A commettere questa «imprudenza», nel 2006, è stato Giuseppe Barraco, 73 anni, presunto mafioso, fratello di altri due esponenti della «vecchia guardia» malavitosa locale, Michele e Gaspare Barraco (il secondo è morto alcuni anni fa), nonché stretto parente del boss Natale Bonafede e del padre Antonino.
A raccontarlo, ieri, in Tribunale, è stato il maresciallo dei carabinieri Biagio Catalano, comandante della stazione di Salaparuta, ma dal 2004 allo scorso anno al Norm di Castelvetrano, ascoltato come teste nel processo a tre delle persone coinvolte, il 16 febbraio 2010, nell'operazione antimafia «Nerone». Alla sbarra, oltre al Barraco, ci sono anche il mazarese Giovan Battista Agate, 68 anni, fratello del più noto Mariano Agate, e Vincenzo Salvatore Onorio, di 56, di Gibellina.
A sostenere l'accusa è il pm della Dda Pierangelo Padova. Rispondendo alle domande del magistrato, il maresciallo Catalano ha prima spiegato la genesi dell'indagine e poi il lavoro svolto. A casa di Funari, all'epoca agli arresti domiciliari, furono poste le microspie. E fu così possibile ascoltare i dialoghi tra il padrone di casa e Barraco. «Fu lo stesso Barraco - ha dichiarato Catalano - a dire, parlando con Funari, chi era e di era parente. Poi, fece i nomi di una sequela di mafiosi marsalesi. E cioè i fratelli Rallo, Nino e Natale Bonafede, Vincenzo Zerilli, Michele Piccione, l'ex vigile urbano Mario Concetto, detto u' mattuni». L'anziano presunto mafiosò parlò, inoltre, anche di Ciccio Craparotta e dei fratelli D'Amico, uccisi nella guerra di mafia del 1992, e di altri mafiosi della provincia. Raccontando a Funari anche delle somme estorte ai titolari di una nota sala ricevimenti marsalese (Paradise Dallas) e della pretesa che avrebbero avuto i fratelli Rallo di incassare il denaro nelle «proprie mani». Il gup di Palermo Lorenzo Jannelli, però, ha assolto i Rallo dall'accusa di estorsione. Barraco, infine, nell'abitazione del boss di Gibellina, parlò anche del progetto di fuga in Venezuela dei latitanti, poi arrestati, Natale Bonafede e Andrea Mangiaracina. A difendere i tre imputati sono gli avvocati Tranchida (per Barraco), Moceri (per Agate), Montalbano e Caracci (per Onorio).
Antonio Pizzo - La Sicilia