Quanti eravate, al pranzo di Natale? Cinque, dieci, venti? Eravate in trenta, quaranta?
Provate a immaginare che il vostro pranzo di Natale fosse con 116 persone. Centosedici. E adesso provate a immaginare che quelle 116 persone siano tutte morte.
Come vi sentite?
Mentre noi mangiavamo fino a soffocare, mentre ci disperavamo per una tombola persa di un soffio, mentre ci giocavamo cifre importanti a carte, nel mare — nel Mar Mediterraneo — si moriva.
Oggi è 26 dicembre. È Santo Stefano, il primo martire della cristianità. Nell’iconografia viene raffigurato con le pietre, perché fu ucciso a colpi di lapidazione.
I martiri del nostro tempo non hanno nome. Non sono santi. E le loro pietre non si vedono: sono zavorre, pesi invisibili che li trascinano a fondo e trascinano a fondo anche noi, la nostra civiltà, la nostra ipocrisia.
Natale mediterraneo. 116 morti. Un solo sopravvissuto.
Sapevano. Eppure li hanno lasciati andare a fondo.
Perché non erano persone, ma eccedenze. Vite di troppo, scarti dell’umanità. Troppo poveri per essere guardati, troppo scomodi per essere salvati.
C’è sempre un elenco, un confine, un numero da ridurre. C’è sempre un potere che decide chi può passare e chi no. E c’è sempre un Erode che ordina in silenzio.
Uno soltanto è rimasto vivo. Uno solo ha attraversato la notte.
Era lì, su una barca qualunque, in un punto qualunque del mare.
Centosedici sono scesi sul fondo, a raggiungere gli altri quarantamila. Un popolo sommerso. Una nazione senza cittadinanza. Uomini, donne, bambini non autorizzati a esistere.
Uno solo è rimasto, nel Natale Mediterraneo.
E poi c’è il dato politico, che non possiamo fingere di non vedere. La stessa destra che fa la guerra agli immigrati, al diverso, che alimenta la paura e invoca muri e respingimenti, è la stessa che, nei territori, fa soldi proprio sugli immigrati.
Succede a Marsala, come nel resto della Sicilia. Centri di accoglienza che diventano miniere d’oro, cooperative che orbitano attorno a capibastone locali, uomini che muovono voti, sostengono sindaci, decidono maggioranze. La retorica dell’odio sopra. Il business sotto.
Si battono il petto parlando di valori cristiani. Poi lasciano annegare le persone. E quelle che arrivano le sfruttano, le usano, le trasformano in merce elettorale.
È questo il vero scandalo. Non solo il naufragio, non solo i morti. Ma il sistema che li rende inevitabili, accettabili, persino utili.
Centosedici morti sotto il mare. Un solo sopravvissuto. E noi, ancora una volta, a tavola.
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