Eolo mafia, condanne confermate in appello. Cade l'aggravante mafiosa per Martino
La novità pià importante, rispetto a quanto stabilito in primo grado è che cade per l'ex assessore e consigliere comunale di Forza Italia, Vito Martino, l'aggravante mafiosa. Martino è stato condannato a due anni per corruzioni, poichè si fece pagare (con una Mercedes nuova fiammante) per agevolare il progetto dell'imprenditore Luigi Franzinelli per la costruzione di un parco eolico a Mazara. Per i giudici, però, Martino non era al corrente dei progetti della famiglia mafiosa di Mazara sullo stesso impianto. Franzinelli è stato condannato ad 1 anno e 2 mesi, il suo socio Antonio Aquaro, ad 1 anno, 5 mesi, 24 giorni. I giudici di secondo grado hanno confermato la condanna a 8 anni e 4 mesi per Giovan Battista Agate, fratello del "padrino" di Mazara, "don" Mariano Agate. Lui ha pilotato l'affare degli impianti eolici una volta che Cosa nostra ha deciso di entrare in gioco quando un giorno il mafioso Matteo Tamburello (parente di Vito Martino) si accorse della possibilità di fare affari grazie all'energia eolica, e alla lunga trafila di pratiche per l'instalaazione delle pale. Non solo, per la mafia, le pale eoliche erano convenienti anche dal punto di vista del calcestruzzo da utilizzare, e non è un caso che le riunioni per decidere tutto, anche le imprese che avrebbero dovuto lavorarci si tenevano all'interno dell'azienda Calcestruzzi Mazara dei fratelli Agate.
Sono stati condannati anche l'ex capo dell' ufficio tecnico del Comune di Mazara del Vallo, 'architetto Pino Sucameli, 7 anni e 1 mese, e Nino Cuttone, 6 anni e 7 mesi.
L'imprenditore salemitano Melchiorre Saladino ha patteggiato in sede di udienza preliminare.
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