Trapani, l’acqua dei consiglieri e la paura dei lavoratori
Come pago il mutuo? E l’affitto? Ci sono le bollette, i libri dei figli. Mia moglie è incinta. Il piccolo non entra più nel giubbotto invernale. Con dieci euro di benzina ci faccio due giorni ed il macinato di seconda va a 16€ al chilo. E se si rompe il frigorifero? Se devo fare un esame a pagamento? Non lo so se, quest’anno, Babbo Natale passerà da casa nostra...
Quando rischi di perdere il lavoro, i pensieri sono sparpagliati dalle preoccupazioni. Non seguonk l’ordine del giorno: segue le scadenze. E le scadenze si accomodano sul petto come elefanti, ti tolgono il respiro come un infarto, tornano ad ondate come conati.
Le scadenze non contano i voti della maggioranza o dell'opposizione: contano i soldi che mancano per arrivare alla fine del mese.
È con queste preoccupazioni che ieri sera quindici lavoratori di Formula Ambiente sono arrivati nella piccionaia di Palazzo Cavarretta, al Consiglio comunale di Trapani.
Nel caldo del quarto piano, con i loro giubbotti arancioni e un contratto a tempo indeterminato che, improvvisamente, non mette più al riparo da niente.
Sotto di loro, intanto, si discuteva di discutere.
Del PEF, il Piano economico finanziario del servizio rifiuti. E, di conseguenza, della possibilità di aprire una strada per quei quindici posti di lavoro e fare in modo che, nel 2027, i quindici non diventino trenta.
E che la questione fosse questa lo dicono le norme, i numeri, certo, ma soprattutto la presenza dei lavoratori che affollavano il loggione con i loro giubbotti che rifrangevano, prima delle luci, le preoccupazioni ed un tempo indeterminato trasformato in una sentenza.
E la preoccupazione era appoggiata con tutto il peso alla balaustra, su spalle diventate pesanti e curve.
Sono salita in piccionaia non soltanto per intervistarli. Volevo ascoltarli, sentirli davvero. A volte l’essenziale è invisibile alle mozioni.
E dallo spazio riservato ai cittadini si vedono cose che lo streaming non restituisce: le facce e le smorfie, le attese e le contese, la distanza tra chi sta cercando una soluzione e chi sta cercando di vincere una partita a poker.
Di quella distanza resta soprattutto un’immagine: l’acqua del frigorifero del Palazzo è dei consiglieri, non si offre ai lavoratori che sono nell'afa del quarto piano, dove l'aria condizionata è spenta.
Fuori da quel frigorifero ci sono persone che rischiano lo stipendio. Dentro, a quanto pare, ci sono piccoli privilegi e prerogative da difendere.
L'acqua nelle bottigliette sono come le brioche di Maria Antonietta, che chissà con quali soldi si compra quell'acqua lì.
Nei corridoi di Palazzo Cavarretta ho sentito anche che "bisogna chiedere il permesso per rivolgere la parola a un "consigliere".
Ma il rispetto dovrebbe essere quella cosa dovuta a tutti e quello per un’istituzione non è sudditanza verso chi occupa uno scranno.
Un lavoratore non deve esibire un titolo accademico o professionale, una tessera o una conoscenza importante per essere ascoltato.
Men che meno, le sue opinioni possono essere considerate a seconda se gradite o meno.
Sul PEF occorre essere chiari, senza trasformare nemmeno questa vicenda in propaganda. L’aumento della Tari riguarda le tasche di altri cittadini, altre famiglie, altre persone in difficoltà: non può essere liquidato come un dettaglio.
E sul PEF che entrando in vigore dal 2027 non salva nessuno, si stanno dicendo tante cose e si stanno scomodando tante norme.
Ma al netto della questione politica, ce n'è una che é cristallina: l'approvazione del PEF oggi dice all'azienda "stai tranquilla, dal 2027 avrai la copertura economica per i servizi". Per cui si può mettere in atto un "raffreddamento" della vertenza sui licenziamenti per ottobre, novembre e dicembre.
Approvare il PEF può offrire una base su cui trattare, provare a tenere insieme il presente e i mesi successivi. Non una salvezza automatica, ma una possibilità da verificare e sulla quale lavorare.
È questo che andava discusso. Non se discutere.
Occorre che chi contesta una strada ne indichi un’altra, e che chi propone una soluzione ne spieghi limiti, condizioni e tempi.
Quei lavoratori hanno diritto a risposte comprensibili, probabilmente difficili, perché quelle semplici vanno a braccetto col populismo. Non devono essere usati come pubblico e pretesto di un regolamento di conti.
La paura del licenziamento, del vuoto davanti mi é appartenuta. C’ero anch’io tra i novecento operatori coinvolti nelle vertenze dei call center di Multimedia, B2B, Phonemedia: quelle che sono vertenze di quasi vent'anni fa, per chi le ha vissute restano nel bianco e nero di mesi senza stipendio e diritti calpestati.
Poi i Cantieri navali, il Natale sulle gru, i lavoratori Despar, la sofistica midolla di Megaservice.
Ogni volta famiglie costrette a diventare funamboli in equilibrio precario.
Per questo colpisce la leggerezza con cui si può ridere, provocare, cercare l’ultima parola mentre qualcuno aspetta di sapere se avrà ancora uno stipendio.
Non possiamo conoscere i pensieri di chi sedeva in aula. Possiamo osservare peró ció che quella seduta ha mostrato. E ieri sera la preoccupazione dei lavoratori non è sembrata diventare la preoccupazione del Consiglio.
Queste cose non passano per la mente a chi occupa quegli scranni, non tanto e non solo per i gettoni di presenza o le indennità, che ridurle, ricordiamolo, non risolve il problema ma sarebbe segno di sobrietà, questo sì.
Il punto è cosa si pensa di rappresentare quando ci si siede lì. Se un incarico al servizio della città oppure una posizione dalla quale pretendere riguardi, alzare la voce, prevaricare, segnare un punto sull’avversario.
Della serata resta un collage di fotografie non scattate: una risata sul PEF che non si discuterà, l’acqua contestata, lei non sa chi sono io.
E qualcuno che, dall'opposizione, il giorno dopo suggerisce quale sarebbe la vera notizia da dare: il Gruppo misto si è spaccato.
E questo restituisce una misura.
Perché il punto è che le strategie politiche non possono relegare sullo sfondo quindici persone e le loro famiglie. Una rata saltata non si sistema con una dichiarazione alla stampa.
Ieri sera i lavoratori erano in alto, nel loggione. La politica, seduta più in basso, è riuscita comunque a guardarli di sotto in sù.
Sullo sfondo i gilet arancioni posati sulla balaustra riflettono le storie che non si possono raccontare e quelle che non si vorrebbero proprio vedere.
Valentina Colli
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