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02/10/2026 06:00:00

Trapani, la guerra del PEF: Formula Ambiente, indennità e Palazzo Cavarretta

Il PEF dei rifiuti è diventato molto più di una delibera da approvare. 

 

È il punto nel quale si sono incrociati lo scontro tra il sindaco Giacomo Tranchida e il presidente del Consiglio Alberto Mazzeo, la battaglia sulle decadenze, il rischio di licenziamento per 15 lavoratori di Formula Ambiente e, nelle ultime ore, anche la polemica sulle indennità e sui gettoni dei consiglieri.

 

E che ha segnato un momento storico per la città: l'occupazione di Palazzo Cavarretta da parte di sindaco e maggioranza, finché il presidente del consiglio non convocherà l'aula per discutere il documento.

 

Una storia che da giorni gira attorno alla stessa domanda: perché il Consiglio comunale non arriva al voto sul Piano economico finanziario?

Il PEF 2026-2029 è stato approvato dalla Giunta il 28 luglio, dopo la validazione della SRR Trapani Nord, insieme alla proposta delle tariffe TARI 2026. Da allora il provvedimento è rimasto incagliato in Consiglio a favore della questione decadenze. 

 

Il conto lo pagano i lavoratori

La mancata approvazione del PEF e della Tari 2026, hanno causato una rimodulazione dei servizi sui rifiuti affidati a Formula Ambiente da parte del Comune e del corrispettivo dell'appalto. Sul tavolo ci sono spazzamento, raccolta degli ingombranti, organico e altri servizi.  All'ammanco di 250 Mila euro e alla conseguente riduzione dei servizi si collega il rischio di esubero per 15 lavoratori. Formula Ambiente ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per gli ultimi tre mesi del 2026.

Fp Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Sgl e Confial hanno scritto al presidente del Consiglio comunale chiedendo di approvare rapidamente il PEF: la copertura finanziaria di prospettiva per il 2027, consentirebbe un raffreddamento della vertenza ed una via d'uscita per i tre mesi restanti del 2026.

È questo il possibile spazio per evitare, almeno nell'immediato, i licenziamenti.

 

Lo scontro tra Palazzo d'Alì e Palazzo Cavarretta

Il sindaco Tranchida ha accusato l'opposizione di aver contribuito a bloccare il PEF con vari espedienti, invece l'ex minoranza d'aula sostiene di non aver potuto discutere il punto per l'assenza della vice segretaria generale o del vicario. Tuttavia, sembra che la segretaria abbia comunicato all'ufficio di presidenza la propria disponibilità solo in orario diurni per questioni familiari, mentre gli ultimi consigli sono stati sempre convocati alle 20. 

 

La Giunta parla dunque di paralisi istituzionale e sostiene che senza il Piano sia più difficile garantire la copertura dei maggiori costi del servizio, aumentati per effetto dell'inflazione, dei trasporti e del conferimento dei rifiuti.

Il presidente Mazzeo respinge le accuse e rivendica il ruolo dell'Aula. La sua posizione è che l'aggiornamento dei lavori sia stato deciso collegialmente dalla conferenza dei capigruppo e che prima del voto debba essere chiarito il rapporto tra PEF, coperture finanziarie e vertenza Formula Ambiente.

 

Il verbale e quel prelievo non fatto

Emblematica la seduta del 29 settembre.

Mazzeo apre leggendo in Aula il verbale della conferenza dei capigruppo di lunedì. Una scelta irrituale, utile a chiarire che l'aggiornamento dei lavori era stato deciso con il coinvolgimento della maggioranza, sebbene dal verbale emerga come proprio i consiglieri di maggioranza avessero chiesto più volte di affrontare il PEF.

 

Nel verbale c'è anche un altro elemento: il presidente si era impegnato a proporre personalmente, nella seduta successiva, il prelievo del PEF. In Aula, invece, la decisione viene rimessa ai consiglieri e la proposta non passa: 11 voti favorevoli e 12 astensioni.

Il PEF resta quindi al suo posto nell'ordine dei lavori. 

 

Formula Ambiente aspetta

Nel frattempo, nella piccionaia, ci sono i lavoratori.

Sono loro a seguire una seduta dopo l'altra, aspettando che il Consiglio affronti il Piano dal quale dipende anche una parte della soluzione della loro vertenza e del loro futuro familiare.

Il sindaco ha parlato apertamente del rischio che Trapani possa essere «seppellita dai rifiuti» qualora la vertenza producesse una riduzione significativa del personale e dei servizi.

L'opposizione ha chiesto alla Giunta di ridurre le proprie indennità e inserirle nel Pef.

Ma la copertura integrale dei costi del servizio di raccolta può avvenire esclusivamente tramite la TARI (L. 147/2013, art. 1 c. 654) . Il Comune non può sostituire una parte della TARI con altre risorse di bilancio per pagare il gestore.

 La notte di Palazzo Cavarretta

Il 30 settembre la situazione precipita.

Anche la nuova seduta del Consiglio si chiude dopo una decina di minuti senza arrivare al voto sul PEF. 

 

A quel punto sindaco, Giunta e consiglieri di maggioranza occupano Palazzo Cavarretta. 

La scelta viene presentata come una forma di protesta contro il mancato esame del Piano.

Tranchida annuncia che resteranno nel Palazzo fino alla convocazione di un Consiglio dedicato al PEF. I lavoratori, esausti ed arrabbiati, hanno raggiunto il sindaco per confrontarsi con lui. 

 

La scena fotografa uno scontro istituzionale ormai gravissimo: il presidente rivendica le proprie prerogative, la Giunta denuncia la paralisi, la maggioranza occupa simbolicamente la sede istituzionale e l'opposizione attacca la maggioranza senza esclusione di colpi.

Ma in mezzo ci sono i lavoratori.

 

La carta dei gettoni

Giuseppe Guaiana ha rilanciato con un documento sulla rinuncia ai gettoni di presenza.

L'idea è collegare la rinuncia alle indennità alla discussione del PEF, trasformandola in un atto di indirizzo. Ma c'è una condizione precisa: l'atto dovrebbe essere approvato all'unanimità.

Al momento risultano le firme di Enzo Guaiana, Marzia Patti, Monica Desideri, Santo Vassallo, Giovanni Parisi, Angela Grignano e Totò Braschi.

 

La polemica sull'aumento

La questione dei gettoni apre però un altro fronte.

I consiglieri di opposizione hanno portato all'attenzione pubblica la delibera 191/2025 che conteneva l'aumento delle indennità, sostenendo che i soldi necessari siano stati tolti dalla voce dei Rifiuti. Ma questa delibera, che conteneva anche l'aumento del gettone di presenza, é stata votata all'unanimitá, quindi anche da loro. A questa replica di Tranchida, l'opposizione spiega dunque che un voto contrario avrebbe comportato la bocciatura anche di altre voci comprese nello stesso provvedimento.

Ma, ammesso questo ragionamento, ogni consigliere avrebbe potuto successivamente rinunciare individualmente all'aumento del proprio gettone, mantenendo la precedente tariffazione.

È quello che ha fatto Giuseppe Guaiana negli anni, rinunciando all'aumento e mantenendo il vecchio importo.

 

Dagli atti e dalle posizioni richiamate nella polemica emerge invece che nessun altro consigliere comunale ha rinunciato all'aumento del proprio gettone.

 

Il prossimo Consiglio

Ora si apre un nuovo passaggio procedurale.

È stata presentata dai consiglieri di maggioanza  una richiesta di Consiglio comunale straordinario e urgente dedicato al PEF e alla TARI 2026, proprio alla luce della vertenza Formula Ambiente.

 

Pare, però, che Mazzeo - comparso ieri mattina in un'aula occupata dai colleghi tranchidiani - sia orientato a convocare una nuova conferenza dei capigruppo lunedì, per definire la prossima seduta del Consiglio. Si apre così un altro possibile terreno di confronto: da una parte la richiesta di una convocazione straordinaria e urgente, dall'altra il percorso della conferenza dei capigruppo.

Ancora una volta, prima del merito del PEF, prima dei lavoratori e prima delle persone,arriva la questione procedurale e la questione personale che ha superato di molto quella politica.

 

La domanda che resta

La vicenda del PEF è diventata il contenitore di tutte le tensioni del Consiglio comunale: decadenze, ruolo del segretario, scontro tra Mazzeo e Tranchida, Tari, gettoni e indennità.

 

Ma il dato concreto resta uno.

Il PEF non è stato ancora votato.

E nel frattempo il tempo della politica e quello dei lavoratori viaggiano a velocità diverse.

Per il Consiglio ci sono sedute, ordini del giorno e possibilità di rinvio.

Per i 15 lavoratori di Formula Ambiente, invece, la procedura di licenziamento è una scadenza concreta.

Sono loro che hanno assistito alle ultime sedute dalla piccionaia. Sono loro che hanno lasciato l'Aula in silenzio dopo l'ennesimo mancato voto. Sono loro che si sono rivolti a muso duro a Mazzeo e sempre loro che hanno cercato sostegno nel sindaco. 

Ma il PEF resta lì, ed è quasi un monito che vuole marcare i rapporti di forza in consiglio comunale.