Trapani, acqua contaminata: si delinea la via d’uscita. Ma 150 utenze restano chiuse
La crisi dell’acqua a Trapani cambia ancora una volta forma, ma non è ancora finita.
La buona notizia è che l’area interessata dalla contaminazione si sta restringendo e che le analisi, grazie anche alla pratica della clorazione guidata in accordo con l’Asp, mostrano un progressivo abbattimento degli indici di inquinamento.
Quella meno buona è che circa 150 utenze restano ancora chiuse e che il problema, pur circoscritto a una porzione minima del contesto urbano nella zona nord, continua a richiedere autobotti, controlli e cantieri.
La vicenda era cominciata a marzo, quando le segnalazioni di acqua torbida e maleodorante avevano portato ai primi campionamenti con l’Asp e alle ordinanze di divieto di utilizzo dell’acqua per fini potabili.
Da allora il Comune ha progressivamente ristretto la mappa.
Le analisi hanno consentito di individuare due fonti di contaminazione: una in prossimità di un fognolo privato e un’altra riconducibile a cedimenti degli allacci delle utenze sulla condotta principale.
Non è dunque più soltanto una ricerca nel buio.
La mappatura costruita in questi mesi dal Servizio Idrico insieme ai tecnici sanitari sta individuando i punti nei quali si può generare il fenomeno.
E la pratica della clorazione, effettuata sotto il controllo dell’Asp, avrebbe portato gli indici di contaminazione ai livelli minimi.
Ma finché non viene completato il percorso di verifica e risanamento, le utenze interessate restano escluse dalla rete.
Il nuovo cantiere di via Archi
Il fronte più importante, adesso, è quello dei lavori.
Venerdì scorso è stato aperto un cantiere nella zona compresa tra via Archi, all’incrocio con via Messina e via Tripoli. Qui è emerso un elemento tecnico che aiuta a comprendere la fragilità della rete: le condotte sono in polietilene e risalgono al 1992. Dopo circa 35 anni, le saldature presentano criticità.
I lavori proseguiranno lunedì.
Contemporaneamente l’Enel, sotto la vigilanza dei tecnici comunali, sta intervenendo in via Venere, davanti alla cabina elettrica, per riparare un danno provocato da proprie ditte.
E c’è un altro cantiere destinato ad avere un peso importante sulla zona: in via Tunisi sono iniziati i lavori per la realizzazione della fognatura delle acque bianche di grosso diametro, che dal quartiere Cappuccinelli, attraverso via Tripoli e via Erice, arriverà a scaricare proprio in via Tunisi.
Sono lavori che intervengono su pezzi diversi dello stesso problema: acqua, fognatura, sottoservizi e una rete che in alcuni tratti mostra ormai tutti i suoi anni.
Martogna, arriva un nuovo impianto di clorazione
Sul fronte della prevenzione, il Comune ha collocato a Martogna un ulteriore impianto di clorazione, che dovrebbe entrare in funzione lunedì.
L’obiettivo è rafforzare il trattamento e accompagnare la fase di progressiva riapertura delle utenze con un controllo più puntuale della qualità dell’acqua.
Il quadro, rispetto alle settimane scorse, appare quindi più definito. Il Comune sostiene di avere individuato due fonti di contaminazione e di avere ristretto progressivamente le aree interessate.
Ma la prudenza resta necessaria: la presenza di Escherichia coli, nei campionamenti precedenti, aveva infatti imposto la chiusura delle prese e il divieto di utilizzo per fini idropotabili. Per l’acqua destinata al consumo umano, il parametro dell’E. coli deve essere pari a zero.
Ancora 150 famiglie da rifornire
La parte tecnica della crisi deve fare i conti con quella quotidiana.
Se una presa resta chiusa, l’acqua deve arrivare comunque. E quindi entrano in campo le autobotti.
L’Amministrazione ha integrato il servizio della Protezione civile e, con la rimodulazione dell’ordinanza sindacale del 26 agosto, ha potenziato anche il C.O.C., il Centro operativo comunale di protezione civile, affidando un ruolo maggiore al volontariato organizzato nella gestione delle richieste.
È un tentativo di trasformare un servizio che nelle settimane scorse aveva mostrato difficoltà in un sistema più razionale: raccogliere le richieste, stabilire le priorità e soprattutto garantire che chi è più fragile non debba aspettare giorni.
Perché il problema delle autobotti è diventato uno dei punti più sensibili dell’intera emergenza. Le segnalazioni raccolte dal comitato “Acqua è un diritto di tutti” parlano di attese anche superiori ai dieci giorni e di cittadini che avrebbero incontrato difficoltà dopo l’attivazione del COC. Si tratta di segnalazioni che devono essere verificate, ma che raccontano comunque la pressione su un servizio chiamato a sostituire temporaneamente la rete idrica.
Adesso la prova dei fatti
La prossima settimana sarà quindi decisiva.
Da una parte il nuovo impianto di clorazione di Martogna, dall’altra i cantieri di via Archi e via Venere, i lavori sulla fognatura di via Tunisi e la prosecuzione delle analisi.
L’obiettivo dichiarato dal sindaco Giacomo Tranchida e dall’assessore al ramo Giuseppe Pellegrino è arrivare in tempi brevi alla soluzione della crisi, ma anche costruire un sistema organizzativo capace di affrontare eventuali nuove criticità.
È questa, probabilmente, la vera partita.
Perché il problema non è soltanto riportare l’acqua dentro quelle 150 utenze. È fare in modo che una nuova perdita, un cedimento, uno scavo, un guasto o una contaminazione non trasformino nuovamente una parte della città in una zona da rifornire con le autobotti.
La crisi idrica trapanese, del resto, ha già dimostrato di avere molte facce: l’acqua che manca, quella che non si può bere, i pozzi che si fermano, le condotte che cedono e le famiglie costrette ad aspettare un’autobotte.
Adesso il Comune prova a chiudere uno dei capitoli più delicati.
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