La Sicilia perde i suoi giovani: 175mila in dieci anni. Nel trapanese sono 13mila
La Sicilia perde i suoi giovani a una velocità che rischia di cambiare per sempre il volto dell'isola. Non è più soltanto una questione di emigrazione o di "cervelli in fuga": è una trasformazione demografica che svuota città e paesi, impoverisce il mercato del lavoro, mette a rischio il sistema produttivo e lascia un interrogativo inquietante sul futuro.
I numeri raccontano una realtà difficile da ignorare. Negli ultimi dieci anni la Sicilia ha perso 175 mila giovani tra i 15 e i 34 anni. Solo tra il 2019 e il 2026 quasi 100 mila ragazzi tra i 18 e i 35 anni hanno lasciato l'isola. E la provincia di Trapani non fa eccezione: migliaia di giovani hanno fatto le valigie, mentre il territorio continua a invecchiare e a perdere energie, competenze e prospettive.
Un esodo silenzioso che cambia la Sicilia
Secondo lo studio dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre, tra il 2015 e il 2025 la popolazione siciliana tra i 15 e i 34 anni è passata da 1.207.996 a 1.033.063 persone.
Il saldo è impressionante: 174.933 giovani in meno, pari a un calo del 14,5%.
È una delle perdite più consistenti registrate in Italia e rappresenta uno dei principali problemi strutturali della regione.
Le province che hanno perso più giovani sono:
- Palermo: -45.970
- Catania: -35.134
- Messina: -23.841
- Agrigento: -18.226
- Siracusa: -13.680
- Trapani: -13.110 (-13%)
- Caltanissetta: -12.289 (-18,3%)
- Enna: -7.447 (-18,3%)
- Ragusa: -5.236 (-6,7%)
Le percentuali peggiori si registrano nelle province interne, ma anche Trapani perde oltre tredicimila giovani in appena un decennio.
Dove vanno i giovani siciliani?
La risposta è semplice quanto dolorosa: cercano quello che in Sicilia spesso non trovano. Lavoro stabile, salari adeguati, percorsi universitari competitivi, servizi efficienti e possibilità di costruire una famiglia. Ogni anno circa 30 mila studenti siciliani scelgono università del Centro-Nord. Molti di loro non tornano più.
Secondo la Cgia, dei 690 mila giovani persi complessivamente dal Mezzogiorno negli ultimi dieci anni, circa 270 mila si sono trasferiti nel Nord Italia, mentre gli altri hanno scelto soprattutto l'estero.
Il report della Cgil: quasi 100 mila giovani andati via dal 2019
Ancora più recente è il dossier elaborato dalla Cgil Sicilia sui dati Istat.
Tra il 2019 e il 2026 l'isola ha perso 96.328 residenti tra i 18 e i 35 anni, pari al 9,6% della popolazione giovanile.
Nello stesso periodo sono aumentati di appena 5.294 i giovani stranieri residenti (+8,28%), un incremento insufficiente a compensare l'esodo degli italiani.
L'emorragia colpisce soprattutto la fascia tra i 28 e i 30 anni, cioè quella nella quale normalmente si costruisce una carriera lavorativa e una famiglia.

Trapani tra il 2019 e il 2026 perde quasi il 9% dei suoi giovani
Anche la provincia di Trapani fotografa un quadro allarmante. Tra il 2019 e il 2026 il numero dei residenti tra i 18 e i 35 anni è diminuito di oltre 7.800 unità, con una flessione dell'8,82%. L'aumento della popolazione straniera della stessa fascia d'età, pari al 4,94%, non riesce minimamente a compensare il saldo negativo.
Se si considera il dato al netto dell'immigrazione internazionale, Trapani registra una perdita di oltre il 10% dei propri giovani. Numeri che raccontano una provincia che continua a esportare capitale umano senza riuscire ad attrarne di nuovo.
Il rischio: chi lavorerà domani?
Il problema non riguarda soltanto la demografia.
Secondo la Cgia di Mestre, tra il 2025 e il 2029 in Sicilia circa 173.900 lavoratori lasceranno il mercato del lavoro per pensionamento.
Di questi:
- 74.600 operavano nel settore privato;
- oltre 99 mila nel pubblico e negli altri comparti.
Ma i giovani che dovrebbero sostituirli semplicemente non ci sono.
È il rischio più grande: imprese che non trovano personale qualificato, servizi pubblici sempre più in difficoltà e un sistema produttivo destinato a rallentare.
La Cgil: "Trapani rischia di non avere futuro"
Per la segretaria generale della Cgil di Trapani, Liria Canzoneri, il fenomeno è ormai strutturale.
«Siamo davanti a una situazione allarmante e insostenibile. Il calo dei giovani residenti è un'erosione silenziosa ma devastante del nostro capitale umano. Le cause sono l'assenza di formazione collegata alle vocazioni del territorio e la mancanza di opportunità di lavoro».
Per il sindacato, il problema non è soltanto occupazionale ma riguarda l'intero modello di sviluppo della provincia.
Una popolazione che invecchia significa meno innovazione, meno imprese, meno consumi e meno capacità di attrarre investimenti.
Schifani rivendica la crescita, ma il dibattito resta aperto
Mentre il governo regionale, con il nuovo Documento di economia e finanza regionale, rivendica segnali positivi sul Pil e sulla crescita economica, il sindacato sostiene che questi indicatori non raccontino la realtà vissuta da migliaia di giovani siciliani.
Per la Cgil, infatti, parlare di sviluppo mentre quasi centomila giovani lasciano l'isola significa ignorare uno dei problemi più gravi della Sicilia contemporanea.
La sfida non è solo economica
La fuga dei giovani non è soltanto una questione di stipendi.
Significa perdere medici, ingegneri, insegnanti, tecnici, imprenditori, ricercatori e professionisti. Significa vedere scuole che si svuotano, paesi che invecchiano e imprese che faticano a trovare personale qualificato.
Per invertire la rotta servono investimenti, università competitive, infrastrutture moderne, servizi efficienti e soprattutto lavoro stabile e qualificato.
Perché il vero rischio non è soltanto che i giovani partano.
È che, una volta andati via, non trovino più alcun motivo per tornare.
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