlli.

L'emergenza finirà. E allora Marsala dovrà tornare a confrontarsi con la domanda che da anni resta senza una risposta convincente: chi paga il servizio idrico e chi, invece, continua a utilizzarlo senza contribuire ai costi di una rete che ogni estate mostra tutte le sue fragilità.