Lo Giudice si autosospende dall'Udc e aderisce al Gruppo Misto
«Da oggi - spiega il parlamentare - mi autosospendo dall'Udc e lascio il gruppo parlamentare all'Ars. Nell'attesa di valutare con i miei
elettori e sostenitori le necessarie valutazioni di carattere politico, aderisco al gruppo misto. E' una scelta sofferta ma inevitabile. Ho sperato che il mio dissenso rispetto a quanto accade nel'Udc, a Trapani come a Palermo, suscitasse un ripensamento delle logiche con cui si determinano le scelte nel partito, ma ho riscontrato solo insofferenza se non ostilità. A tratti anche gesti incomprensibili quanto mortificanti, come quando, essendomi fatto promotore di un convegno nazionale sulle politiche familiari, mi fu rinfacciato di avere invitato Bruno Tabacci (evidentemente ritenuto un facinoroso…) reo di non essere più un iscritto al partito. Questa - solo per fare un esempio. - è la logica con cui mi sono scontrato.
Oggi al vertice del partito c'è una oligarchia che pensa a perpetuare se stessa. Si chiedono atti di fedeltà, e io la penso come Montanelli: la fedeltà è una virtù dei cani.
Non ho l'ansia di chi deve farsi rieleggere o di chi deve vivere di politica. E questa, probabilmente, è la mia colpa più grave, non avendo una concezione così volgarmente utilitaristica dell'impegno politico. La politica è una missione; non può trasformarsi in un obiettivo.
La progressiva incomunicabilità con il segretario regionale, esercitatosi nell'arte dell'equilibrista piuttosto che prendere decisioni (salvo quelle di censurare chi non la pensa come lui) mi porta dunque a questo epilogo, che non è certamente un affronto al capogruppo all'Ars, di cui anzi riconosco lealtà e senso delle istituzioni.
In questi due anni ho solo fatto richiami alle regole e al galateo politico. Mi hanno risposto deferendomi ai probiviri e minacciando di espellermi, tragicomici interpreti, quali sono (più o meno consapevolmente) di una cultura censoria riscontrata, in passato, in altri partiti e in altre latitudini. Ma questo, si sa, comporta la conoscenza della Storia, almeno quella dei democristiani tra cui si è cresciuti»
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