Dal primo settembre Trapani Servizi gestirà direttamente la discarica di contrada Belvedere.
La nuova vasca TPS1 - che verrà inaugurata il 25 agosto - può chiudere una stagione fatta di camion verso Catania e costi fuori controllo. E per la partecipata può trasformare lo smaltimento da una voce di perdita a una fonte di ricavi.
È un passaggio che va oltre la semplice apertura di un impianto, perchè per anni il Trapanese ha dovuto fare i conti con una parola diventata ormai familiare: il "turismo dei rifiuti".
Quando gli impianti locali non sono stati disponibili, l'indifferenziato è salito sui camion ed è partito verso altre province.
Non era soltanto un problema ambientale o logistico. Era soprattutto un problema economico.
Il conto dei camion
Quando centinaia di migliaia di rifiuti devono uscire dal territorio, il conto sale rapidamente: al costo del conferimento si sommano trasporto, carburante, personale, movimentazione e gestione delle emergenze.
Eppure Trapani è la provincia più virtuosa della Sicilia per i rifiuti col suo 75% di raccolta differenziata e col Piano d’ambito provinciale approvato. Risultati da primato che però non si traducono in uno sconto per i cittadini: i Comuni continuano a pagare circa 400 euro a tonnellata per smaltire l’indifferenziato, con gli rsu che viaggiano da Trapani verso Catania e poi fuori dalla Sicilia, fino agli inceneritori.
Secondo i sindaci della SRR Trapani Nord, negli anni peggiori il costo complessivo dello smaltimento fuori provincia è arrivato fino a 400 euro a tonnellata. Per l'intero sistema provinciale significa una partita economica potenzialmente enorme.
E il viaggio non finisce necessariamente a Catania. Nel dicembre 2025, 25 sindaci trapanesi denunciavano come l'indifferenziato partisse verso Catania e, successivamente, anche fuori dalla Sicilia, fino agli impianti di incenerimento. Il costo indicato era ancora intorno ai 400 euro a tonnellata.
Nel 2024 la provincia di Trapani ha prodotto oltre 182 mila tonnellate di rifiuti urbani e quasi 42 mila tonnellate di indifferenziato da smaltire. È questa la distorsione che la nuova vasca dovrebbe contribuire a spezzare: pagare per portare lontano ciò che potrebbe essere gestito più vicino.
La TPS1 dovrebbe avere una capacità di circa 300 mila metri cubi, sufficiente secondo Trapani Servizi a garantire circa tre anni di autonomia per il fabbisogno provinciale.
Da costo a ricavo
Il cambiamento riguarda anche i conti della partecipata.
Trapani Servizi arriva all'appuntamento con una situazione finanziaria delicata: dopo un utile di 49 mila euro accumulato nel 2025, si prevedeva una perdita di 176 mila euro per il 2026.
La gestione diretta della discarica può però modificare il modello: non soltanto meno costi per trasferire i sovvalli altrove, ma anche ricavi derivanti dai conferimenti.
È il punto più interessante dell'operazione.
La società potrà gestire direttamente una parte del ciclo dei rifiuti e incassare dalle quantità conferite. Una parte delle entrate dovrà naturalmente essere destinata agli obblighi futuri, compresi quelli legati alla post-gestione e alla messa in sicurezza.
Proprio su questo fronte, la Trapani Servizi fa sapere che, almeno inizialmente, la discarica verrà gestita da personale interno già competente e formato e che si sta già investendo su macchinari idonei alla manutenzione del sito e altri all'avanguardia per garantire la gestione e l'operatività dal 1 settembre.
Ma il meccanismo cambia: la discarica può diventare un'attività capace di produrre valore anziché soltanto una voce di spesa.
E la TARI?
Qui la questione diventa politica.
La TARI - che per il 2026 manterrà le tariffe 2025 dopo il mancato perfezionamento dell'iter del nuovo PEF - non scenderà automaticamente perché apre una discarica. Ma se diminuiscono i costi di trasporto e conferimento fuori provincia e aumentano le entrate della filiera, il costo complessivo del servizio può ridursi.
È quello che dovrebbe emergere dai prossimi PEF.
Il problema dei maggiori costi, però, non è scomparso: semplicemente non è stato trasferito integralmente nelle bollette.
Ecco perché la nuova discarica può diventare un passaggio decisivo.
Non basta più chiedersi quanto costa raccogliere i rifiuti, bisogna chiedersi quanto costa non avere impianti.
Il "turismo dei rifiuti" ha dimostrato che l'assenza di autonomia impiantistica finisce per essere pagata dai Comuni e, alla fine, dai cittadini. La nuova vasca offre la possibilità di invertire il percorso: meno camion verso altre province, meno costi emergenziali, più controllo sul ciclo e nuovi ricavi per Trapani Servizi.
La vera partita comincia quindi il primo settembre.
Perché questa volta la domanda non è soltanto dove finiranno i rifiuti trapanesi, è se riusciranno finalmente a smettere di far viaggiare anche i soldi dei trapanesi.