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24/11/2014 06:40:00

Nell'Eden di Messina Denaro. Beppe "Rocky" Fontana, il "poeta" che fece picchiare un ladro

Dopo 17 anni di carcere, appena uscito, si era messo di nuovo a disposizione del clan di Matteo Messina Denaro. Una cosa naturale, per un amicizia cominciata quando erano ragazzini. E adesso è tornato in carcere Giuseppe “Rocky” Fontana, di Castelvetrano, arrestato nell'ambito dell'operazione Eden 2 con altre 15 persone ritenute al soldo del latitante più ricercato d'Italia.

E' un ribelle, Beppe Fontana, una personalità fuori dai soliti schemi di cosa nostra. Il soprannome, Rocky, arriva dai suoi trascorsi nella box dilettantistica. Le sue frequentazioni con Matteo Messina Denaro sono lontane, dalla fine degli anni 80, quando Beppe Fontana ha cominciato ad adoperarsi nella ristorazione. Tra Fontana e il boss di Castelvetrano ci fu da subito una affinità, come dire, culturale. Pare che i due condividessero la passione per la letteratura, e avessero, a Selinunte, una casetta con una discreta libreria. In molti lo indicano anche come ispiratore per Messina Denaro, i due hanno condiviso in gioventù viaggi, cene, donne e magari qualche segreto. Un colto “globe trotter” capace di girare il mondo e usare fluentemente l'inglese, francese, spagnolo e anche il tedesco. Anima ribelle, si è sempre definito “prigioniero di stato” durante la sua lunga detenzione durata 17 anni(dal 1994 al 2011). In carcere Fontana ha sviluppato i suoi interessi culturali e ha pubblicato diversi volumi di racconti, poesie, aforismi, e pagine di diario. In “Delirium”, uscito nel 1997, c'è anche una poesia dedicata al suo amico di vecchia data, intitolata proprio “Matteo”:

“Lascia che il tuo pensiero libero superi la barriera del sentimento, uccidi desideri vibranti dell'anima e spargili come banali foglie al vento. Attraversa il tuo ponte... e quando si spezzerà ricomincia a volare... e respira a pieni polmoni l'odore allucinante della vita perchè le persone come te e come me non conoscono catene, non conoscono la via del compromesso non conoscono leggi e imposizioni, perchè esisstono oltre l'esistenza, esistono oltre il tempo, esistono oltre se stessi e portano sulla fronte il marchio indelebile dell'indipendenza al prezzo della solitudine, amico mio”.

Ma tornando ai giorni nostri, all'operazione Eden 2, gli investigatori hanno anche ricostruito il caso del furto dei gioielli a casa di Fontana, ex ristoratore molto noto a Castelvetrano. E infatti in casa custodiva i gioielli della famiglia Messina Denaro. Quando subisce il furto, e vengono rubati anche i gioielli della madre di Matteo Messina Denaro, il clan si attiva per trovare subito l'autore. E' l'estate 2013. L'indagine interna dei “picciotti” ha portato all'individuazione del responsabile. Tale Massimiliano Angileri. Interviene direttamente Girolamo Bellomo, nipote acquisito e ritenuto l'ambasciatore di Matteo Messina Denaro.
Il pregiudicato autore del furto fu sequestrato sotto gli occhi della compagna e della figlia, rinchiuso in un casolare e massacrato a botte. Lo abbandonarono per strada in fin di vita. Un pestaggio brutale autorizzato, secondo gli inquirenti, da Girolamo Bellomo: chi aveva osato rubare a casa di uno che “si è fatto vent'anni di galera” andava punito in modo esemplare. Bellomo viene intercettato mentre svela, di fatto, la caratura di Beppe Fontana e il grande errore che ha fatto l'autore del furto: “Sarebbe cosa di ammazzarli. Ci sono persone che non si devono toccare... Ci teniamo molto a Peppe Rocky”.

Alla spedizione punitiva chiesta da Fontana, come emerge dalle intercettazioni disposte dalla Dda, ha partecipato anche il consigliere comunale di Castelvetrano Lillo Giambalvo, che ai suoi amici spiegava un po' i fatti: “ma io non ci credevo che campava picciotti, io che campava non ci credevo...e tannu ho buttato il maglione nuovo... e l'hanno lasciato morto al kartodromo, poi l'hanno salvato, ma gli ha fotttuto 60 mila euro d'oro, alla madre di Matteo... 60 mila euro d'oro, tutto, proprio da lei, l'oro pure della signora Lucia avevano preso”. Stavano parlando della madre del latitante e di Lucia Panicola, suocera di patrizia Messina Denaro.
Poi però, a lavoro concluso, a Bellomo e alla sua squadra non è piaciuto il comportamento di “Rocky”, che non avrebbe mostrato gratitudine per il favore che gli hanno fatto. “Sono scesi in sei da Palermo a fare quello che hanno fatto, nemmeno il caffè gli hanno fatto prendere... infatti Luca (Bellomo) mi ha detto: Sarù ho dovuto uscire soldi di tasca io per fargli prendere il caffè agli amici e lui (Fontana) non si è sognato di dirmi se c'è disturbo o non c'è disturbo, perchè nessuno fa niente per niente. Giusto?”. Ma poi passa, lo sanno che “Rocky” è uno spirito libero.