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25/08/2026 19:29:00

Segesta Festival 2026 : in scena "Oreste" di Euripide 

In un finale di cartellone ricco di titoli importanti , così come lo sono stati i numeri dell'affluenza registrati dal Segesta teatro festival 2026, non poteva mancare un'opera come l'"Oreste" di Euripide.  

 

Grazie all'adattamento e regia di Dario Battaglia, le musiche di Gioacchino Balistreri, scenografia e costumi di Ivan Bieco Varengo, viene portata in scena una delle più classiche rielaborazioni mitologiche del grande drammaturgo di Salamina. 

 

Gli ingredienti principali sono imponenti: matricidio, follia e tradimento. 

Se nell' Orestea eschiliana di cinquant'anni prima la figura di Oreste era di molto più eroica (visto come un difensore della famiglia roso dal rimorso), nel sequel della stessa saga , Euripide dipinge il protagonista come un uomo in preda ai deliri psicotici ,intento soltanto ad evitare quella che sembra l'inevitabile condanna a morte per l'uccisione della madre Clitennestra. 

 

A questo punto inizia una girandola di personaggi che ruotano attorno al protagonista, dai marcati connotati caratteriali. 

Se la chiave etico-eroica antecedente all'autore viene meno, tuttavia la trama ad intreccio assolutamente moderna e' capace di tenere viva l'attenzione degli spettatori. 

Degna di nota la vigliaccheria dello zio Menelao che non alzerà un dito in Assemblea per aiutare i nipoti (il plurale e' d'obbligo,vista la complicità in omicidio di Elettra,sorella di Oreste). 

 

Il tentativo proposto dal fidato Pilade di uccidere l'odiatissima Elena (moglie di Menelao) , per portare a sé il favore della popolazione e dell'Assemblea, scaraventa ancor più nel baratro i personaggi principali, rendendoli più umani che mitologici. 

 

Sara' Apollo, pragmatico "deus ex machina", a salvare Oreste con un cinico quanto bizzarro escamotage che imporra' la pace tra il giovane matricida e Menelao, divinizzando Elena. 

 

L'attualità dell'opera non sorprende se si considera che la stessa nacque in una Atene devastata dalla guerra. 

Cinismo e iconoclastia tengono fortemente la scena quando l'uomo, guerrafondaio, si rende artefice di opere meschine e mette a nudo la sua totale miseria . 

La stessa irruzione di Apollo rappresenta "un gesto di umiliazione dell'umano a cui il Dio non consente nulla di veramente libero, neanche il male".

 

Giuseppe Giacalone



Native | 11/08/2026
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