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18/10/2016 06:10:00

Il vino Marsala non ha più un Consorzio riconosciuto. Lenta storia di un declino

 Il Vino Marsala, la prima e la più importante Doc in Italia,  non ha più un Consorzio riconosciuto ai sensi di legge. 

Il primo settembre scorso è stato pubblicato dal Ministero dell'Agricoltura l'elenco ufficiale dei Consorzi dei Vini italiani Doc, sono 109 (clicca qui per l'elenco ufficiale ) e tra questi non c'è più il Consorzio Tutela del Marsala DOC. Circostanza ancora più grave, l'assenza non sembra pesare a nessuno, anzi, quasi nessuno probabilmente, anche tra gli operatori del settore, è probabile che sappia cosa accade intorno al Marsala.

Dopo anni di polemiche, dimissioni, di aziende che entrano ed escono, e di articoli su "come rilanciare il vino Marsala" per il Mipaf, al momento, non esiste più un interlocutore ufficiale per la DOC Marsala. Diciamo che lo stato di coma del Consorzio è noto a tutti da tempo. Provate ad andare nella sede di Via Curatolo, negli orari indicati: non vi risponderà nessuno. 

Si rivoltano nella tomba gli storici produttori di Marsala che negli anni venti già lavorarono per l'istituzione di un organismo coordinatore, che poi vedrà la luce nel 1963, anno ufficiale di nascita del  "Consorzio Volontario per la Tutela del Vino Marsala". Dopo 40 anni. con Decreto del 13 febbraio 2003 il Ministero Politiche Agricole e Forestali approva il nuovo Statuto del Consorzio, conferendogli l'incarico di svolgere le funzioni di tutela, di valorizzazione e di cura generale degli interessi relativi alla D.o.c. Marsala: della quale il Consorzio diventa così l'unico soggetto gestore. Ma dura poco, e adesso il Consorzio non c'è più, mentre l'organo di controllo è l'Istituto Regionale Vini e Oli (come si legge nel disciplinare). 

Preferisce non commentare la vicenda Benedetto Renda, amministratore delegato delle Cantine Pellegrino di Marsala, e tra l'altro presidente dallo scorso Giugno del Consorzio del Pantelleria Doc.   Secondo alcuni rumor, a breve ci potrebbero essere novità, perché a Novembre dovrebbe essere approvato in Parlamento un Testo Unico sul vino, che regolamenterebbe anche il vino Marsala. Domenico Buffa, che appartiene ad una famiglia di produttori di un eccellente Marsala, invece rivela che per uscire fuori dalla situazione imbarazzante "si sta pensando di fondere il Consorzio con la Doc Sicilia. E in questo senso ci sono state diverse riunioni, ma in un anno non si è trovato ancora un accordo". La situazione è davvero confusa, e nessuno capisce bene cosa stia succedendo. "Noi siamo a terra, perché abbiamo una promozione pari a zero, non si investe un euro in comunicazione da tempo" aggiunge Buffa. La speranza, allora, è quella di legare la Doc Marsala alla Doc Sicilia per avere un po' di visibilità, oggi scomparsa. 

Naturalmente le conseguenze dell'inesistenza del Consorzio sono a dir poco catastrofiche, vediamone alcune:

1) Non sarà più possibile accedere ai fondi comunitari e a quelli italiani, perchè possono farlo soltanto i Consorzi riconosciuti dallo Stato;
2) Nessuna tutela dalla contraffazione del marchio: negli Stati Uniti il "Chicken marsala" è la ricetta più famosa, il problema è che quel "marsala" proviene da produttori americani, e mentre le altre DOC come il Chianti o DOP come il Grana Padano assoldano fior di studi legali per tutelare i propri prodotti, il Marsala non ha neanche un organo ufficiale che può farlo;
3) L'Amministrazione perde l'interlocutore ufficiale, il consorzio attuale è una semplice associazione di produttori non riconosciuta, come ce ne sono tante altre.

Intorcia è uno dei nomi storici del Marsala. Dal 1930 rappresenta uno dei punti di riferimento per la denominazione. Heritage è il nuovo progetto di Francesco Intorcia, segno che si può comunque innovare anche per un prodotto tradizionale come il Marsala: "La nostra azienda non è nel Consorzio da diversi anni - dice Intorcia - e saremmo disponibili a rientrare qualora fosse un reale fattore di innovazione per le aziende del territorio e per il comparto vitivinicolo marsalese". 

Ma il Consorzio è morto. D'altronde basterebbe visitare il sito ufficiale del Consorzio Vino Marsala (www.consorziovinomarsala.it) per accorgersi che i dati di produzione sono fermi al 2006 e gli aderenti sarebbero "una decina di aziende leader", tra le quali la Carlo Pellegrino e la Florio. In realtà non sono più di tre e la Florio si è tirata fuori lo scorso anno. Un addio polemico, quello della Florio, motivato ufficialmente a causa dei “numerosi impegni” che l'azienda segue in Italia. Nel consorzio, che sembra destinato allo scioglimento, dopo la fuga negli anni passati di altri produttori di Marsala, rimangono ormai solo altre due aziende, la Pellegrino e la Fratelli Lombardo. “Stare nel consorzio è un'attività che richiede tempo e non riuscivamo più a seguire questo compito nel modo giusto. Continuiamo a pensare che il Marsala sia un prodotto moderno, versatile, che sia vivo e che abbia un futuro. Siamo azienda leader del Marsala e andremo avanti”, riferiscono dalla Duca di Salaparuta, azienda che esporta 3 milioni di bottiglie di Marsala Florio, soprattutto in America, ma anche in Europa, specialmente in Germania.

Guardando ancora il sito internet l'ultima iniziativa organizzata dal "Consorzio" risale al 2011, e, fatto ancora più grave,  nemmeno ci sono elencati gli organi sociali. E pensare che Marsala è stata la prima DOC italiana riconosciuta.

Secondo l'ex assessore alle Politiche Agricole del Comune di Marsala, Antonino Barraco,  va puntato il dito sulle politiche di gestione:

 “Il consorzio, a maggior ragione con l'addio delle cantine Florio, non rappresenta più il bene del territorio e del brand Marsala. La politica del consorzio non è riuscita nell'intento di far decollare il Marsala ma ha portato alla condanna del lavoro svolto dalle aziende che ne facevano parte. Bisogna adesso ripartire da zero con un consorzio che sia rappresentativo del territorio e in cui facciano ingresso anche i produttori di uva, senza i quali la Comunità europea non riconosce il ruolo dei consorzi. E con la riproposizione di un disciplinare che punti tutto sulla qualità dell'uva”.

Dalle parole di Barraco partì un dibattito (clicca qui per leggere la replica di Massimo Bellina, export manager delle Cantine Pellegrino) che coinvolse tutti: consiglieri comunali, Sindaco, imprenditori e tecnici di settore, tranne il vero protagonista cioè il Consorzio che quantomeno avrebbe dovuto dire la sua sul futuro del Vino Marsala. Adesso abbiamo capito perchè questa opinione non è stata mai espressa: non aveva i titoli per farlo.

Giacomo Di Girolamo