Si è tenuto dal 4 al 6 settembre l’annuale e tradizionale Forum Ambrosetti di Cernobbio, che si occupa di economia e geopolitica, con il claim: “Lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive”.
Un panel ha visto la presenza di Monti e Vannacci. Il primo intervento è stato del generale, che furbescamente non ha parlato del suo cavallo di battaglia, la remigrazione anche dei regolari, perché gli imprenditori ne hanno bisogno, vista la denatalità. Infatti, ha parlato di sostegno alla crescita demografica.
La sua analisi è stata esclusivamente una critica all’UE, che a suo avviso regolamenta troppo. In quel consesso si è guardato bene dal denunciare il dumping salariale. Doveva essere l’occasione per Vannacci di accreditarsi al tavolo dell’establishment e conquistarlo.
Ma Monti l’ha demolito. Gli ha ricordato che l’UE non è nata nel 1992 con il Trattato di Maastricht, ma molto prima: il riferimento è la costituzione della CECA del 1952 e l’Italia era tra i sei fondatori. Gli ha rammentato che, grazie all’organizzazione, Francia e Germania non si sono fatte la guerra.
Rispetto all’eccessiva normativa, ad esempio sulla concorrenza digitale, terreno di conquista delle piattaforme principalmente americane, cosa accadrebbe se a fronteggiarle fossero 27 “piccole e timide” autorità nazionali? Poi, sul mercato unico, criticato dall’ex militare, per renderlo più efficace le competenze delle autorità centrali dovrebbero essere maggiori, non minori.
Il senatore a vita cita Camus: “Amo troppo il mio Paese per essere nazionalista”, e anche Mitterrand: “I nazionalismi sono la guerra”. Sulla difesa dell’italianità, tanto decantata dall’europarlamentare, gli ricorda quanto ci è costata Alitalia.
Poi la riflessione sulle indagini in corso su elementi delle forze armate che hanno aderito a Futuro Nazionale: “Non vedo in lei la ricostituzione del Partito fascista, ma un aspetto del fascismo, il più insidioso, è già in atto. Trovo in lei la ricostruzione della narrativa, della retorica dello spirito del fascismo, più o meno si dichiara la superiorità dell’Italia, degli Italiani e, vogliamo dire, della razza italiana”.
E ancora: “Non ho mai ritenuto la popolazione italiana a priori inferiore, ma non necessariamente superiore alle altre popolazioni. Ho il terrore di una ricostruzione psicologica di una ‘Italietta’ e del fatto che siccome non riusciamo con i governi attuali a dare più crescita ai nostri cittadini perché ci importa il loro voto, non il loro benessere, allora la popolazione dovrà essere soddisfatta dando corda alla sua identità”.
Inoltre: “È mia convinzione che populisti e nazionalisti nella maggior parte dei casi vadano contro l’interesse del popolo e della nazione che pensano di difendere. Amo molto l’Italia e ho cercato di farlo al meglio, facendo anche sacrifici personali come quando chiesi al Paese di fare sacrifici”.
Infine: “Lei col suo programma viola in molti punti la Costituzione italiana e pure la Carta dei Diritti Umani dell’Unione europea. E, vecchio come sono, se ci sarà modo, spenderò tutte le mie ultime energie per impedirlo”.
Al di là che si stimi o meno il politico Monti, il fatto è che uno come lui è di un livello politico, culturale e concettuale sideralmente superiore a Vannacci. Il quale trova la forza di replicare e ribadire la sua pochezza solo dopo la vittoria elettorale dell’AfD in Sassonia, in questi termini: “Monti dovrà dedicare la sua scarsa energia anche a loro. Nessun dorma”. Si aggiunge: “Povera patria. Schiacciata dagli abusi del potere. Di gente infame, che non sa cos’è il pudore”, ma, banalmente, “ognuno raccoglie ciò che semina”.
Vittorio Alfieri