Gentile Redazione di TP24,
scrivo con il fegato amaro di chi, da anni, sceglie Birgi per le proprie vacanze, investendo nel territorio come "turista residenziale". Ma oggi la mia non è una lettera di apprezzamento, bensì un atto di accusa contro una gestione del bene pubblico che definire imbarazzante è un eufemismo.
È bastato il primo weekend di maggio per far precipitare la zona nell’ennesima, cronica crisi idrica. Mi chiedo: com'è possibile? Abbiamo alle spalle una stagione ricca di piogge, con invasi finalmente pieni, eppure dai rubinetti di Birgi esce solo aria. Ho verificato con i vicini: stamattina l’intero quartiere era a secco.
La beffa, oltre al danno, è l'inefficienza burocratica. Per avere l'acqua dal Comune bisogna inviare una PEC e attendere giorni. Siamo nel 2026, siamo in Europa, ma sembra che a Birgi l'orologio sia fermo al secolo scorso. Nel frattempo, per non restare senz'acqua potabile, sono stato costretto — come al solito — a pagare di tasca mia un privato per un rifornimento d'emergenza.
Questa amministrazione sta collezionando fallimenti su più fronti, ma sulla gestione delle risorse primarie siamo a livelli da primato negativo. Mi domando con quale coraggio si parli di sviluppo turistico, di potenziamento dei voli verso l'aeroporto e di accoglienza per i visitatori europei in fuga dalle instabilità geopolitiche.
Il ragionamento è elementare: se inviti la gente a casa tua, devi essere in grado di offrire almeno un bicchiere d’acqua. Se Marsala e le sue periferie non sono capaci di garantire i servizi minimi essenziali, i turisti (e i residenti) troveranno presto mete più civili dove trascorrere il proprio tempo e spendere i propri soldi.
Un’amministrazione che non garantisce l’acqua a maggio, con le dighe piene, ha già dichiarato la propria resa.
Enrico Signoretti