I finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Avellino hanno eseguito complessivamente quattro ordinanze di custodia cautelare, emesse dalla magistratura del capoluogo irpino. Due dei quattro provvedimenti sono stati eseguiti in Sicilia. In manette sono finiti: Oreste Vigorito, 63 anni di Ercolano; Vito Nicastri, di 53, di Alcamo; Ferdinando Renzulli, 43 anni, di Avellino e Vincenzo Dongarrà, 47 anni, di Enna. Altre undici persone sono state denunciate. Sono tutti accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per aver indebitamente percepito contributi pubblici.
Nell'ambito delle indagini è emersa una ulteriore ipotesi di reato nei confronti di D. V., 54 anni, di Milano, dirigente di un istituto di credito, il quale aveva curato un'istruttoria e la conseguente erogazione di contributi. Nei suoi confronti la magistratura ha ritenuto di non dover disporre la misura cautelare per l'insussistenza del requisito della gravità indiziaria.
In relazione all'attività dei rappresentanti legali delle dodici società coinvolte nell'inchiesta, è scattata la segnalazione all'Autorità giudiziaria per l'applicazione delle misure previste in caso di responsabilità delle società per illecito penale degli organi apicali, in considerazione del vantaggio economico che ne è scaturito per le società stesse. Atteso il vantaggio economico scaturito a seguito dell'illecita condotta dei soggetti denunciati.
GLI IMPIANTI SEQUESTRATI. Sono numerosi gli impianti eolici sequestrati nell'ambito dell'inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Avellino. Si trovano in Sicilia (Catania, Siracusa, Palermo) ed in Sardegna (in provincia di Sassari), per un totale di 185 turbine ed un valore totale di oltre 153 mila euro.
Due impianti sono stati sequestrati nel comune di Carlentini (Siracusa), per complessive 57 turbine; uno nel comune di Militello Val di Catania (Catania) con 18 turbine; uno nel comune di Mineo (Catania) con 11 turbine; uno nel comune di Vizzini (Catania) con 30 turbine; uno nel comune di Ploaghe (Sassari) con 26 turbine; uno nel comune di Camporeale (Palermo), con 24 turbine; ed uno nei comuni di Partinico (Palermo) e Monreale (Palermo) con 19 turbine.
MECCANISMO COMPLESSO PER ACCEDERE AI FONDI. In tutti i casi scoperti la disposizione legislativa violata è la legge 19 dicembre 1992 nr. 488 che costituisce il principale strumento giuridico italiano per il cofinanziamento delle misure di aiuto dell'Unione Europea (previste nel quadro comunitario di sostegno per le aree "Obiettivo 1 - Regione Campania"), che ha lo scopo di stimolare l'attività produttiva delle aree depresse del Paese e favorire l'attuazione di progetti d'investimenti da parte delle imprese operanti nei settori del commercio, del turismo, dell'industria e dei servizi in genere.
Gli incentivi alle imprese richiedenti vengono concessi dal Ministero dello Sviluppo economico attraverso bandi di gara. Nella concessione dei finanziamenti il Ministero si avvale di una banca concessionaria, scelta dall'impresa richiedente, cui viene attribuito il potere-dovere di effettuare l'istruttoria e le valutazioni economico-patrimoniali relative all'affidabilità imprenditoriale dell'impresa richiedente, con potestà di operare in nome e per conto del Ministero.
NICASTRI. Nicastro non è nuovo alle indagini sul business dell'eolico. La Procura della Repubblica di Avellino riguarda un'ipotesi per truffa aggravata finalizzata all'acquisizione di contributi per circa 30 milioni di euro. L'accusa è di aver presentato nelle richieste di finanziamento falsi contratti di locazione dei terreni su cui si sarebbero dovute installare le turbine eoliche. Nicastri non è nuovo a guai con la giustizia: nei primi anni '90 fu indagato per corruzione e se la cavò con un patteggiamento. Adesso dovrà provare a smontare le accuse di aver falsifi
cato dati tecnici sugli impianti e contratti di affitto di terreni. La Procura gli contesta di aver così ottenuto, illecitamente, un centinaio di milioni di contributi e di aver rivenduto i progetti alle imprese che installano le centrali, tra cui la Ipvc di Vigorito. Nel frattempo Nicastri si è già trovato un diversivo negli impianti per l'energia fotovoltaicaEcco cosa scrisse di lui Marco Lillo ne L'Espresso: "Professione sviluppatore Vito Nicastri è il personaggio chiave dell'indagine. Questo imprenditore di Alcamo è il classico esemplare di 'sviluppatore', una figura tutta italiana che ottiene le autorizzazioni e poi le cede a un prezzo profumato. Nei primi anni Novanta è stato coinvolto in una storia di corruzione e ne è uscito indenne raccontando le mazzette pagate ai politici per costruire impianti di energia solare. Un patteggiamento e la prescrizione hanno cancellato quelle vicende penali e così, all'inizio del nuovo Millennio Nicastri si è lanciato sull'eolico. Secondo la Procura di Avellino avrebbe taroccato i dati sul vento e i contratti di affitto, dichiarando anche la disponibilità di capitali che non aveva. Eppure al ministero dello Sviluppo non si erano mai accorti di nulla. Complessivamente si è interessato di una dozzina di pratiche e ha ottenuto un centinaio di milioni di agevolazioni, rivendendo poi i progetti approvati a colossi come Ivpc ed Endesa".