Che senso ha 'sbattezzarsi'?
Sempre su questo tema, qualche mese fa, proprio su Riforma ho letto la cronaca di un battesimo di un adulto in una chiesa evangelica (credo battista) in cui si accennava alle difficoltà incontrate in precedenza da questo fratello che aveva intrapreso una procedura di sbattezzo. Confesso di essere stata particolarmente sorpresa di questa richiesta da parte di un credente evangelico: una cosa infatti è lo sbattezzo chiesto da un ateo, un’altra cosa è lo sbattezzo chiesto da un cristiano. Il problema che qui, mi sembra, si pone è quello del riconoscimento del battesimo impartito da altre chiese. A questo proposito vorrei chiedere: quali chiese cristiane riconoscono il battesimo impartito dalle altre? Questo riconoscimento, se c’è, è recente o tradizionale? Le chiese della Riforma (tranne quelle battiste) riconoscono il battesimo cattolico (o ortodosso)? E se un evangelico diventa cattolico (o ortodosso) viene ribattezzato? Roberta Colonna Romano – Mestre
Questa lettera parte da un problema, quello del cosiddetto «sbattezzo», che in fondo, come vedremo, non è un problema, ma solo un modo di dire, e giunge, nella seconda parte, a sollevare quello che invece è un vero problema: il riconoscimento del battesimo celebrato in chiese diverse dalla propria.
Perché lo «sbattezzo» non è un problema? Per il semplice motivo che, come la nostra lettrice giustamente osserva, «sbattezzarsi» è materialmente impossibile, come lo è «svaccinarsi» (l’esempio da lei portato è calzante, anche se, ovviamente, il battesimo non ha nulla a che vedere con una vaccinazione!), così come è impossibile cancellare una promozione o una bocciatura a scuola, o un matrimonio contratto (anche se poi è naufragato), e così via. Nulla di quello che è accaduto nella nostra vita può essere cancellato: può eventualmente essere corretto e migliorato, oppure rimpianto, o deplorato, o detestato, o rimosso, ma non può essere cancellato. Al massimo può essere dimenticato, cioè cancellato dalla nostra memoria, ma non dalla realtà dei fatti. Quindi «sbattezzarsi» non si può. «Sbattezzarsi» è solo un modo di dire. Per dire che cosa? Per dire che si vuole rompere ogni legame con la Chiesa e in particolare, nel nostro paese, con la Chiesa cattolica. Siccome secondo la teologia cattolica si appartiene alla Chiesa mediante il battesimo, «sbattezzarsi» equivale a uscire dalla chiesa e non volere aver più niente a che fare con lui. Quindi «mi sbattezzo» significa: «Non riconosco il battesimo che mi è stato imposto a mia insaputa e senza il mio consenso; perciò nego a quell’atto qualunque valore, lo dichiaro nullo, per me è come se non fosse avvenuto, mi spoglio del mio vestito di battezzato e lo restituisco, alla quale non voglio in alcun modo appartenere». Ma mentre è possibile farsi cancellare dai registri di una Chiesa, non è possibile cancellare il proprio battesimo, neppure strappando (almeno idealmente) la pagina su cui il battesimo è stato registrato. Ma lasciamo lo «sbattezzo», che è – sia chiaro – una scelta assolutamente legittima (anche se formulata male), ma che non è un problema, e veniamo al battesimo, che invece è uno dei maggiori problemi teologici ed ecumenici non solo del nostro tempo, ma di tutta (o quasi) la storia della Chiesa. È tutto un problema irrisolto, tanto da costituire uno dei principali motivi di divisione tra i cristiani. Non c’è infatti accordo tra loro né sul significato del battesimo, né sull’età per riceverlo, né sulle forme per celebrarlo. Si sente spesso dire in ambienti ecumenici: «Siamo tutti, come cristiani, uniti nel battesimo». È una mezza verità: la verità intera è che il battesimo ci unisce e ci divide al tempo stesso. Ci unisce perché tutte le Chiese battezzano e i cristiani si possono dire «uniti nel battesimo» nel senso che sono tutti battezzati. Ma il battesimo ci divide sia perché, come ho appena detto, nelle diverse Chiese le forme e le interpretazioni del battesimo sono diverse e, in qualche caso, difficilmente conciliabili, sia perché non tutte le chiese riconoscono come valido il battesimo celebrato in chiese diverse dalla propria, mentre ce ne sono altre che riconoscono una sola forma di battesimo, indipendentemente dalla chiesa che lo celebra. Quindi il battesimo ci unisce e ci divide: è uno dei tanti paradossi che accompagnano la nostra esistenza come Chiese divise.Neppure ci può molto consolare il fatto che il problema non è nuovo, è antico. Si pose già nella Chiesa dei primi secoli, in due modalità e in due contesti diversi. Nel contesto della «grande Chiesa» (quella maggioritaria, vittoriosa sull’arianesimo, sul donatismo e su altre tendenze giudicate eterodosse) si discuteva se il battesimo amministrato in una comunità giudicata eretica, ma pur sempre cristiana, dovesse essere ripetuto quando l’«eretico» entrava nella «grande Chiesa», oppure dovesse essere considerato valido, e quindi non ripetuto. Nel contesto invece della Chiesa donatista si negava che fosse valido il battesimo amministrato da un sacerdote della «grande Chiesa», giudicato però indegno (perché durante la persecuzione aveva dissimulato o rinnegato, almeno esteriormente, la fede), e quindi chi, battezzato da quel sacerdote nella «grande Chiesa», passava alla Chiesa donatista veniva ribattezzato.
Il problema, insomma, esiste ed è abbastanza serio. È chiaro che le Chiese che praticano solo il battesimo dei credenti e riconoscono solo quello come unica forma valida di battesimo cristiano, hanno una teologia del battesimo diversa da quella delle Chiese che praticano anche il battesimo dei bambini. La diversità è tale da rendere finora impossibile un accordo. La situazione pareva bloccata quando, nel 2002, un teologo battista inglese, Paul S. Fiddes, ha pubblicato un saggio in cui il battesimo viene visto non tanto con evento in sé concluso, ma come processo che in realtà dura tutta la vita ed è messo in moto dal «Sì» divino della grazia (battesimo dei bambini), ricevuto e confessato dal «Sì» umano della fede (battesimo dei credenti). Entrambi hanno il loro senso e possono coesistere nella comunità cristiana, interpellandosi a vicenda. La proposta di Fiddes può, mi sembra, sbloccare la situazione e aiutarci a superare una divisione secolare che riguarda proprio il fondamento della vita cristiana.
Tratto dalla rubrica Dialoghi con Paolo Ricca del settimanale Riforma del 28 gennaio 2011
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