È stata assegnata la scorta al giornalista Nello Trocchia, inviato del quotidiano Domani, da anni impegnato in inchieste su mafie, criminalità organizzata, narcotraffico, ultras e connivenze nella Capitale.
La decisione è arrivata dopo una serie di minacce sempre più ravvicinate, ricevute sia dal vivo sia sui social. Messaggi come “devi morì”, “ce sentimo presto, infame”, “ognuno si sceglie il suo destino” sono finiti in un fascicolo della Direzione distrettuale antimafia di Roma.
Trocchia era già sottoposto a vigilanza a fasi alterne dal 2015. Ora, dopo le valutazioni della Prefettura e dell’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale del ministero dell’Interno, il livello di protezione è stato innalzato.
Tra le minacce citate ci sono quelle provenienti da ambienti criminali romani e dal mondo ultras. Nel corso degli anni il giornalista ha subito anche aggressioni, tra cui una a Foggia e una da parte di appartenenti al clan Casamonica, per le quali ci sono state condanne.
Dopo la comunicazione della scorta, Trocchia ha commentato: “Le istituzioni hanno deciso di aumentare il livello di protezione nei miei confronti con l'assegnazione di una scorta. Ringrazio chi si occupa della mia sicurezza. Sento unicamente rinnovato il carico di responsabilità che deve accompagnare la mia professione”.
Il giornalista ha poi ribadito che continuerà il proprio lavoro: “Continuerò a raccontare storie e territori saccheggiati dai poteri criminali, una città, la Capitale del nostro paese, diventata snodo del narcotraffico senza trascurare colpevoli silenzi e complicità”.
Una vicenda che riporta al centro il tema della libertà di stampa e delle minacce ai cronisti che raccontano mafie e criminalità.