Nella piattaforma rivendicativa, oltre ai punti comuni che riguardano l'intera categoria tra cui il rinnovo del contratto, Faib, Fegica e Figisc denunciano «la perdurante mancanza in Sicilia di una legge di riforma del settore.

Le sigle sindacali dei Gestori ricordano di avere "deciso di proclamare la chiusura degli impianti su tutto il territorio nazionale sia nei confronti del Governo che delle compagnie petrolifere. Da un lato, infatti, il Governo, rispetto agli impegni assunti con il protocollo Scajola del 20 giugno 2007 ed alla collaborazione offerta dalla categoria nella vicenda della procedura di infrazione europea, non ha ancora corrisposto neppure la conferma degli interventi fiscali riconosciuti ormai da anni ai Gestori in funzione del loro ruolo di 'esattorì e, per giunta, mentre un ramo del Parlamento - con il parere favorevole del Governo - impone alla Categoria nuovi, onerosi e palesemente inapplicabili adempimenti, discriminandola rispetto a tutte le altre categorie del commercio". "Dall'altro - prosegue il comunicato - l'esercizio dell'attività economica dei gestori è duramente compromesso, oltre che dal permanere di elementi distorsivi della concorrenza che penalizzano le imprese, dai comportamenti spregiudicati dell'industria petrolifera - sempre più impegnata a saldare i propri interessi con gli appetiti della grande distribuzione ai danni dei Gestori e dei Consumatori - che tenta apertamente di eludere il quadro contrattuale previsto dalle norme vigenti, precarizzando il Gestore ed erodendone significativamente, gli esigui margini, già stretti dalla forte contrazione delle vendite attuali e dal sensibile incremento dei costi fissi, negandone perfino il diritto ad un equo adeguamento. " Nella mattinata di oggi, intanto, le medesime Federazioni sono state audite dalla X Commissione Industria del Senato, nell'ambito della Indagine conoscitiva sui prezzi dei prodotti petroliferi.