I Vescovi del Sud: "Chiesa troppo timida di fronte alla mafia"
"Bisogna fare in modo che il documento della Cei sul Mezzogiorno non finisca sugli scaffali, come quello di 20 anni fa', hanno detto ancora, intervistati da Famiglia Cristiana. Il vescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, ha proposto di 'abolire ogni festa religiosa nei paesi dove si contano gli omicidi'. Montenegro e' il prelato che a Natale tolse i Re Magi dal presepe lasciando la scritta: 'respinti alla frontiera' come immigrati clandestini'.
'Il sacro non basta per ritenersi a posto - aggiunge - se poi nessuno d
enuncia e la cultura mafiosa e' l'unica ammessa'. Il vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero, osserva: 'Se dopo Pasqua nessuno parlera' del documento Cei, avremo fallito'. Mogavero teme una Chiesa 'icona dell'antimafia', che sollevi i singoli dalle responsabilita'. 'Non siamo tutti sulla stessa lunghezza d'onda'' anche nella Chiesa - ha aggiunto - e occorre riflettere ''anche nelle nostre comunita'' sul senso della ''parola terribile'' citata nel documento Cei sul Mezzogiorno: 'collusione'. 'La nostra gente deve tornare a essere protagonista, si diventa protagonisti con il voto e con volti nuovi'', ha osservato il vescovo di Locri, mons. Giuseppe Morosini, e forse ''bisognava essere piu' chiari, anche nelle responsabilita' di una Chiesa a volte troppo timida''.
Il documento dei tre vescovi segue quello unitario dello scorso Febbraio. Allora i prelati scrissero che per risolvere la questione meridionale, è necessario far crescere il senso civico di tutta la popolazione, ricostruire la "necessaria solidarietà nazionale", ma è anche urgente "superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti". Nell'attuale crisi politica e sociale, il Sud dell'Italia rischia di essere "tagliato fuori" dalla ridistribuzione delle risorse, e ridotto ad un "collettore di voti per disegni politici ed economici estranei al suo sviluppo": è quanto denunciano i vescovi italiani in un nuovo documento su Chiesa e Mezzogiorno, diffuso oggi.
"Non è possibile mobilitare il Mezzogiorno senza che esso si liberi da quelle catene che non gli permettono di sprigionare le proprie energie", per questo la Cei condanna "con forza" una "delle sue piaghe più profonde e durature", un vero e proprio "cancro": la mafia. Nel nuovo documento per il Sud, i vescovi italiani parlano della criminalità organizzata, "rappresentata soprattutto - dicono - dalle mafie che avvelenano la vita sociale, pervertono la mente e il cuore di tanti giovani, soffocano l'economia, deformano il volto autentico del Sud". Le mafie, aggiunge la Cei, "sono la configurazione più drammatica del male e del peccato".
La mafia "non può e non deve dettare i tempi e i ritmi dell'economia e della politica meridionali, diventando il luogo privilegiato di ogni tipo di intermediazione e mettendo in crisi il sistema democratico del Paese, perché il controllo malavitoso del territorio porta di fatto a una forte limitazione, se non addirittura all'esautoramento, dell'autorità dello Stato e degli enti pubblici". Così la Cei nel documento "Per un paese solidale. Chiesa italiana e mezzogiorno". Tutto ciò, secondo i vescovi italiani, favorisce "l'incremento della corruzione, della collusione e della concussione, alterando il mercato del lavoro, manipolando gli appalti, interferendo nelle scelte urbanistiche e nel sistema delle autorizzazioni e concessioni, contaminando così l'intero territorio nazionale".
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