La rete del commercio siciliano continua a restringersi. In appena cinque anni l'Isola ha perso quasi il 7% dei negozi al dettaglio, un dato che conferma il progressivo fenomeno della desertificazione commerciale che interessa centri storici e quartieri. È quanto emerge dal nuovo Rapporto sul Commercio di Confcommercio, realizzato con il contributo dell'Istituto Tagliacarne, che fotografa l'evoluzione del settore e le sfide che attendono le imprese.
Oltre 53 mila negozi, ma il saldo è negativo
Nel 2023 in Sicilia risultano attivi 53.079 esercizi commerciali al dettaglio. Di questi, 5.244 sono esercizi non specializzati, 40.076 negozi specializzati e 7.759 appartengono ad altre forme di commercio.
Rispetto al 2018, però, il numero complessivo delle attività è diminuito del 6,9%. La contrazione ha interessato soprattutto i negozi specializzati (-7,5%), mentre gli esercizi non specializzati registrano una flessione più contenuta (-4,7%), segnale che il commercio di prossimità continua a resistere nonostante le difficoltà.
Centri storici sempre più vuoti
Secondo Confcommercio, la riduzione delle attività commerciali è il risultato di diversi fattori che si sommano tra loro: il calo demografico, l'invecchiamento della popolazione, l'aumento delle famiglie composte da una sola persona – oggi il 37% del totale – la crescita dell'e-commerce e la concorrenza dei grandi poli della distribuzione organizzata.
Una trasformazione che rischia di impoverire non solo l'economia, ma anche il tessuto sociale delle città, dove i negozi rappresentano spesso un presidio di sicurezza, servizi e relazioni.
La produttività cresce nonostante la crisi
Accanto alle criticità, il rapporto evidenzia però un elemento positivo. Negli ultimi trent'anni la produttività del commercio siciliano è aumentata del 55%, grazie agli investimenti in innovazione, digitalizzazione e riorganizzazione delle imprese. Un dato leggermente inferiore alla media nazionale (+61%), ma che testimonia la capacità di adattamento del comparto.
Manenti: «La prossimità resta un presidio sociale»
Per il presidente di Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti, i numeri raccontano una realtà complessa ma non priva di prospettive.
«La riduzione dei negozi di prossimità è un fenomeno che ci preoccupa, perché riguarda la qualità della vita nei nostri centri urbani e la tenuta sociale delle comunità. Tuttavia – afferma – i dati sulla produttività dimostrano che il commercio siciliano è vivo, reattivo e capace di adattarsi».
Secondo Manenti, il futuro del settore passa attraverso una strategia condivisa che punti a sostenere le imprese radicate sul territorio e ad accompagnarle nella transizione digitale.
Le richieste alla politica
Confcommercio chiede interventi concreti per invertire la tendenza: investimenti nelle infrastrutture, una fiscalità più favorevole alle micro e piccole imprese e politiche capaci di valorizzare il commercio di vicinato.
L'obiettivo, conclude l'associazione, è trovare un equilibrio tra innovazione e presenza sul territorio, affinché il commercio continui a rappresentare non solo un settore economico, ma anche un elemento fondamentale della vita delle comunità siciliane.