“La candidatura non viene ritirata. Va avanti e tutti siamo d’accordo”. Altro che “Caporetto”. Dopo il terremoto politico esploso al tavolo di Palermo sul progetto MaB UNESCO delle saline di Trapani, Paceco e Marsala, il commissario della Camera di Commercio Giuseppe Pace prova a rimettere ordine in una vicenda che nel giro di poche ore è diventata uno scontro tra porto, imprese, lavoratori, ambientalisti e istituzioni.
E la sua linea è molto chiara: il progetto UNESCO non è morto. Non viene ritirato. Non viene accantonato. Cambia però pelle.
Fuori il porto di Trapani. Fuori la zona industriale. Dentro invece il cuore delle saline, le aree di tutela ambientale e una nuova zona di transizione che adesso dovrà essere completamente ridisegnata insieme ai sindaci, agli ordini professionali e ai tecnici del territorio.
È questo il punto vero emerso dopo la riunione convocata dall’Autorità di Sistema Portuale a Palermo. Perché quello che è successo nelle ultime ore non è soltanto uno scontro sulla perimetrazione UNESCO. È il tentativo di evitare che Trapani si spacchi definitivamente in due: da una parte il porto e il lavoro, dall’altra ambiente, tutela e promozione internazionale del territorio.
Pace lo dice chiaramente e prova a spostare il dibattito lontano dalle letture più drammatiche.
“La candidatura va avanti. Per me era giusto togliere il porto e la zona industriale per non creare problemi e portare avanti la candidatura. Questo è il mio obiettivo”.
Il commissario respinge soprattutto la narrazione della resa. Per lui non si tratta di una sconfitta ma di una mediazione resa necessaria dal clima che si era creato attorno al progetto negli ultimi mesi.
E per capire perché la tensione sia salita così tanto bisogna tornare a dicembre 2025.
Secondo la ricostruzione fatta dallo stesso Pace, il progetto iniziale non comprendeva il porto. La svolta arriva quando dal Ministero viene chiesto di ampliare la zona di transizione perché ritenuta troppo piccola. Ed è lì che dentro il dossier entrano i centri storici di Trapani e Marsala. E con loro, inevitabilmente, anche il porto.
“Da lì è nato il problema.
Perché Trapani, a differenza di altri siti UNESCO, ha una caratteristica quasi unica: il porto è fisicamente intrecciato alla città. Le banchine arrivano dentro il centro storico, le attività portuali convivono con il waterfront, le saline confinano con aree industriali e traffici commerciali.
È per questo che Pace definisce Trapani “un caso unico”. Ed è dentro questa anomalia che si inserisce lo scontro esploso a Palermo.
I lavoratori portuali parlano di agitazione. Gli operatori economici temono ricadute su investimenti e sviluppo. Gli ordini professionali chiedono chiarimenti tecnici. L’Autorità Portuale vuole capire quali effetti concreti potrebbe avere il MaB UNESCO sul sistema portuale.
A quel punto Pace decide di fermarsi.
“Nessuna volontà di creare scioperi. Nessuna volcontà di creare problemi. Togliamo il porto, punto”.
Una frase che racconta bene il clima di quelle ore. Perché dietro la scelta di escludere il porto non c’è soltanto una valutazione tecnica. C’è soprattutto il tentativo di evitare una guerra permanente tra lavoro e tutela ambientale.
Pace rivendica anche di avere sempre mantenuto aperto il dialogo con l’Autorità Portuale guidata da Annalisa Tardino.
Spiega di aver portato già a gennaio i documenti aggiornati alla presidente dell’Authority, subito dopo la modifica della perimetrazione decisa a dicembre. E descrive la Tardino come una figura prudente, intenzionata soprattutto a capire le conseguenze reali del progetto sul porto.
Alla fine infatti si arriva persino a un comunicato condiviso. Un segnale politico importante, perché significa che almeno sul piano istituzionale la strada scelta non è quella dello scontro totale.
Ora però comincia la fase più delicata.
Martedì 19 maggio il comitato promotore tornerà a riunirsi con i sindaci, gli ordini degli architetti, gli ingegneri e i tecnici incaricati di ridisegnare la candidatura. E qui entrerà in gioco anche Giacomo Tranchida.
Sarà infatti il Comune di Trapani, insieme ai progettisti e ai tecnici urbanistici, a dover indicare come riorganizzare la nuova area di transizione senza creare ulteriori fratture.
Gli ingegneri hanno già posto il problema principale: se il porto esce dalla perimetrazione, bisognerà capire cosa succede alle aree del centro storico che fisicamente si intrecciano con le banchine e col waterfront.
Gli architetti invece chiedono una candidatura più condivisa e costruita davvero col territorio.
In pratica, il dossier ora va quasi riscritto. Ma Pace insiste su un punto che considera decisivo: il MaB UNESCO non è sinonimo di nuovi vincoli. Ed è qui che emerge la parte forse più interessante del ragionamento del commissario. Perché la porta al porto non viene chiusa definitivamente.
“Se fra due anni il porto capisce che il progetto porta benefici, finanziamenti e opportunità, allora possiamo anche allargare di nuovo la zona di transizione”.
Oggi quindi il porto esce dalla perimetrazione per abbassare la tensione e consentire alla candidatura di proseguire. Ma l’ipotesi di un futuro rientro non viene esclusa, soprattutto se il progetto dovesse dimostrare concretamente di poter diventare un’opportunità anche per il sistema portuale.
Pace prova così a costruire una posizione di equilibrio. Non vuole apparire come l’uomo che ha smontato il progetto UNESCO. E nemmeno come quello che ha ignorato le preoccupazioni del porto.
Per questo insiste su un concetto: le istituzioni devono tenere insieme interessi diversi senza trasformare tutto in uno scontro politico permanente.
“Si deve usare il buon senso, e proseguire con il dialogo ”.
Perché il MaB UNESCO non porta nuovi vincoli
A chiarire uno dei punti più discussi dell’intera vicenda è stato anche Francesco Picciotto dirigente del servizio parchi, riserve e rete natura 2000 presente lì in rappresentanza dell'assessore regionale all'ambiente
Cordaro ha provato soprattutto a separare due concetti che, secondo lui, negli ultimi giorni sono stati confusi nel dibattito pubblico: le riserve naturali e il MaB UNESCO.
“Sono due cose completamente diverse”.
Da una parte ci sono le riserve naturali e i siti ambientali già esistenti, che prevedono vincoli normativi precisi. Dall’altra invece il programma MaB UNESCO, che Cordaro descrive come una sorta di adesione volontaria del territorio a un percorso di valorizzazione ambientale e culturale.
“Non è un vincolo”.
“È una sorta di certificazione volontaria”.
Secondo Cordaro il MaB non impone automaticamente nuovi limiti urbanistici o produttivi, ma rappresenta piuttosto un impegno che il territorio sceglie autonomamente di assumersi.
Per spiegare meglio il concetto usa un paragone molto semplice:
“Se il territorio vuole farlo, lo fa. Se non lo vuole fare, non lo fa”.
Ed è proprio su questo passaggio che l’esponente regionale prova ad abbassare la tensione esplosa attorno al porto di Trapani.
Cordaro spiega infatti che, trattandosi di una partecipazione volontaria, l’eventuale uscita del porto dalla perimetrazione non rappresenterebbe uno strappo insanabile ma una scelta immediatamente recepibile dal comitato promotore.
“Qualora dal porto arrivasse un segnale chiaro rispetto all’esclusione dalla perimetrazione, la cosa sarebbe immediatamente accettata”.
Poi un altro passaggio importante: secondo Cordaro non esiste alcuno stop ministeriale sulla candidatura.
Anzi.
“Non c’è nessuno stop”.
“Dal Ministero ci invitano a muoverci rapidamente”.
Il dirigente regionale conferma infatti che i contatti con Roma sono continui e che il Ministero starebbe spingendo per chiudere il dossier entro la finestra utile del giugno 2026.
Ed è per questo che, nonostante lo scontro esploso a Palermo, dalla Regione arriva un invito molto chiaro:
“Andare avanti”.
E possibilmente senza perdere altro tempo.