La Corte di Cassazione ha respinto in via definitiva il ricorso presentato da Agostino Lentini, 60 anni, condannato all'ergastolo per il suo coinvolgimento nel sequestro e nell'uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo.
La Suprema Corte ha confermato il provvedimento con cui il magistrato di Sorveglianza di Padova aveva negato al detenuto l'autorizzazione a trascorrere un periodo di licenza premio in Ungheria, dove vivono la moglie e i figli.
La richiesta di raggiungere la famiglia
Lentini, detenuto dal 1996 nel carcere di Padova e attualmente in regime di semilibertà, aveva chiesto di poter raggiungere i familiari a Pomáz, nei pressi di Budapest, usufruendo di due distinti periodi di licenza: dodici giorni ad agosto e altri quindici tra dicembre e gennaio.
L'istanza, presentata nel giugno 2025, era stata respinta perché la normativa italiana non consente che la licenza premio venga fruita fuori dal territorio nazionale.
La decisione della Cassazione
La Cassazione ha confermato questa interpretazione, chiarendo che le norme europee richiamate dalla difesa non sono applicabili alla semilibertà.
I giudici hanno ricordato che alcune misure alternative alla detenzione possono, in presenza di specifici requisiti, essere eseguite in un altro Paese dell'Unione europea, ma ciò non vale per la semilibertà, che mantiene il condannato in stato di detenzione pur consentendogli di uscire dal carcere per lavorare o svolgere determinate attività.
La difesa sosteneva che Lentini non intendesse trasferire all'estero la misura della semilibertà, ma soltanto trascorrere fuori dall'Italia i giorni di licenza premio.
Il ruolo nel sequestro Di Matteo
Agostino Lentini è stato riconosciuto come uno dei carcerieri del piccolo Giuseppe Di Matteo durante la lunga prigionia nel Trapanese. Secondo le sentenze, mise a disposizione una villetta a Castellammare del Golfo, dove il bambino fu tenuto sequestrato nel 1994 prima del tragico epilogo.