Continua il processo per usura all'ex direttore della Bpl di Petrosino
di Lodi, uno dei complici del presunto usuraio di Strasatti Giacomo Bilardello, che aveva trasformato i suoi uffici del negozio di autoricambi nella sede di una sorta di finanziaria che, secondo l'accusa, concedeva prestiti ad un «tasso d'interesse medio del 150%, con punte del 450%».Dopo avere ricostruito l'iter delle indagini, condotte assieme al collega Antonio Lubrano, il maresciallo Missuto ha dichiarato «sulle fotocopie di diversi titoli di credito, acquisiti anche in originale, sequestrati negli uffici del Bilardello era scritto l'assegno è garantito dal direttore della Banca Popolare di Lodi e in un caso c'era anche il nome».
La certezza che si trattasse di Pacetto si ebbe, poi, grazie ad alcune intercettazioni telefoniche, rivelatesi fondamentali al pari «dell'esame dell'enorme mole di documentazione cartacea acquisita nel corso delle perquisizioni».
Oltre una ottantina le vittime del giro dei prestiti a strozzo, mentre almeno 200 sono state le persone ascoltate nel corso dell'indagine. Una delle più importanti condotte dalla Procura marsalese sul fronte del contrasto all'usura, che il 19 giugno 2009 sfociò in un'operazione congiunta carabinieri-finanza.
E che, adesso, vede sotto processo Giacomo Bilardello, un suo dipendente, Pietro De Vita, Elisa Conticelli Ottoveggio, Bartolomeo Pacetto, Giuseppa Errante Parrino, Nicolò Salvo e Giuseppe Burzotta.
«Nel periodo preso in esame - aveva, in precedenza, dichiarato il maresciallo Lubrano - Bilardello ha prestato un milione e 350 mila euro, incassando interessi per oltre 300 mila euro».
Diverse le modalità con cui veniva dato il denaro. Una tecnica era quella di consegnare a chi chiedeva il prestito una somma in contanti inferiore alla cifra scritta sull'assegno o la cambiale dati in cambio a Bilardello. Di solito, il titolo era portato all'incasso due mesi dopo. E chi non ce la faceva a pagare doveva rinnovare il titolo con ulteriori interessi.
Antonio Pizzo - La Sicilia
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