L’auto elettrica tra ideologia e realtà: il difficile...
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l’ennesimo di questa Sicilia martoriata dal disservizio, che vede protagonista l’ospedale Paolo Borsellino di contrada Cardilla, dove il 9 ottobre, sabato scorso, è morta una donna di 40 anni che non ha ricevuto la necessaria assistenza. Sempre in ospedale, circa due mesi e mezzo fa, era morta un’altra donna in seguito a un intervento chirurgico che aveva lasciato i familiari con mille dubbi, costretti pertanto a rivolgersi alle forze dell’ordine per ottenere chiarezza e giustizia. Il 9 ottobre, dunque, è deceduta al Paolo Borsellino la quarantenne Anna Chirco, residente in contrada Terrenove-Bambina, sposata e madre di due gemelle di 11 anni. La donna è morta per arresto cardiaco, in seguito ad un malore che l’ha colta intorno alle sei del mattino mentre la stessa si trovava al quarto piano dell’ospedale per accudire l’anziano padre ricoverato. Un malore che le ha provocato uno svenimento e che dal medico di turno al pronto soccorso, secondo quanto riferito dai familiari affranti, è stato diagnosticato come sintomo da stress evidente e pertanto curato con una flebo. Alle 10, dopo circa 4 ore, la donna è morta per arresto cardiaco, così come attestato dal referto, e adesso i familiari inconsolabili si chiedono perché sia avvenuto tutto questo. Perché non si è provveduto a sottoporre la loro congiunta ad una TAC, visto il forte mal di testa che la donna avvertiva e il bruciore al petto, e perché è stata curata semplicemente con una flebo. Sull’episodio hanno aperto un’indagine i Carabinieri della stazione di Ciavolo, in attesa, come la famiglia, dell’autopsia sulla salma di Anna Chirco, dal cui esito si potrà risalire all’effettiva causa del decesso, e all’iter del malore che l’ha stroncata in sole 4 ore. Dolore e rabbia tra i familiari, del tutto impotenti di fronte a questa tragedia, analizzata con maggiore lucidità soltanto dal cognato della vittima, impiegato presso la Forestale di Marettimo, e che ha raccontato lo svolgimento della tragica giornata. Il 25 luglio scorso, invece, a denunciare il caso alle forze dell’ordine - e all’opinione pubblica dopo qualche giorno - era stato Giovanni Sanguedolce, figlio di Vincenza Sorrentino, di 78 anni, deceduta in seguito alle complicazioni subentrate ad un intervento chirurgico per la rimozione di calcoli alla colecisti. “Un intervento di routine – ha detto il figlio della donna – che ha visto mia madre uscire dall’ospedale in un bara”.
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