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15/09/2026 18:16:00

Oggi il ricordo di Don Puglisi. Marsala gli dedica una scuola

Trentatré anni fa Cosa nostra uccideva don Pino Puglisi davanti alla sua abitazione, nel quartiere palermitano di Brancaccio. Oggi Marsala ne ricorda il sacrificio avviando l’iter per intitolargli la nuova scuola di via Istria. Una scelta dal forte valore simbolico: il nome di un educatore su un luogo nel quale si formano bambini e ragazzi.

Il nuovo plesso scolastico, l’ex Cosentino di viale Regione Siciliana, porterà il nome del sacerdote che provò a sottrarre i più giovani alla strada, alla povertà e al reclutamento mafioso. La sindaca Andreana Patti ha firmato il decreto che approva l’intitolazione, accogliendo la proposta del Centro di Accoglienza Padre Nostro, condivisa dal Consiglio d’istituto del Comprensivo “Mario Nuccio”.

La procedura dovrà adesso essere completata con le valutazioni della Prefettura di Trapani.

 

Patti: “Teniamo alto il suo modello educativo”

 

«Ricorre oggi il 33° anniversario della morte di Padre Pino Puglisi, prima vittima della mafia riconosciuta come martire della Chiesa. E proprio in questa giornata onoriamo il suo sacrificio con l’avvio della procedura di intitolazione a don Puglisi della nuova scuola che si sta ultimando nel quartiere di via Istria», afferma la sindaca.

«Vogliamo così tenere alto il suo modello educativo, i valori di legalità e lotta alla mafia che ha difeso fino al martirio. Ringrazio il presidente del Centro di Accoglienza Padre Nostro per la proposta, il dirigente e i componenti del Consiglio d’istituto del Comprensivo “Mario Nuccio” per avere espresso celermente il parere collegiale».

 

Il prete che sfidò la mafia educando i ragazzi

 

Don Giuseppe “Pino” Puglisi venne assassinato la sera del 15 settembre 1993, nel giorno del suo 56° compleanno. Era parroco della chiesa di San Gaetano, a Brancaccio, uno dei quartieri nei quali il potere mafioso si manifestava non soltanto attraverso la violenza, ma anche controllando la vita quotidiana delle famiglie.

Padre Puglisi aveva compreso che il contrasto alla mafia cominciava dall’educazione. Per questo lavorava soprattutto con bambini e adolescenti, offrendo loro luoghi di incontro e alternative alla strada. Nel 1993 inaugurò il Centro Padre Nostro, destinato a diventare uno dei simboli del riscatto civile di Brancaccio.

La sua azione pastorale infastidiva Cosa nostra perché spezzava il meccanismo attraverso il quale la cultura mafiosa si tramandava da una generazione all’altra. Padre Puglisi non aveva scorte né armi. Aveva la scuola, la parola e la capacità di insegnare ai ragazzi che un’altra vita era possibile.

 

 

Quel sorriso davanti all’assassino

 

Secondo la testimonianza resa dal killer Salvatore Grigoli, don Puglisi accolse i suoi assassini con un sorriso e con poche parole: «Me l’aspettavo». Fu ucciso con un colpo di pistola davanti al portone di casa.

Il 25 maggio 2013 venne proclamato beato perché ucciso “in odio alla fede”: è stata la prima vittima della mafia ufficialmente riconosciuta come martire dalla Chiesa cattolica. Nel 2015 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli conferì alla memoria la Medaglia d’oro al merito civile.

Intitolargli una scuola significa dunque scegliere qualcosa di più di un nome da collocare su una targa. Significa ricordare che Padre Puglisi venne ucciso anche perché educava. E che proprio l’educazione rimane uno degli strumenti più potenti per impedire alla mafia di reclutare consenso, obbedienza e silenzio.